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Discussione: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

  1. #171
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    CABO S. LUCAS (Mexico).
    - Alle prime luci dell'alba entriamo nella rada di Cabo S.Lucas. Scenderemo a terra con le scialuppe. Non ci sono infatti fondali ed attracchi a terra adatti al pescaggio di Costa Deliziosa. Appuntamento puntualissimo fuori dalla rada con il Pilota, peraltro inutile dato che non attracchiamo ai moli del porticciolo turistico-peschereccio. Le "lance" (che ormai
    lance non sono più da tempo e sono state sostituite da potenti catamarani da 150 persone), vengono calate con assoluta regolarità e cominciano a fare la spola fra la nave
    e la terra.
    Terra che si presenta ai nostri occhi con una bellezza selvaggia davanti alla nave in rada.
    Una elegante sequenza, abbastanza discontinua, di rocce emergenti, frastagliatissime e prive di vegetazione, separate appena da brevi tratti di mare fa bella mostra di sè.
    La visione d'insieme è degna di una bella cartolina postale; notiamo diversi "faraglioni" emergenti dalle acque come gigantesche divinità marine a sfidare l'oceano. Fra due di questi si slancia un bellissimo ponte naturale, scavato nella roccia dalle onde oceaniche
    nel corso di millenni. Uno spettacolo imponente; proprio a poche centinaia di metri davanti alla nostra prora. La natura evidentemente supera spesso la più ardita fantasia umana.
    Intanto ci viene dato il permesso di scendere e, rispettando il turno assegnatoci, guadagnamo la costa trasbordati dalla nostra scialuppa. Tocchiamo terra e ci accoglie un clima festoso in puro stile messicano: musica popolare; accoglienza cordiale, ma molto
    più discreta di quella del versante caraibico.
    Lungo le banchine del porto turistico,sono ormeggiati bianchi ed imponenti scafi per la pesca d'altura al "marlin" un varietà di pesce spada molto pregiata.
    Gennaio a Cabo S.Lucas è bassa stagione. Molti di questi scafi appartengono a cittadini
    americani ed europei e sono al momento desolatamente in disarmo. Non tutti però; alcuni
    scafi, appartenenti evidentemente ad armatori che hanno scelto di abitare tutto l'anno in questo splendido angolo di mondo, e quelli destinati al noleggio turistico, stanno uscendo dal porto verso il mare aperto, pardon, verso l' Oceano Pacifico per la loro l'avventura di pesca.
    La possente armatura di canne, mulinelli, divergenti già pronti all'uso, fanno sembrare tutti quegli scafi più scafi militari che imbarcazioni da pesca.
    Altre piccole imbarcazioni, appartenenti ai pescatori locali che praticano la pesca minore, quella con le reti, per intenderci, si dondolano pigramente ai loro ormeggi in un pittoresco e colorito disordine che si armonizza in gradevole equilibrio in un quadro d'insieme di
    grande suggestione. Un quadro dal vivo che forse nessun pennello d'artista potrebbe
    efficacemente descrivere.
    Tento mentalmente di fare un raffronto con il porto di Puerto Vallarta, appena lasciato.
    Non è facile: entrambi mi hanno emozionato; sicuramente in modo diverso, difficile da
    descrivere; impossibile da trasmettere con efficacia.
    A confine con l'area portuale vi è un imponente e moderno complesso destinato allo
    spettacolo con i delfini. Qualcosa di simile a quello di Puerto Vallarte, appena lasciato.
    Molti croceristi che, per varie ragioni, non erano riusciti a vederlo, incuriositi dai nostri racconti si precipitano nel delfinario. Per noi sarebbe una inutile ripetizione troppo ravvicinata dell'esperienza di Puerto. Preferiamo vedere meglio questo ultimo lembo di
    terra messicana, prima di lasciarla diretti nella confinante California.
    Fuori dall''area portuale, anzi anche prima, lungo la banchina principale, comincia la consueta sfilata di negozietti e gazebi stracolmi di souvenirs che si avvicendano ad allegre trattorie dagli ampi dehors in legno, coloratissimi ed invitanti sui quali troneggiano insegne ispirate a soggetti di pesca. Il motivo dominante è ovviamente il "marlin" di cui abbiamo già parlato.
    Questi esercizi, dediti alla ristorazione, si stanno evolvendo anche per l' offerta di servizi.


    Sempre più frequentemente espongono, accanto ai loro invitanti menù, variopinti cartelli che più o meno recitano così' : "portateci il pesce che avete catturato, noi ve lo cuciniamo come volete voi".
    A tutta prima sembra una stravaganza, ma non lo è. Ci viene spiegato che sempre più spesso i pescasportivi statunitensi ed europei che rientrano da una battuta in mare, amano consumare subito le loro prede, organizzando socializzanti pic nic estemporanei per festeggiare l'esperienza di pesca con grandi baldorie ed abbondanti libagioni.
    E' una evoluzione dei costumi cui evidentemente il "marketing" della ristorazione si è immediatamente adeguato, guadagnando nuova clientele in termini di bevande e di servizio per compensare il mancato guadagno sul pescato. Il cambio dovrebbe, a mio parere, essere largamente positivo a giudicare dalle montagne di lattine di birra che traboccano dai contenitori dei rifiuti che si allineano all'esterno.
    Molti di questi locali che poi altro non sono che dei "pub" all'aperto, cominciano a popolarsi
    fin dal mattino. Infatti, per gli "aficionados" del bere è l'ora della libagioni mattutine di birra.
    Infatti notiamo che dalla fila dei passeggeri scesi da Deliziosa, si defilano sempre più i
    tedeschi, ingoiati silenziosamente dai pub di cui abbiamo parlato. Li ritroveremo in serata
    sbronzi e schiamazzanti; evidentemente paghi della loro scelta.
    Proseguendo il percorso per uscire dall'area portuale, si nota una instabile rete metallica che separa l'area portuale dal territorio retrostante. Questo tipo di delimitazione esiste praticamente dovunque, anche in Italia. Facilita il controllo del porto e dei suoi traffici, non sempre tutti leciti, mediante i varchi sorvegliati da poliziotti e doganieri. Quindi nulla di strano; ma qui ci colpisce un aspetto umano un po' diverso: nella rete sono stata ricavati molti buchi e da questi sporgono mani scure che offrono insistentemente ogni genere di chincaglieria. Cappelli, collanine, oggetti fatti a mano, scialli, ponchos e molto altro ancora.
    I proprietari di quelle mani sono dei "desperados"; degli emarginati della vita che non possono varcare la rete, pena l'arresto, perchè privi di licenza. E qui la Polizia, onnipresente e ben armata, non va tanto per il sottile.
    La maggior parte di questi "vuccumprà" messicani è costituita da donne dagli enormi culi e piuttosto avanti in età. Ma non mancano gli uomini che stazionano dietro la rete e si distinguono anche, indipendentemente dal sesso, per avere i piedi circondati da lattine vuote di birra, segno evidente della loro propensione al bere, come nella tradizione della povertà anche nella civile Europa.
    Purtroppo sono abbastanza numerosi anche i bambini che inteneriscono il cuore al pensiero del loro desolante destino fatto di degrado e di povertà.
    Proseguiamo rattristati verso l'uscita del porto, rimandando eventuali soste per gli acquisti marginali al nostro rientro. Ora la priorità è la visita turistica.
    La cittadina si presenta molto bene sia per la gradevole urbanistica di marcato stile coloniale sia per la pulizia delle strade. Quanto all'ordine pubblico, nessun problema. I già
    ricordati poliziotti e doganieri sono dovunque; ma non basta. Quasi tutti gli esercizi commerciali, in prevalenza oreficerie dai nomi anche prestigiosi, ispirate allo stile europeo
    più elegante, ma anche i molti ristoranti di lusso, sono presidiati all'esterno da un gran numero di "vigilantes" privati in uniforme quasi uguale a quella della polizia ufficiale e si
    distinguono da quest'ultima solo per il diverso armamento.
    Siamo rassicurati. Ci viene riferito che l'alto interesse turistico della località, soprattutto per
    gli americani, ha imposto all'amministrazione locale una severa tutela della persona e del patrimonio. Gli atti di delinquenza sono rarissimi e non restano quasi mai impuniti. Il deterrente del castigo è fortissimo. Meglio dedicarsi alla vendita delle collanine.
    A forza di bighellonare senza meta nelle strade e stradine di Cabo S.Lucas, ammirando la
    elevata qualità e le finiture di lusso delle costruzioni circostanti, ci è venuto un gagliardo appetito. Decidiamo di soddisfarlo, una volta tanto con uno strappo. Ci avevano indicato un ristorante a quattro stelle: il "Lorenzello's", roba da nababbi. Decidiamo di "svenarci",
    ordinando aragosta proposta con salse locali molto gradevoli e assai poco piccanti. Una
    delizia. Ora aspettiamo la "fucilata". Che poi non arriva: dalle nostre parti un'aragosta da
    1,4 Kg. in un locale simile ci avrebbe ridotti al lastrico. Qui è l'equivalente di un buon pasto
    in un Agriturismo di lusso dalle nostre parti. La piacevole sorpresa ci rivitalizza. Qualche foto sulla terrazza panoramica dove troneggia fra altri cimeli di ispirazione marinaresca, un'aragosta in plastica di oltre due metri d'altezza. Un vero mostro, messo li' apposta per le fotografie. Poi via nuovamente, sulla banchina del porto per riguadagnare a passi lenti la nostra casa galleggiante.
    Ci attende però, ineluttabile, la sfilata tristissima delle mani tese, sporgenti dalle maglie allargate della recinzione. Si presenta come una metafora del contrasto ricchezza-povertà che qui, come altrove in tutto il mondo, ed è quasi uno strattone alle coscienze.
    Decidiamo, un po' ipocritamente, che almeno qualche piccolo acquisto lo dobbiamo fare.
    La scelta cade, quasi d'istinto su una bimbetta che sguscia furtiva attraverso un buco un
    po' più grande della rete. Ci propone un cappello di paglia di fattura abbastanza gradevole. non discutiamo neppure il prezzo richiesto. Chiama a gran voce i suoi genitori rimasti oltre la rete. In un lampo si raduna l'intera famiglia: padre, madre, fratellino e due zii che stazionavano alcuni metri più in là. Ringraziano dignitosi. Li fotografiamo in gruppo fra loro
    ed anche con noi, contro la rete che ci separa. Ci sorridono grati per l'acquisto del cappello, forse l'unico della giornata, ma penso ancor più per l'attenzione che abbiamo loro dedicato. La bimba sorride più degli altri e ci abbraccia. E' molto più che se ci avesse regalato il cappello. Con il suo sorriso, mancante di un dente, è lei che ha pagato noi.
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  2. #172
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  6. #176
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  8. #178
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    ragazzi.. San Diego!!!

    S.DIEGO (CALIFORNIA - USA).
    Dopo una navigazione senza storia, ecco all'alba come ormai consueto, la baia e poi il porto di S.Diego, la porta statunitense della California, arrivando dal Messico. Tempo
    molestamente piovoso; baia e porto imponenti, persino minacciosi alla prima impressione. Infatti, S.Diego, dopo la disfatta di Pearl Harbor del dicembre 1941, è diventata la roccaforte della flotta americana del Pacifico. Dappertutto si vede, ma soprattutto si intuisce l'importanza di questa base militare. Mi viene quasi automatico fare il confronto con le nostre basi di La Spezia e di Taranto: roba da ridere.
    Ma anche le basi francesi di Tolone e di Le Havre, nonchè quella tedesca di Kiel, da me recentemente visitata, non reggono il confronto. Qui le cose, soprattutto quelle militari, si fanno seriamente, anche dal punto di vista del ricordo del passato.
    Infatti, proprio accanto a Costa Deliziosa, a soli due moli di distanza, è ormeggiata la leggendaria portaerei "Midway", protagonista indiscussa della prima guerra del Golfo; quella del 1992 per la "liberazione" del Qwait dopo l'invasione di Saddam Hussein.
    La maestosa massa d'acciaio troneggia in tutta la sua maestosa imponenza sul paesaggio portuale. Ormai trasformata in museo e gestita da una cooperativa di "Veterans" della US Navy. E' diventata ormai, a dispetto delle altre notevoli bellezze di S.Diego, una delle principali attrattive della città.
    Non l'unica e non la più importante, per fortuna. S.Diego è ritenuta da molti la più bella città della California. Non so se sia vero perchè non ci sono mai stato prima d'ora, ma con
    il senno di poi, dopo aver visto anche le altre incluse nel nostro itinerario, potrei prudentemente azzardare che è forse la più omogenea e la più europea delle città di questo Stato, il più occidentale, il più "avventuroso" e, perchè no, anche quello più ricco
    di contrasti e contraddizioni.
    Tornando alla nostra scoperta di S.Diego, non si può sottacere il fascino del suo sviluppo
    urbanistico verticale, armonioso e imponente; mai incombente.
    Strade larghe ed ordinate; traffico ordinatissimo; waterfront affascinante, non molto trafficato data la massiccia presenza militare.
    Da riferire, molto importante, il meticoloso, quasi ossessivo controllo dell'Immigration-Autority. Solo le procedure di sbarco hanno richiesto oltre due ore. Il che ha costretto il
    Comandante di Costa Deliziosa ad anticipare l'ingresso nel porto di due ore, per non sottrarre ai passeggeri, due preziose ore di visita alla città. Lode al Comandante.
    Arrivati ai punti di controllo doganale il rituale di accoglienza USA si manifesta in tutta
    la sua crudezza, come negli aeroporti; e pure di più. Enormi funzionarie dalla pelle nera, dai culi sempre più imponenti, continuano a sbraitare nel loro inglese gutturale. Controllano passaporti e visti con scrupolo nazista. Nulla sfugge, nessuna concessione nè formale nè sostanziale; contano i peli a tutti. Pazienza, c'è da capirli. Dopo le torri gemelle
    nulla potrà mai più essere come prima in questa nazione, culla della cosiddetta democrazia occidentale.
    La pioggia continua a molestarci ad intervalli ed anche l'escursione guidata alla scoperta
    della città ne soffre parecchio. Mannaggia, ci dicono che fino a ieri il tempo è stato bellissimo. Si vede che questo "benvenuto piovoso" è stato pensato espressamente per noi. Speriamo duri poco.
    La città, anche sotto la pioggia, appare come ce l'avevano descritta. E' veramente molto
    bella, ordinata, armoniosa. Che altro dire. Viene quasi istintivo pensare: "mi piacerebbe
    viverci; almeno per qualche mese all'anno". Sicuramente più che in altre città più note. Ma
    in fondo, non è mica proibito sognare, no ?
    Il pullman della nostra escursione ci porta per un breve giro d'orientamento al centro della città. Poi, subito dopo ci conduce al Balboa Park, un concentrato di storia ed architettura coloniale spagnoleggiante. Gli edifici che vi sorgono, bassi, barocchi, gradevoli nella loro
    armonia, pur essendo di costruzione relativamente recente, evocano l'epopea della conquista della California, dapprima dai messicani che ebbero ragione degli indios nativi;
    Poi dagli Americani del Nord in frenesia di espansione con o senza guerre; con o senza
    trattati politico-commerciali. Comunque sempre vincenti.
    Un'altra tappa della nostra visita guidata è l'elegante quartiere della "Jolla", I "Parioli" di
    S.Diego. Per bello è bello, peccato però che la pioggia ci rovini la visita. I piccoli ombrelli
    di fortuna che abbiamo con noi servono a ben poco; ci stiamo bagnando come pulcini. Perdippiù la struttura urbanistica della Jolla, tutta un dislivello, non ci aiuta per niente.
    Altra botta di fortuna: molti negozi, quelli più eleganti, sono chiusi. Osservano la chiusura del lunedi' mattina. Ancora una volta pazienza. Ci lamentiamo di Savona e della sua scarsa accoglienza per le navi da crociera, ma a ben vedere, in fondo tutto il mondo è
    come Savona; persino S.Diego. Dobbiamo accontentarci dei piccoli negozi di souvenirs;
    meglio di niente.
    Il rientro a bordo di Daliziosa è quasi un sollievo; non fosse altro per asciugarci dalla abbondante pioggia caduta praticamente per tutta la mattinata. Vedremo cosa poter fare nel pomeriggio.
    Infatti, consumato a bordo il nostro pranzo, capiamo subito che il tempo non sarebbe migliorato. Allora quale migliore occasione per visitare la Midway tanto vicina a noi ?
    Il "mostro d'acciaio" che suscita il nostro interesse è placidamente ormeggiato con pesanti
    catene alle robuste bitte del porto. Tutta la sua struttura incute soggezione, anche da terra. Sul ponte di volo sono allineati numerosi aerei; ormai anch'essi "pensionati" che sembrano attendere solo l'ordine di decollo che per loro non arrivera' piu'. Danno subito l'idea della potenza bellica di questa unità che è stata ed in parte è ancora, anche se trasformata in museo, l'orgoglio ed il simbolo della Marina degli Stati Uniti.
    Salgo a bordo dopo una discreta coda per il biglietto. Ci accolgono e ci smistano in gruppi;
    il criterio dominante è quello della lingua. Ottengo un apparecchio-guida vocale con tanto di cuffie. Naturalmente quelli in lingua italiana non esistono anche se a S.Diego gli italiani sono numerosissimi. Ne prendo uno in lingua spagnola, visto che non ne esistono neppure
    in francese, lingua per me assai piu' familiare.
    La visita all'immensa nave si svolge per settori. Esiste un percorso consigliato, ma per visitarla interamente occorrerebbe almeno una settimana. Decido di procedere secondo i
    miei gusti e parto dall'immenso hangar. Vi si trovano tutta una serie di aerei d'ogni periodo. Alcuni addirittura risalgono alla prima guerra mondiale ed hanno ancora motori a
    pistoni ed eliche enormi. Altri invece sono a reazione e molto più recenti, Naturalmente non si trovano in questa rassegna gli ultimi modelli da combattimento che vengono invece
    rappresentati da pannelli e da grandi schermi a riproduzione continua.
    Per descrivere questo colosso del mare forse non basterebbe una biblioteca. tento perciò
    di sunteggiare: il magnifico ponte di volo è un capolavoro di ingegneria aeronautica e navale. La sovrastruttura a castello che lo affianca è degna di un palazzo di dieci piani.
    Visito con un po' d'affanno tutto quanto posso, tenuto conto che alle 17 il museo chiude.
    L'hangar di cui ho già accennato, è un antro mostruoso; poteva ospitare un centinaio di
    aerei da combattimento, da soccorso, elicotteri di ogni genere. La sua potenza bellica era
    all'epoca spaventosa. E lo sarebbe anche oggi se non fosse superata da nuove esigenze
    tattiche che prevedono mezzi più leggeri e maneggevoli; necessitano di minori mezzi di scorta e di appoggio. Inoltre tutta la tecnologia missilistica, affidata a mezzi tecnicamente
    più evoluti e sofisticati, hanno praticamente surclassato i giganti del mare. Sono rimaste in servizio solo poche portaerei a propulsione nucleare che peraltro stanno già soffrendo la
    concorrenza degli incrociatori portaerei della classe Andrea Doria e Cavour.
    Ritornando alla Midway, nell'uscire dalla nave-museo, provo un miscuglio di sensazioni che non e' facile descrivere. Preferisco tenerle per me. Non mi va di scadere nella facile
    retorica narrativa. Mi pare di aver già detto e qui confermo: le emozioni sono sempre molto
    difficili da trasmettere.
    Risalgo su Deliziosa pronta a salpare per Los Angeles. Mi concentro su questo obiettivo.
    Ormai S.Diego dobbiamo purtroppo archiviarlo. Per fortuna il tempo sta migliorando
    Daniela
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  9. #179
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    web cam ..
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  10. #180
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    foto !!
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