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Discussione: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

  1. #111
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    ...
    Daniela
    dabi
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  2. #112
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    l ultima giuro!!
    Daniela
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  3. #113
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    Re: R: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    Bellissime Dabi grazie ora per seguire Deliziosa va tenuto conto del fuso orario

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  4. #114
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    dopo 5 giorni di navigazione domani mattina allel 8 terraaaa....
    Daniela
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  5. #115
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    ...
    Daniela
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  6. #116
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    S.LUCIA - (Piccole Antille - Mar dei Caraibi).
    - Verrebbe voglia di gridare "terra,terra", ma sicuramente rischierei il ridicolo. Ma non si può nascondere che l'istinto di farlo ci sarebbe. Basta frenarlo.
    Veramente in qualche altra circostanza ho già provato tanto esaltante trasporto. Per esempio la volta, anzi le due volte che partendo dalla Liguria sono andato in Sardegna,
    passando dalla Corsica con una barchetta da far ridere e prendendomi alcuni seri rischi.
    Però in quegli episodi di cui si è già scolorata la memoria, un qualche merito lo avevo davvero. Per esempio avevo tracciato e calcolato la rotta io stesso; avevo guidato la barca; avevo affrontato anche mare molto duro, diciamo pure da rischiare la pelle. Ma tutto ciò appartiene ormai al regno dei ricordi. L'attualità, cioè l'arrivo S.Lucia è tutta un'altra cosa.
    Costa Deliziosa che si è comportata benissimo nel corso della traversata atlantica, entra
    in contatto visivo con l'isola caraibica alle 6,30 circa del mattino. Era ora! La grande
    distesa oceanica è stata superata con successo. Brava Deliziosa!
    Man mano che la costa si avvicina e prende forma definita, si comincia ad intuire e quindi ad apprezzare i contorni delle sue alture, peraltro non particolarmente svettanti.
    Arriviamo all'imboccatura della baia naturale di Castries, praticamente il Capoluogo dell'Isola di S.Lucia con una puntualità da ferrovie svizzere. Manovra perfetta con assistenza di due piccoli rimorchiatori arrugginiti ed ansimanti che peraltro non entrano in azione, limitandosi a "tenerci d'occhio". Noto che uno dei due ha un solo uomo d'equipaggio, oltre al probabile "comandante-timoniere"; entrambi naturalmente neri, come il 90 per cento degli abitanti dell'isola. Noto anche che più che preoccuparsi di assisterci in caso di necessità, il marinaio si affanna a sistemare una cassa lattine di birra. Ha tutta l'aria di uno che le farà fuori tutte prima che il sole tramonti.
    Alle 8 in punto la nostra nave è saldamente all'attracco e comincia a scendere il personale
    addetto ai controlli. Noi ci prendiamo tutto il tempo per fare un generoso breackfast che ci
    fornisca l'energia necessaria prima di "conquistare" l'isola. Anche perchè, molto saggiamente, non ci siamo lasciati tentare dalla "opportunità" di prenotare una delle due escursioni intorno all'isola.
    Scesi a terra, scopriamo una realtà un po' diversa da quella che appariva dal bordo. La
    cittadina di Castries, il Capoluogo politico-economico di questa Isola-stato di Km 40x14, nota nel mondo per essere rimasta uno dei residuanti paradisi fiscali, si rivela in tutta la
    drammaticità delle sue contraddizioni sociali:
    Popolazione di pelle nerissima; altro che creola! I creoli, almeno come li immaginiamo noi
    europei, sono di pelle di un olivastro intenso, ma qui la gente è nera come il carbone, come in Nigeria. Le caratteristiche fisiche variano moltissimo, segno evidente di una mescolanza di razze che nel tempo ha prodotto un cocktail di non bellissimo effetto. Gli
    uomini, abbastanza alti, spesso portatori di pizzetti e barbe da "pirati", non gradevolissimi alla vista. Le donne, anch'esse piuttosto alte, presentano a tutte le eta', accentuandoli, i
    difetti estetici tipici della razza camusa. Salvo il naso, non schiacciato, anzi abbastanza
    "europeo", hanno cosce e culi enormi anche quando sono altissime. Il cosiddetto corpo
    a "fiasco". Labbra e tette enormi da far morire d'invidia le dinne di Fellini.
    Caratteristiche comuni a tutti: la spavalderia, l'arroganza, l'aggressività e la totale assenza
    di voglia di lavorare.
    La stazione marittima che ci accoglie, in perfetto stile coloniale fine 800, quasi completamente in legno, è ancora gradevolmente addobbata con decori natalizi, con festoni verdi e piccoli alberelli illuminati, appiccicati alle colonne in ghisa che sostengono i soppalchi, onnipresenti. Colore dominante: il bianco-sporco. Nel senso proprio di sporco.
    Il contrasto dell'economia locale emerge subito in tutta evidenza. A fianco di lussuosi negozi di oreficeria, orologeria, bijotteria ed accessori in pelle che vantano le più
    prestigiose "griffes" internazionali, italiane in testa, confinano con piccolissimi miserevoli buchi di pochi metri quadrati nei quali viene esposta, anzi stipata, ogni tipo di merce, compresa quella "umana" che qui pare abbondi, come peraltro dappertutto.
    L'impatto con la città è desolante: è pur vero, è domenica, ma con tre navi cariche di
    turisti in porto ci sarebbe da aspettarsi un'accoglienza diversa. Salvo i già raccontati
    esercizi commerciali della cosiddetta stazione marittima, già descritti, tutti, ma proprio
    tutti gli altri negozi della zona portuale sono rigorosamente chiusi, con tanto di cartello che espone l'orario d'apertura. Da fotografare!
    Anche l'urbanistica è desolante. Le costruzioni del "water-front", molte delle quali risalgono
    all'epoca coloniale e immediato pos-coloniale, mai restaurate, sono in evidente stato di penosa decadenza.
    L'unica costruzione moderna, ben strutturata in questo quartiere, è la "Banca nationale di S.Lucia" che ricordiamolo, essendo un'isola-stato, ha una propria (si fa per dire) autonomia economico-fscale e, non a caso, è considerato uno dei paradisi-fiscali
    caraibici di cui tanto si parla in Italia in questi tempi di riscoperto rigore fiscale. Al riguardo
    non è del tutto fuori luogo ricordare che proprio qui ha trovato facile strumento nel gioco delle tre carte l'episodio a dir poco nauseante del cognato (anzi quasi cognato) di Fini, uno dei più grandi moralizzatori d'Italia.
    Tornando al degrado, non si può non rimarcare che anche il pur bello e luccicante palazzo
    della Banca Nationale, inserito in un contesto di tanto degrado, non può far altro che amplificare lo stridente contrasto fra il celebrato, ma inesistente o almeno invisibile lusso e la vera povertà che regna in quest'isola.
    Dovunque povera gente raggruppata in capannelli di persone nullafacenti che assaltano i
    passeggeri-turisti con miriadi di offerte stramapalate, dal servizio taxi alle proposte di ristoranti, pizzerie, collanine artigianali, oggetti vari e, perchè no, anche di sesso.
    Per ogni dove, sui gradini, nelle aiuole, persino nel porticato della Banca Nationale, figure
    distese di relitti umani dormienti, intenti a smaltire i fumi dell'ultima sbornia o dell'ultima dose. Al nostro ritorno li ritroveremo intenti a consumare avidamente sulla strada ogni genere di schifezza alimentare, forse avanzi dei ristoranti e dei Pub, contenuti in ciotole d'alluminio di incredibile sporcizia.
    Cediamo, più sfiniti che convinti, alla proposta dell'ennesima pressante offerta di taxi. Destinazione: una località balneare molto celebrata sui dépliants che ci hanno consegnati all'uscita.
    La macchina, a parte un aspetto esternoi abbastanza normale, si rivela un vero rottame, almeno quanto a meccanica. Qui si guida a sinistra, come in Inghilterra, e dovunque questa nobile civilissima nazione abbia lasciato i propri segni di civilizzazione.
    Il nostro autista è molto indaffarato a mantenere in carreggiata questa bagnarola che presenta un pericoloso gioco nel servosterzo al punto che ad ogni curva ci troviamo di fronte ai veicoli che incrociamo. In compenso la macchina, una vecchia Toyota ormai introvabile in Europa, ha il cambio automatico che evidentemente non funziona a dovere; anzi non funziona proprio, dato che il motore è continuamente imballato, come un jet al decollo.
    Raggiungiamo finalmente la località prescelta: "Pidgeon Island", dichiarata National Park;
    una sciccheria!.
    Si paga tutto: ingresso, sdraio, ombrellone ed anche i...respiri. Pazienza. Il mare è
    sporchissimo, peraltro solo di fogliame caduto dagli alberi circostanti. Per fare il bagno in
    una spiaggia molto mal tenuta, nonostante la miriade di "addetti e addette", regolarmente seduti, occupatissimi a non fare un c...., capaci solo di schiamazzare fra loro e di tener d'occhio i turisti ingenuotti, caso mai si presentasse l'occasione di fregarli.
    Stabiliamo turni di sorveglianza., Chi fa il bagno si alterna con chi resta sulla riva a far
    guardia agli abiti ed alle borse. Un micidiale scalino a pochi metri dalla battigia ci convince
    subito che non è il caso di cincischiare per entrare in acqua; si sprofonda subito e via. Il bello sarà risalire.
    Difatti, quando ci si decide ad uscire tutti, anche i più atletici, devono uscire carponi. Le
    signore poi hanno proprio bisogno di aiuto, altrimenti rischiano di restare in acqua per sempre.
    Il rientro è di quasi normale routine, salvo il fatto che Cristopher, il taxista furbastro, facendo finta di aver capito male, viene a recuperarci un'ora esatta prima del convenuto.
    Spiegazione: semplicemente aveva portato altri turisti dopo di noi e gli spiaceva tornare
    una terza volta.
    La trattativa per resistere al suo pressing per tornare si fa accesa. Alla fine si raggiunge un compromesso: rientro anticipato di 30 minuti. E tutti contenti; soprattutto lui.
    Speriamo, prima di tornare a bordo. di rifarci con un buon pranzo a base di aragosta o astice o gamberoni, qui molto celebrati. Speranza vana, nulla da fare. Il ristoratore all'interno della squallida stazione marittima, prima dichiara di accettare le carte di
    credito, poi cambia idea e dice che la sua macchinetta (POS) è fuori uso. Vabbè,
    decido di rientrare a bordo dove mi aspetta un appetitosissimo piatto di spaghetti
    olio-aglio. Una vera leccornia. Soprattutto pulita.
    Però, prima che la nave riparta, mi permetto una nuova uscita. Il tempo c'è. voglio assicurarmi di non essermi sbagliato al primo impatto.
    Macchè, la seconda uscita si rivela ancor più negativa della prima. Sarà che nel frattempo
    questa accozzaglia di "desperados" ha avuto il tempi di rifare il pieno sia di alcool che di
    droga. Lo spettacolo è, se possibile, ancora più degradato. l'aggressività di questi fannulloni è ancora aumentata. Mi aggiro con circospezione nelle strade intorno all'angiporto. Negozi con vetrine sconsolatamente vuote o con merce degna dei supermercati russo-jugoslavi ante caduta del muro. Prevalgono i casalinghi di almeno
    dieci anni fa. Scoloriti ed impolverati; probabilmente sono in quelle vetrine da molti mesi;
    forse da anni. Spettacolo desolante.
    Mentre mi accingo, convinto questa volta di non essermi sbagliato, assisto ad un "arresto in diretta" o quasi. Arriva di volata una camionetta della Polizia. Frena di colpo davanti
    alla stazione marittima dove si è formato un assembramento di neri schiamazzanti. Nel
    cassone della camionetta c'è un nero, magrissimo, con un pizzetto mefistofelico e con
    lo sguardo assente. Probabilmente drogato. Scendono due poliziotti, uomo e donna.
    Il maschio è atletico e vigoroso; faccia truce e molto compreso della sua parte di tutore
    della legge. Lei, la poliziotta, culo e tette spropositate da fare invidia alla tabaccaia di
    "Amarcord", ricorda le battone di via Prè a Genova, solo che ha la divisa kaky come si usa da queste parti. Mi avvicino incuriosito, ma a debita distanza. Scatto qualche istantanea senza dare nell'occhio. Il gruppetto dei nullafacenti si accalca attorno alla camionetta. Anziché solidarizzare con l'arrestato come mi sarei aspettato, cominciano a dileggiarlo.
    Un po' come dire: "pirla, ti sei fatto beccare". Forse è proprio quello che gli dicono nella
    loro lingua-dialetto, del tutto incomprensibile; chissà?
    La camionetta sosta a lungo. Probabilmente sta svolgendo un'azione dimostrativa e di
    deterrente agli altri neri schiamazzanti che peraltro non sembrano darsene pena. Uno
    spettacolo pietoso e degradante al tempo stesso. Ne ho abbastanza; decido di risalire
    sulla nave ormai prossima alla partenza, nauseato da tanto degrado umano e sociale.
    Lascio S.Lucia senza alcun rimpianto. Per quanto mi riguarda la cancellerei dalle mappe
    turistiche. Dopo cinque giorni di traversata atlantica mi aspettavo qualcosa di meglio.
    Se tutti i territori Caraibici che dovremo visitare sono di questo livello, forse meglio evitarli,
    lasciando la loro frequentazione ai nostri connazionali di stomaco migliore. Per esempio
    a xxxxxxx xxx ed al suo parentado, recentemente acquisito. Loro si' che potrebbero
    valorizzarli: Anzi forse lo stanno già facendo.
    Domani ci aspetta Grenada, dopo 123 miglia di navigazione. Chiudo la giornata con l'auspicio che sia un po' meglio di S.Lucia.


    Xxxx sono Ti ho messi le x sul nome di un politico che preferirei non venisse nominato ne' lui ne' altri natualmente
    Daniela
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  7. #117
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    ...
    Daniela
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  8. #118
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    Che mare!!!! Stupendo, come vorrei essere lì al caldo.... ufffff

    Matteo
    London, the sea, the ships and the cruises are my life!

  9. #119
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    oggi st georges
    Granada

    GRENADA St. Georges (Piccole Antille - Mar dei Caraibi).
    - Dopo 123 miglia di navigazione notturna, Costa Deliziosa attracca felicemente a Grenada, come sempre in perfetto orario.
    Mentre assistevo dal nostro balcone, ad estrema poppa nave, alle manovre di attracco di Costa Deliziosa nel porto di Grenada, in attesa del via libera per lo sbarco, dentro me formulavo l'auspicio che non si ripetesse la negativa esperienza di S.Lucia. Sono stato ascoltato: Grenada è veramente tutta un'altra cosa. Deo gratias!
    Una doverosa precisazione: mentre ci avvicinavamo al nostro approdo, si è presentato subito dietro noi un imponente scafo bianco. A tutta prima l'ho scambiato per Costa Mediterranea che avevamo lasciato in rada a S.Lucia. Mi sbagliavo; si trattava in effetti di "Serenade of the Seas" della Royal Caribbean. Nave imponente si' ed anche molto ben strutturata, ma un po' più vecchiotta di Deliziosa. In ogni caso assai gradevole alla vista.
    Attracca al nostro stesso pontile, dall'altro lato, naturalmente. E' uno spettacolo imponente
    che ci mancava dalla nostra partenza da Savona. I due enormi scafi affiancati riempiono
    la scena del porto e della bellissima rada di cui Grenada può certamente andare fiera.
    Sbarcati in banchina ci rendiamo subito conto delle differenze sostanziali di questa città
    rispetto al disastro degradato di S.Lucia.
    Ci accoglie, già all'interno dell'ambito portuale, una travolgente band di "marimbe"; strani
    strumenti a percussione, originariamente ricavati da barili di carburante tagliati in varie altezze in modo da emettere note diverse. Suona deliziosi e travolgenti ritmi caraibici che
    invogliano tutti ad accennare almeno qualche passo di danza. Una delizia di suoni e colori che lascia bene sperare.
    All'interno della stazione marittima, moderna e ordinatissima, troviamo un apparato di sicurezza veramente efficace; ottimo auspicio per una realtà sociale diversa da quella già
    descritta a S.Lucia. Infatti verifichiamo che è proprio così. Naturalmente anche a Grenada
    vi è l'assalto al turista per offrirgli servizi diversi: taxi, ristoranti, birrerie. Ma tutto si svolge
    in un clima quanto meno più ordinato.
    Decidiamo di prendere, al posto del solito taxi, l'offerta di un "water taxi", insomma una
    barca-taxi che ci trasborderà sulla spiaggia di Grand Ansa. Un piccolo angolo di paradiso
    caraibico con spiaggia attrezzata di tutto punto: lettini, ombrelloni, divertimenti acquatici di
    ogni tipo e per ogni borsa. Tutto regolarmente a pagamento, ma vuoi mettere rispetto alla
    vicina isola appena lasciata? Dappertutto palme da cocco, mangrovie giganti in riva al mare; chioschi variopinti e tettoie di foglie di palma in perfetto stile coloniale ed in ottimo
    stato di manutenzione. Spiaggia bianchissima con palme fino alla battigia. Mare incredibilmente pulito e trasparente; lance a motore con poltrone gonfiabili da trascinare
    sulle onde a velocità elevata per la gioia e l'emozione dei turisti. Questa è la spiaggia tropicale che ho sempre immaginato e che ora finalmente vedo dal vivo. Altro che la
    celebrata S.Lucia.
    La baia è molto aperta, ma ben protetta dai venti e dal moto oceanico da due capi che la
    incorniciano in un quadro d'assieme di grande gradevolezza. Trascorriamo in quell'angolo
    di paradiso tutta la mattinata fra un bagno e l'altro, stando bene attenti a non scottarci
    perchè qui il sole, fra le 11 del mattino e le 16 del pomeriggio picchia davvero.
    I Caraibi, dopo la cocente delusione di S.Lucia, si stanno riscattando ai nostri occhi ed al
    nostro giudizio. Grenada St. Gerorges sembra davvero tutto un altro mondo. Ed è ancor più vero, dopo la nostra personale verifica. Meglio così; abbiamo corso il rischio di formulare un giudizio negativo su tutta questa meritatamente celebrata regione. Giudizio che invece si è ora circoscritto al primo impatto negativo: S.Lucia, appunto, che comunque ha molte, moltissime attenuanti: Questa sfortunata isola, nella sua travagliata storia, in poco meno di 200 anni ha cambiato "padrone", cioè sfruttatore, per ben 14 volte. Infatti Inglesi e Francesi, nella loro pluricentenaria storia di guerre e lotte per il dominio coloniale, non hanno mai fatto sconti alle popolazioni delle loro colonie. Con un
    piccolo, quasi insignificante vantaggio a favore dei Francesi che almeno, dove hanno dominato, hanno introdotto una cultura civile ed amministrativa, esportando quella ben collaudata vigente nel loro territorio metropolitano. Gli Inglesi no; non l'anno mai fatto in nessuno dei territori sfortunatamente caduti sotto il loro dominio, badando bene a trarre solo vantaggi per la corona inglese che, diciamolo francamente, si identifica con i bassi, bassissimi interessi dei loro commerci in nome di una supremazia che ben poco ha a vedere con i diritti umani e con la "Civiltà", quella con la "C" maiuscola.
    Quasi dimenticavo la straordinaria esperienza dell'escursione mattutina con il sommergibile....................., indimenticabile.
    Questo moderno mezzo di divertimento, peraltro già presente anche in Mediterraneo, permette anche al più timoroso dei turisti l'esplorazione dei fondali marini fino ad un massimo di 35/40 metri. Per me, ma penso anche per molti altri basta e avanza.
    I passeggeri neo-sommergibilisti, una volta saliti vengono allineati in senso longitudinale
    allo scafo, abbastanza angusto, in modo che possano godere ciascuno del proprio "oblò"
    di osservazione. Poi comincia l'emozionante discesa. I colori, abbastanza vividi in superficie, si attenuano man mano che lo scafo scende, fino a diventare quasi bianco-nero
    con una nota dominante di verdastro. Proprio come si vede nei film. La causa di questo fenomeno è la densità dell'acqua che dapprima filtra, poi elimina quasi del tutto i colori.
    Già a 16 metri i colori scompaiono. Non la visione che, pur priva di colore, rimane nitida
    ed avvincente; una meraviglia !
    Davanti ai nostri occhi si presente un mondo incredibilmente fantastico. Del tutto identico
    a quello rappresentato in tanti film o riprese subaquee, ma dal vivo è sicuramente tutta un'altra cosa: ci siamo dentro, non dietro ad uno schermo, ci siamo dentro proprio noi.
    La gente a bordo impazzisce; fotografa e filma con accanimento tutto quello che scorre davanti agli oblò; dal masso insignificante, al pesciolino guizzante, al pesce di grossa taglia e qui sono veramente tanti, che nuota in lentezza, conscio forse della sua superiorità. Imponenti gorgonie dalle trame delicatissime; massi sui quali organismi marini
    hanno sapientemente impiantato volute paragonabili a quelle di un cervello; spugne, coralli
    molli; pesci ed ancora pesci, isolati o in piccoli banchi. Ce n'è per tutti i gusti. L'altoparlante
    di bordo gracchia in un inglese non proprio oxfordiano dei commenti che probabilmente nessuno ascolta. Davanti ad ogni oblò è stato posto un cartello plastificato che dovrebbe
    aiutare alla classificazione dei pesci, secondo specie e famiglie. Ben pochi vi prestano attenzione, troppo occupati a filmare ed a fotografare. Alcuni nella frenesia di questo safari
    subacqueo, non hanno spento i flash delle loro fotocamere che disturbano tutti gli altri. Non sanno, poverini, che si fanno del male da soli. Infatti il flash sparato davanti ad un vetro, anche non subacqueo, abbaglia l'obiettivo e lo scatto va irrimediabilmente perso.
    Abbiamo una fortuna sfacciata: davanti ai nostri oblò sfila maestosamente una "manta";
    una leggenda del mare. Chissà quanti sub nostrani hanno da sempre sognato un incontro del genere. Noi ce l' abbiamo proprio davanti agli occhi, non è di grossa taglia, ma è veramente bellissima. Si levano nel sommergibile molte imprecazioni. Sono gli sciocchi come il sottoscritto che non erano preparati allo scatto. Io ci provo lo stesso, ma temo di
    aver ripreso solo la sottilissima coda. Un'altra volta pazienza!
    Il comandante-pilota del sommergibile vuole compensarci di tanta delusione e ci porta sopra un relitto. Si tratta di un piccolo cargo che giace in questo fondale da una cinquantina d'anni. Si notano ancora, anche se ricoperta da vegetazione marina assai fitta,
    alcune strutture di coperta, l'elica, il timone e lo squarcio che ha causato il naufragio. Viene automatico pensare al Concordia. I drammi del mare, oltre alla loro naturale dimensione drammatica in termini di vite umane perdute, anche tutto un alone di mistero
    che libera la fantasia dell' immaginario. Anche per questo relitto è cosi'. Per un attimo mi
    lascio trasportare dalla fantasia, ma devo rientrare subito: o perdo tempo a fantasticare o
    scatto foto e giro filmati. Meglio quest'ultima soluzione. Cosi' almeno potrò rivederli a casa e magari fantasticare comodamente in poltrona.
    Daniela
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  10. #120
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    italo e franca
    Daniela
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