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Discussione: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

  1. #11
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    emilia romagna
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    grazie Tiziana , e' una bella giornata di sole per partire!!
    Daniela
    dabi
    moderatore

  2. #12
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    Come forse ricordate Italo ha fatto anche la minicrociera che precedeva la crociera del giro del mondo.
    ecco il diario di questa minicrociera .

    LA PARTENZA.- ANZI IL PROLOGO.
    Una domanda quasi d’obbligo: ma con un programma di viaggio così impegnativo come il “giro del mondo”,era il caso di pensare ad un “prologo”?
    Beh, francamente no, ma bisogna ricordare che la Costa Crociere, già ai primi di dicembre aveva diramato ai “giramondini” un’allettante proposta: “già che dovremo trascorrere insieme il Capodanno, perché non inserire anche il Natale? In fondo erano solo sette giorni in più ed il prezzo era
    veramente allettante. Inoltre avrebbe potuto servire da “test” per conoscere meglio la nave e fare un po’ di conoscenze in
    anteprima sulla partenza ufficiale.
    A conti fatti era più difficile rifiutare che aderire. E così infatti fu
    per molti di noi. Ma facciamo un passo indietro:
    L’idea del “giro del mondo” era partita da molto lontano. La Costa non la proponeva nei suoi cataloghi ormai da oltre quindici anni. L’iniziativa quindi era quasi da considerarsi sperimentale.
    Per quanto ci riguarda poi, l’idea aveva avuto una travagliata, lunghissima gestazione durata più di un anno e, dopo estenuanti trattative con l'Agenzia di viaggio per ottenere un accomodamento consono alla nostra età ormai avanzata ed alla durata del viaggio, e' arrivato finalmente il gran giorno della partenza. Stento quasi a crederci.
    L'idea, ripeto, era partita da molto lontano. Più precisamente nel maggio del 2010, durante un'altra crociera nel Mar Nero, su Costa Mediterranea. A bordo di quella magnifica nave cominciavano a filtrare le indiscrezioni sui programmi futuri di Costa. Troppo allettanti per sfuggire alle fantasie di aspiranti circumnavigatori del globo. Comunque per un bel po’ di tempo era rimasto poco più che un semplice embrione di progetto e apparteneva di diritto più al sogno di una vita di lavoro che alla progettualità concreta. Una di quelle idee che ti si conficcano in capo come il motivetto di una canzone e riaffiorano ogni volta che pare a loro.
    Tuttavia, proprio come fanno gli embrioni, l'idea si era sviluppata fino ad imporsi nella nostra testa come un tormentone che talvolta disturbava il sonno. Bisognava fare qualcosa: o si abbandonava, proprio come una creatura "abortita", oppure bisognava per forza portare a termine la difficile gestazione, superando via via tutti gli ostacoli che si presentavano puntualmente. Non ultimo l'aspetto economico.
    Alla fine la caparbietà, la determinazione ed anche un bel po’ di follia, con uno strano processo di miscelazione, si sono prima accordate fra loro e poi imposte come un imperativo. A quel punto tutte le perplessità, i dubbi, le esitazioni sono state superate. L’obiettivo-sogno ha preso corpo con prepotenza ed il parto si è realizzato. Parto difficile, bisogna riconoscerlo; ma nel momento stesso in cui l'Agenzia ci ha consegnato i biglietti d'imbarco e li ho avuti fisicamente nelle mani, è subentrata in me una strana sensazione, una “pax liberatoria” che, non sembri irriverente l’accostamento, oso paragonare alla soddisfazione di una neo-mamma che stringe al seno la sua nuova creatura.
    Il sogno che sembrava “impossibile” si è avverato; almeno nella fase iniziale. Ora occorre farlo crescere e curarne giorno per giorno lo sviluppo, difendendolo dalle immancabili contrarietà che una simile avventura può riservare; ma di questo ci occuperemo dopo. Ora godiamoci l’emozione della partenza.
    L’ora fatidica è finalmente arrivata. Vi assicuro che ho provato un’emozione indicibile che non tento neppure di trasmettere. Sono certo che non riuscirei. Mi limito solo ad un auspicio beneaugurante: “che il Buon Dio ce la mandi buona”. Evvaiiii!
    Per l’aspetto logistico, di non poco conto, dato l’elevato carico di bagagli al nostro seguito, la nostra vettura, per quanto capiente, non era assolutamente sufficiente. Abbiamo pertanto chiesto l’aiuto di un amico che ci ha fatto accompagnare all’imbarco da un suo dipendente con un furgone sul quale non è stato tuttavia facile caricare tutto ciò che ci porteremo appresso: cinque valigie ed un capiente baule, stracolmi di cose utili, ma anche di molte cose sicuramente inutili; si vedrà!
    Una volta arrivati a bordo, la gioiosa atmosfera del sogno comincia a diradarsi alquanto e subentrano, ahimè le prime contrarietà:
    La "minisuite" da noi prenotata non è ancora pronta. Pazienza mi dico, succede anche nei migliori alberghi!
    Ma non è ancora tutto: sembra che i nostri biglietti, sì, proprio quelli oggetto di tante emozioni, che comprendono sia l'impegnativo "giro del mondo”, ma anche il "prologo" mediterraneo della durata di sette giorni di cui abbiamo parlato, siano sbagliati. Come sbagliati; da chi ? Mistero!
    Naturalmente, dopo un più che comprensibile palleggio di responsabilità fra il personale di bordo e quello a terra, la colpa finisce salomonicamente sulle spalle del “sistema informatico”, il quale non può ovviamente difendersi e poi, da sempre, ha spalle molto larghe; tanto chi può prendersela con
    una macchina?
    Le informazioni che via via ci pervengono fanno crescere la tensione nervosa già molto alta. Pare che il disservizio non riguardi solo noi, ma abbia dimensioni abbastanza imponenti e coinvolga circa cinquanta cabine e quindi un centinaio di passeggeri. Cominciano i conciliaboli fra i passeggeri coinvolti, tutti ancora raggruppati nella hall centrale della nave, fra un affannoso andirivieni di personale che sta tentando di rimediare allo spiacevole contrattempo..
    Vista la situazione di crescente nervosismo, decido di non farmi coinvolgere più di tanto, anche per non iniziare male questo viaggio tanto sognato. E poi, non é forse bello sapere che altri malcapitati stanno "cristonando" per lo stesso motivo?
    Volendo quindi usare la regola della positività, applico il saggio proverbio “mal comune mezzo gaudio”. In tal modo, dopo un paio d’ore di attesa ed alcune decine di scuse da Ufficiali, sempre più alti in grado, otteniamo finalmente il possesso delle nostre cabine. Eureka!
    Si, ma non è finita qui: in cabina arrivano le valigie, ma non il baule che abbiamo imbarcato. Chiediamo spiegazioni: sembra sia stato "trattenuto" dalla Security della nave per il motivo che non passava sotto lo "scanner antiterrorismo". Probabilmente è l'unico baule mai imbarcato su Costa Deliziosa. Sicuramente é l'unico salito a bordo in questo viaggio. Eppure l’Agenzia ci aveva assicurato di aver ricevuto da Costa Crociere un fax di assenso per quel tipo di bagaglio.
    A questo punto il serbatoio della mia pazienza, già poco capiente di suo, entra brutalmente in riserva e chiedo di parlare con il personaggio più alto in grado, fosse pure il Comandante.
    Grande imbarazzo dei responsabili della logistica. Una di queste, una graziosa signora con gradi da vice commissario, non riesce a trattenere le lacrime. Non saprei se di rabbia o di vergogna. Di fronte a tale reazione, come quasi sempre mi avviene, devo per cavalleria spegnere la lucina della riserva di pazienza ed accettare una soluzione di compromesso:
    Verificheranno, appena possibile il baule alla mia presenza svuotandolo e riempiendolo nuovamente. Poi accertato che non contiene cadaveri, droghe, bombe o esplosivi, me lo faranno trovare in cabina. Beh, meglio di niente.
    Recuperiamo infatti il baule il giorno seguente, dopo l’ assurdo rituale del totale svuotamento/riempimento del suo contenuto,
    come concordato. Una stupidaggine pazzesca perché se ci fossero stati esplosivi o altro materiale terroristico, la nave se lo sarebbe portato in pancia per tutta la notte.
    Infine, ciliegina sulla torta: al servizio ristorante, dopo aver avuto ampie assicurazioni sulla disponibilità di cibi senza sale, che ormai da anni assumo regolarmente per ragioni di salute, chiedo all'assistente Maître che prende le ordinazioni una
    zuppa di cipolle, senza sale naturalmente.
    Dopo un congruo tempo d’attesa, mi viene servita la la zuppa di cipolle più salata che io abbia mai assaporato in vita mia; ma penso anche la più salata che mai cuoco abbia cucinato. Se il buongiorno si vede dal mattino...!
    Tuttavia non abbattiamoci troppo presto. I contrattempi sono il sale delle avventure di viaggio; altrimenti cosa raccontare agli amici quando si rientra? Poi, con uno slancio di residuo ottimismo, mi viene da pensare: “vedrai che in seguito sarà tutto più bello.” Almeno ci spero tanto!


    24/12/2011 - In navigazione e poi...MALTA.

    Abbiamo appena lasciato Napoli, scalo tecnico dove Deliziosa ha caricato i numerosi croceristi italiani del centro-sud e dove, profittando delle poche ore di sosta della nave, ho avuto il piacere di visitare, per la prima volta, questa stupenda città in veste invernale.Tutte le mie precedenti visite a questa città che adoro, erano sempre avvenute nelle stagioni calde; tutto un altro scenario.
    Ora, nella sua livrea invernale Napoli conserva inalterato solo il “water-front”, cioè la zona portuale. Alle spalle, del porto l’atmosfera natalizia avvolge le strade del centro come qualsiasi altra città europea in questo periodo.
    Oggetto principale del mio interesse è stata la bellissima e famosa via S.Gregorio Armeno con i suoi favolosi negozi di presepi che non hanno eguali in tutto il mondo. Una vera festa per gli occhi; tutto qui parla del Natale secondo la tradizione partenopea e si ha come la sensazione che anche la merce esposta non sia vera merce, ma l’espressione favolistica del nostro immaginario infantile che riaffiora prepotente ad ogni età.
    Riprendiamo quindi in serata la navigazione alla volta di Malta, la nostra prossima tappa.
    Mare quasi calmo, almeno in prossimità della costa. Cielo sereno, vento fresco da nord-est, non particolarmente forte. Navigazione tranquilla a vista, a circa 15 miglia dalla costa campana ed a seguire di quella calabrese, impreziosite dai colori di un tramonto invernale limpidissimo.
    Alle 04,30 del mattino, quando è ancora buio, imbocchiamo lo Stretto di Messina. Imbarchiamo il Pilota che ci assisterà per quasi tutto lo stretto, secondo le norme di sicurezza internazionali.
    Poi, alle 8,30, quando lo stretto si allarga verso oriente, siamo in vista dell'Etna che appare a dritta della nostra nave, ad una ventina di miglia, ma in condizioni di visibilità ottime. E’ totalmente innevato, dalla sommità fin quasi alla base, mostrando orgoglioso il suo immancabile pennacchio di fumo. Spettacolo grandioso e, almeno per me, del tutto insolito.
    Alle 12,30 siamo in vista de La Valletta; la “Capitale” di Malta. Il mare continua a star buono; il cielo è sereno.
    Alle 13, come da orario ufficiale, attracchiamo in banchina, proprio nel centro del porto, ad un passo dalla cittadella normanna che ha conservato nel tempo quasi tutte le sue caratteristiche urbanistiche impreziosite dal caldo colore giallo ocra della pietra tufacea delle sue costruzioni.
    In brevissimo tempo otteniamo il permesso di scendere a terra. Vi sono sotto bordo pochissimi pullman ad attendere gli escursionisti, peraltro non molto numerosi. Pochi passeggeri hanno scelto di visitare la città e le altre località dell’isola, pur ricca di storia e tradizioni; noi fra questi. Per me personalmente è almeno la quarta volta che approdo a Malta e ne sono veramente lieto.
    Nei luoghi turistici di ogni Paese, anche se già visitati, c'è sempre qualcosa di nuovo da vedere o d’interessante da rivedere; qualche ricordo e molte emozioni da rinverdire.
    Nel caso di Malta il nostro principale obiettivo è di rivedere i due straordinari quadri del Caravaggio custoditi nel museo della Cattedrale. Più precisamente si tratta di un S.Girolamo che sembra uscire dalla tela per il suo straordinario realismo e dell'esecuzione di S.Giovanni Battista; una rappresentazione drammatica di rara bellezza, impreziosita dagli inimitabili giochi di luce del “pittore maledetto”.
    Sembra, secondo dati storici, abbastanza verosimili, che il grande pittore bergamasco li abbia dipinti in quest’isola nel corso suo peregrinare per sfuggire alle giustizie di mezza Italia che lo perseguivano a causa di un omicidio che il pittore avrebbe compiuto negli anni più tormentati della sua travagliata esistenza.
    Questi capolavori io li ho già visti più volte in precedenti visite, ma la magia, la forza ed il fascino delle luci nella pittura del Caravaggio mi attraggono implacabilmente ed ogni volta che ho l’opportunità di poterne contemplare qualche opera, dovunque possa trovarsi, non me la lascio certo sfuggire. Si può stare ore intere a contemplare le tele del grande genio senza stancarsi; anzi provando sempre nuove emozioni. Un po' come accade nel riascoltare una melodia che cambia sempre, a seconda dello stile di chi la esegue o lo stato d'animo di chi l'ascolta.
    Giunti davanti alla Cattedrale della Valletta ci attende una delusione tremenda: la sala Caravaggio rimane chiusa il sabato pomeriggio e noi siamo arrivati proprio di sabato, alle 13. Che sfiga! E poi dicono dei Musei italiani; ma fatemi il favore!
    Decidiamo di consolarci un po’ passeggiando per la zona pedonale del centro città, affollatissima di turisti e di fauna locale, impegnata nell’immancabile “struscio” pre-natalizio. A proposito di fauna locale, mi pare importante evidenziarne alcune caratteristiche somatiche che non sfuggono all’osservazione. A parte la loro lingua difficilissima, un incrocio d’italiano, greco, arabo e inglese, a ben vedere, si riconoscono facilmente stampati in viso, i caratteri somatici prevalenti siculo-arabi che li caratterizzano. Pare infatti, osservandoli con attenzione, di essere in una qualunque strada di Palermo, di Catania o di Messina e, perché no', anche di Milano, Torino o di qualsiasi città del nord Italia dove l’enorme diffusione territoriale della etnia sicula si è consolidata nel tempo. Comunque, somiglianze fisiche a parte, tutti o quasi tutti i maltesi parlano o almeno capiscono l'italiano. Il che semplifica non poco la vita di noi turisti.
    Diamo un'occhiata ai prezzi esposti nelle vetrine. A prima impressione sembrano convenienti rispetto all'Italia, ma al momento non invogliano a comprare. Il viaggio è lungo; non è il caso di fare acquisti compulsivi se non vogliamo poi piangere come coccodrilli verso la fine del viaggio, quando le disponibilità saranno desolatamente esaurite o quasi.
    Tuttavia il nostro proposito “risparmioso” non ci salva dalla tentazione di fare un giro di ricognizione aerea con un piccolo idrovolante che staziona proprio a poppa di Deliziosa. L'occasione é davvero troppo ghiotta per rinunciare. Il volo, secondo la pubblicità dei dépliant che lo pubblicizzano, dura circa trenta minuti e prevede il sorvolo panoramico dell'intero arcipelago Maltese, composto, com'è noto, da tre isole distinte: Malta, Gozo e Comino. Il tempo restante prima che Deliziosa salpi da La Valletta è sufficiente. Rimuoviamo di colpo l’idea del risparmio forzoso che solo qualche minuto prima sembrava così importante. Ma dai, chi se ne frega; deciso, si va!
    Il pilota, del piccolo velivolo è un malese. No, non è un errore di battuta; è proprio un “malese” della Malesia. Pelle scurissima; carino secondo le signore presenti, molto affabile e sorridente verso le predette signore. Forse gli è imposto dal suo contratto di lavoro, ma a me non importa niente dei suoi sorrisi; mi basta che sia affidabile. E forse lo è.
    Il decollo avviene dalla superficie acquea portuale con una lunga rincorsa che disegna una diagonale attraverso tutta la zona più sgombra da navi e natanti. A me sembra tuttavia un po' faticoso; sul piccolo aereo siamo in 14 passeggeri più lui, il pilota bello. Comunque alla fine della rincorsa il piccolo velivolo ce la fa e si alza. Ringraziamo Iddio perché i due galleggianti che in questo tipo di velivolo sostituiscono il carrello, sfiorano di poco le gru del porto. Passata la paura ora godiamoci lo spettacolo:
    La visione aerea che si presenta ai nostri occhi è veramente meritevole della spesa che certo non rimpiangeremo. Questo pensiero tranquillizza un po’ a nostra residua coscienza.
    Le tre isole che sorvoliamo in sequenza a bassa quota, ci offrono suggestive visioni di incomparabili bellezze, difficilmente apprezzabili da terra. In particolare si nota lungo le coste frastagliate, un’insospettata serie di grotte marine che sicuramente da terra non avremmo mai visto. Sono state scavate nei millenni dall’erosione marina nella roccia tufacea. Il mare che le invade e le incornicia di bianchissima spuma è di un azzurro che nulla ha da invidiare a quello di Capri. Una meraviglia; l’ennesima meraviglia della natura.
    Il nostro bel pilota dimostra anche parecchia audacia, sfiorando striminziti campicelli coltivati su terrazze anguste a strapiombo sul mare che seguono, per così dire, l'andamento delle curve di livello del suolo. Non so cosa ci coltivino i contadini locali, ma qualunque sia il prodotto che vi si ricavi, è sicuramente guadagnato. Le terrazze strappate alla roccia, viste dall’alto, appaiono insicure anche per le capre. Vi sono punti in cui i solchi coltivati e i rari filari di vigna sfiorano, a pochi centimetri, l’orlo inquietante di strapiombi alti centinaia di metri. Inorridisco solo al pensiero di trovarmi, anche solo per qualche attimo, su quegli avari lembi di terra, pieno tuttavia d’ammirazione per chi è disposto a coltivarla a rischio della vita.
    Gli agglomerati urbani dei piccoli e grandi centri di questo piccolo arcipelago che si rivelano sotto di noi denunciano senza alcun dubbio l'influsso delle dominazioni subite da queste terre nel corso della storia. Quella greca, romana, araba, quella normanna e così via. L'Isola dei "Cavalieri" si è giustamente meritata la sua fama.
    Nel corso del tempo, Malta e le altre isole minori dell’arcipelago sono state oggetto delle bramosie di conquista dei potenti di turno nei vari momenti storici: fenici, greci, romani, normanni, saraceni. Poi, a cavallo fra il sette e l'ottocento arriva anche Napoleone Bonaparte con le sue fameliche orde ed i saccheggi selvaggi, soprattutto di beni culturali ed artistici, nel corso di una delle sue insaziabili campagne di espansione e la depreda per benino. Infine arrivano gli inglesi a completare l’opera.
    I pochi segni restanti delle civiltà più antiche, prima la greca e poi quella romana testimoniano del passaggio di questi "civilizzatori" e delle loro culture di cui tutti ben conosciamo fasti e nefasti, tramandatici dalla Storia. Malta tuttavia sopravvive ai suoi conquistatori e difende con tenacia nel tempo il proprio patrimonio storico ed artistico
    L'improvvisata escursione aerea ci compensa in buona parte della mancata visita alle tele del Caravaggio. L’arcipelago maltese, visto dall'alto, é un gran bel colpo d'occhio e resterà sicuramente a lungo nei nostri ricordi; ne valeva la pena. Ed anche la spesa.
    Una volta atterrati, anzi ammarati, ci rimane giusto il tempo per un breve giro di “riassunto” della nostra estemporanea incursione. Ci serviamo di un simpaticissimo minitaxi elettrico che può girare indisturbato per il centro storico addobbato per le feste natalizie. Poi via, in tutta fretta, alla nave che ci attende per salpare alla volta di Cagliari.
    Lasciamo La Valletta, puntualissimi alle 18,00. Costa Deliziosa esce a lento moto dal porto, sfiorando i numerosi impianti di acquacoltura che, negli ultimi, anni si sono moltiplicati in modo incredibile. Segno evidente che quest’attività sta prendendo sempre più campo ed in questa parte solitaria del Mediterraneo deve costituire una grande risorsa alimentare.
    Dalla lentezza del moto sembra quasi che alla nostra nave spiaccia lasciare quest’angolo di pace isolato nel Mediterraneo ad oriente della Sicilia. Tale è, infatti, la mia personale sensazione, sicuramente condivisa dai rari passeggeri rimasti sul ponte a godersi la partenza.
    Tutti gli altri croceristi, ossia la stragrande maggioranza, é già sicuramente impegnata nelle diverse attività di bordo. A costoro, del tramonto struggente su questo tratto di mare, al confine fra Jonio ed Egeo e dei colori d’incomparabile bellezza che sottolineano il calare del sole all’orizzonte, pare non glie ne importi proprio nulla. Beh, peggio per loro!
    Ora però bisogna proprio scendere in cabina a prepararci per la cena. Oggi la giornata è stata veramente piena. Domani è Natale; il mio primo Natale in navigazione.

    25 Dicembre 2011 - NATALE IN NAVIGAZIONE VERSO CAGLIARI.

    Costa Deliziosa, dopo aver lasciato Malta, dirige su Cagliari e affronta il mare aperto.
    Un bel braccio di mare senza ripari che, anche se è solo Mediterraneo, non manca mai di riservare sorprese.
    Infatti, già ieri sera, dopo la partenza, c'era stato notificato un avviso di burrasca, che puntualmente ci sorprende ora, proprio mentre siamo al centro del Canale di Sicilia.
    Una burrasca d’intensità davvero imponente, almeno per questo mare. Senza esagerare, davvero nulla da invidiare al famigerato e temuto Golfo del Leone che si trova esattamente dall'altra parte del Mediterraneo.
    Onde incalzanti da nord-ovest, in costante rinforzo fino a forza 8-9 (8/10 metri d’altezza), investono la prora di Deliziosa che, nonostante la sua imponente mole di 93.000 tonnellate, comincia a soffrirne.
    Infatti, con molta saggezza il nostro Comandante Derin, dopo aver fatto rallentare la nave ad una velocità tale da non sottoporre i passeggeri allo stress del moto ondoso tanto violento, ha manovrato in modo che le onde si infrangessero contro la prora come se fosse una scogliera quasi ferma. Se invece avesse preteso di mantenere una velocità maggiore, vicina a quella di crociera, ne avremmo viste delle belle a bordo.
    Peraltro egli ha diramato, per norma di sicurezza, il perentorio divieto ai passeggeri di uscire e sostare all'esterno della nave, sui ponti e sui balconi delle cabine. Con un mare del genere è abbastanza facile perdere l’equilibrio, cadere e farsi davvero male.
    Ordine perentorio, dicevo, ma c’è sempre chi, per passione o per spavalderia, trasgredisce. Io purtroppo, un po’ per entrambi i motivi, sono fra i disubbidienti.
    Uno spettacolo della natura infuriata, di tanta potenza e fascino, vale bene la pena di qualche rischio, a mio giudizio abbastanza modesto. La nostra cabina si trova a poppa estrema ed è esattamente dalla parte opposta all’impatto delle onde contro lo scafo. Dal nostro balcone si può osservare, senza essere colpiti dal moto ondoso, un’immensa distesa di imponenti colline d’acqua spumeggiante e ribollente, sferzate dal vento. Sembra di essere in un film, ma ci siamo dentro veramente e sarebbe un vero peccato perdere tanta selvaggia bellezza. Al massimo rischio una bella lavata dal cielo o dal mare, che peraltro non è arrivata.
    Alle 17,30 circa la burrasca si attenua un po’ e, proprio mentre scrivo queste note, non supera forza 7; comunque é ancora gagliarda. Dovrebbe ulteriormente diminuire man mano che ci avviciniamo alle coste della Sardegna che dovrebbero offrirci un miglior riparo; speriamo!
    Ah, quasi dimenticavo di annotare che, prima di essere investiti dalla burrasca, a bordo c'era stata la celebrazione del Natale con tanto di Messa di mezzanotte; molto suggestiva e partecipata da sole cinquecento persone su duemila ottocento passeggeri e novecento membri dell'equipaggio. Partecipazione modesta, a ben vedere, certo non entusiasmante; il Cappellano di bordo non manca di evidenziarlo nella sua omelia.
    Bisogna peraltro riconoscere che la scarsa partecipazione alla celebrazione religiosa e' stata ampiamente compensata dal fervore coinvolgente del Sacerdote, un simpaticissimo prete polacco quarantenne che parla un italiano perfetto e che, nella sua paterna indulgenza, ha riconosciuto più di una giustificazione agli assenti a causa del mare agitato. Di questo simpatico prete pieno di zelo avremo spero ancora occasione di parlare.
    Egli è, infatti, assai efficace nel suo modo di comunicare; senza fronzoli e senza enfasi, va dritto al suo obiettivo pastorale, evitando di annoiare l’uditorio. Il che, a mio vedere, è altamente meritevole di considerazione.
    E' questo, come già detto, il mio primo Natale in navigazione. Mi corre quindi obbligo riferire qualche personale sensazione:
    Gli addobbi natalizi, predisposti in abbondanza e con gran gusto in ogni parte della nave,
    creano atmosfera; non certo paragonabile a quella di terra. Mancano le luci e la confusione delle strade cittadine; le deliziose musiche natalizie che si diffondono negli angoli di ogni paese. Soprattutto mi mancano i presepi, piccoli o grandi che evocano giovanili ricordi ed emozioni intense.
    Molti a bordo ed io fra questi, tentano di lenire la nostalgia natalizia con piccole rappresentazioni della Natività. In terracotta o in altri materiali sintetici che i passeggeri nostalgici hanno sistemato nelle loro cabine, in posizione ben visibile; magari con qualche alberello artificiale e persino qualche spruzzo di neve finta, tanto per aumentare l'effetto visivo. Tutto insufficiente, a mio parere; il Natale a terra é tutta un'altra cosa.
    Poi però mi ricordo di colpo che, quando ero bambino, mi accadeva sovente di notare, in casa di certi miei compagni d'infanzia che avevano il padre navigante, che attendevano magari per mesi, il ritorno del genitore prima di disfare il presepe e l'albero.
    Questo ricordo che mi riemerge da un passato ormai lontano, attenua un po' la nostalgia del Natale casalingo. Vuoi vedere, mi dico, che quando torneremo in Aprile, forse troveremo ancora qualche Presepe dei nipoti, mantenuto in attesa del nonno? Con questo tenero pensiero in testa, rimuovo almeno in parte la nostalgia. Passa così anche il Natale in navigazione; il primo della mia vita.

    CAGLIARI
    Nella notte, com’era facilmente prevedibile, la burrasca si attenua parecchio e la navigazione diventa meno disagevole. Inoltre il nostro magnifico Comandante, quando la nave è giunta in prossimità delle coste sarde, anziché dirigere direttamente su Cagliari che ci avrebbe esposto ad alti fastidiosi “colpi di mare” ha pensato bene di “ridossare” oltre Capo Carbonara che ci ha offerto un bel riparo dalla furia del mare aperto. Magari ha allungato il percorso di alcune decine di miglia, ma poi la navigazione è diventata una passeggiata. Francamente ce n’era bisogno, dopo tutto quello“sbattimento”. Ho rilevato questa variazione di rotta quando, di primo mattino come al solito, verifico sul monitor in cabina, mediante un apposito canale che sicuramente non tutti i passeggeri vanno a guardare, la traccia della nostra rotta notturna; copia esatta messa a disposizione di chiunque sia interessato, del percorso della nave. Questa interessante informazione sulla navigazione, oltre beninteso a tutte le altre notizie sul punto-nave e sulla meteorologia locale, è ormai presente in quasi tutte le moderne navi da crociera. Consente un costante aggiornamento ai croceristi e, cosa da non trascurare, evita agli Ufficiali del Comando di essere continuamente subissati dalle immancabili ansiose domande, soprattutto da parte delle signore anziane che non sanno come fare ad attaccare bottone. Insomma, utile e dilettevole, a disposizione di chiunque, direttamente in cabina; cosa si vuole di più?
    Approdiamo a Cagliari intorno alle 8,30. Risparmio al lettore la descrizione dell’attracco che naturalmente non mi sono perso, ma che non offre spunti d’interesse.
    Un’osservazione però la devo fare: il porto è desolatamente semivuoto. Magari anche a causa delle festività correnti, ma denuncia anche, inesorabilmente, la crisi economica che poco a poco si diffonde ovunque come un’epidemia. Inoltre occorre ricordare l’infelice posizione geografica che penalizza tutto il sud della Sardegna, rispetto al più ricco e fortunato nord che può contare sulla risorsa turistica, peraltro attualmente in crisi anch’essa.
    In tutta l’area portuale e nell’ampia zona alberata che collega le banchine portuali con i portici della città vecchia, il traffico veicolare e pedonale è assai scarso. Sarà per l’ora mattutina; sarà perché siamo all’indomani del Natale; a me pare che la città, più che addormentata, sia veramente spenta e ne provo una gran pena perché ci sono affezionato.
    Ho in questa città moltissimi ricordi della mia ormai lontana e giovanile attività sportiva in motonautica da competizione ed anche parecchi ricordi di vacanze felici nelle vicine Villasimius, Castiadas, S.Margherita di Pula. Soprattutto nella bellissima isola di S.Pietro e quindi della sua perla più preziosa: Carloforte, dove si parla ancora una dolcissima variante del dialetto genovese, rimasto fermo, nelle sue espressioni idiomatiche alla metà del 1700 e perciò stesso ancora più prezioso come testimonianza linguistical
    A proposito di Carloforte, ci vengono ad aspettare sottobordo due vecchi amici che vivono in quel piccolo paradiso selvaggio. Sono una coppia alla quale io ebbi a far da testimone di nozze circa vent’anni fa. Li avevo preavvisati per tempo del nostro arrivo e, puntualmente, li troviamo ad attenderci al porto con la loro carica di giovialità e di travolgente collaudata amicizia.
    Due parole soltanto sulla loro storia d’amore, molto romantica; quasi una storia d’altri tempi:
    Lui, all’epoca, comandante del traghettino, che collega giornalmente Carloforte a Portoscuso, porto d’imbarco per isolani e turisti, vicino a Iglesias. Lei mozzo di bordo, addetta alle pulizie dei locali passeggeri sulla stessa piccola unità. A quei tempi, per combattere la disoccupazione, preoccupante non meno di oggi, la Società armatrice dei traghetti locali imbarcava anche le ragazze per periodi di tre mesi, a rotazione, per accontentare un po’ tutti. Cose che ai giorni nostri non succedono più, vero?
    Comunque andassero le cose fra i due, galeotto fu il traghetto ed il fato. Sguardi incrociati, sorrisi; le solite cose che poi finiscono romanzate nelle telenovelas. Ed io lì, poco più che per caso, a far loro da testimone di nozze, in una fredda giornata del dicembre di vent’anni fa. Commovente, no?
    Ora Giovanni e Ottavia; questi i nomi dei due protagonisti di questo racconto, sono felicemente genitori di una splendida ragazza di nome Daniela, oggi diciottenne; frutto di questa insolita romantica storia. Lei, la ragazza, oggi non è potuta venire a salutarci; è impegnata nei suoi studi universitari, fuori dalla Sardegna. Noi dobbiamo accontentarci solo delle sue fotografie. Che sono bellissime!
    Trascorriamo lietamente con gli amici carlofortini tutta la giornata, a zonzo per Cagliari, fino al momento della partenza della nostra nave. Abbracci, sinceri e melanconici, di commiato; promesse di riprendere al più presto, l’antica frequentazione vacanziera. Non è un impegno di pura cortesia; io sono sinceramente affezionato alla Sardegna ed ai miei amici di Carloforte in particolare.
    Ora però la nostra meta è il “mondo”; almeno quella gran parte di mondo che ho già contrassegnato con un pennarello rosso, sopra un piccolo mappamondo gonfiabile, prima di partire e che tengo in cabina, in bella evidenza, aggiornandolo di continuo con una nuova traccia del percorso effettuato. Salutiamo dunque Cagliari a tramonto inoltrato. Domani ci attende Ajaccio, la capitale della vicina Corsica, dopo una notte di navigazione che comprende anche le famigerate “bocche di Bonifacio”. Speriamo bene!


    27 Dicembre 2011 - AJACCIO.
    - Costa Deliziosa attracca ad Ajaccio alle tredici in punto, come da programma.
    Manovra perfetta, nonostante la banchina sia lunga appena la metà dello scafo della nostra nave.
    Potrebbe sembrare un dettaglio di poco conto; in realtà, per chi appena s’intende di arti marinaresche, rappresenta un problema “tecnico” di notevole importanza, poiché più di metà scafo rimane non protetto da sicuri ormeggi a terra. Tanto è inutile lagnarsi; il porto è quello che é.
    Tempo ottimo, vento gagliardo da Nord-Est; mare quasi calmo perché Ajaccio si trova al fondo di un fiordo piuttosto ampio e ben protetto, quasi un golfo; quindi molto riparato da quasi tutti i venti dominanti.
    Ero già' stato ad Ajaccio almeno un paio di volte nel recente passato, sempre provenendo dal mare. Non ne avevo un buon ricordo. Infatti, in una di queste occasioni, c’erano stati problemi causati da un'avaria all’eco-scandaglio del nostro piccolo scafo da diporto per la misurazione del fondo marino. Nulla di drammatico, beninteso, ma una grossa contrarietà, all'epoca mal digerita, che evoca in me sgraditi ricordi.
    Tutta l’area portuale è proprio a ridosso del centro cittadino. Mi vien subito da notare che, rispetto al mio ultimo passaggio, ci sono notevoli miglioramenti di gradevole impatto. Magari è solo un’impressione, ma le strade mi paiono più pulite e ordinate; il traffico intenso, ma abbastanza disciplinato. Insomma, un’Ajaccio assai diversa da come la ricordavo. Concludo fra me che, per esprimere opinioni attendibili sui luoghi visitati, sarebbe forse meglio prima ritornarvi, magari a distanza di tempo. Soprattutto con la mente libera da pregiudizi d’impatto che, a volte, sono solo conseguenza delle contrarietà incontrate o del nostro stato d’animo pervaso da negatività.
    La città che, ricordiamolo, diede i natali a Napoleone Bonaparte, conserva invero ben pochi segni del suo passaggio su questa terra, come direbbe Alessandro Manzoni. Qualche targa rievocativa; un paio di monumenti; uno in particolare, assai bello ed armonioso, lo raffigura in paludate vesti da imperatore romano ed è collocato proprio di fronte al porto, a breve distanza dalla Stazione marittima. A ben vedere, non è davvero molto, se si considera l'enorme potere conquistato da quel personaggio in così breve tempo. Tanto e tale potere da sconvolgere gli equilibri europei della sua epoca, già abbondantemente provata dalla rivoluzione francese di cui egli rappresentò l’epilogo.
    Che dire poi delle sue straordinarie imprese belliche. Al riguardo mi viene un pensiero veramente "cattivo":
    Pensate un po'; dopo di lui i francesi, sul piano bellico, non hanno più vinto nulla, proprio nulla; anzi le hanno sempre buscate da tutti di santa ragione.
    Le hanno prese dagli inglesi, dai tedeschi, dai vietnamiti, persino dagli italiani all’inizio della seconda guerra mondiale ed anche dagli Algerini. Cosa si vuole di più?
    I tedeschi poi, i soliti tedeschi bellicosi e guerrafondai, hanno un record unico negli annali di guerra: in soli cinque, dico cinque giorni, hanno traversato il Belgio e tutta la Francia settentrionale super fortificata, conquistando Parigi. Altro che "grandeur de la France"; roba da mettere la testa sotto la sabbia per la vergogna. Ma forse, di tutte queste batoste, i “cugini francesi” non conservano memoria.
    Ed i Corsi lo sanno benissimo; tanto che mal sopportano la presenza dei francesi sulla loro isola che, da sempre, considerano "occupata". Infatti, di quando in quando, accade che se gli girano gli "zebbedei", fanno saltare in aria qualche caserma dell'odiata Legione Straniera che occupa militarmente l’isola; così, tanto per ricordarglielo.
    Beh, che c'entra tutto questo con Napoleone? C'entra, c'entra; chissà se il piccolo, grande Corso, dopo l'inarrestabile declino della sua buona stella, si sia mai chiesto se valesse la pena di agitarsi tanto per lasciare un segno di sé nei testi di Storia e solo due modesti monumenti come quelli che si vedono nella sua città natale. Tanto, a nemmeno due secoli di distanza, a parte i biografi di professione e i registi di documentari storici, ben pochi lo ricordano con simpatia. Già, perché tutti gli altri, soprattutto i popoli assoggettati dalla sua arroganza e dalle brame di conquista, lo ricordano solo come un tiranno.
    Riprendendo la breve cronaca di questa giornata ventosa e tersa in terra di Corsica, annotiamo che le strade sono tutte ancora rallegrate dagli addobbi natalizi. Il traffico pedonale, piuttosto intenso è un lungo “struscio” di famiglie e di coppie a zonzo; molte con chiassosi bambini al seguito.
    Dalla piazza principale, discretamente alberata che si affaccia sul mare, si gode una vista panoramica impagabile; in parte sul porto ed in parte verso il Mediterraneo che ci regala,
    come sempre, colori da favola.
    Tutto intorno alla piazza hanno installato per le festività deliziose casette in legno che fungono da “stand” per la vendita degli articoli più vari. Un piccolo, ordinato mercato natalizio, realizzato con discreto gusto, soprattutto con gradevole uniformità e con dovizia di prodotti esposti per la vendita.
    Prevalgono i dolciumi e le bevande, ma non mancano i giocattoli e le immancabili cineserie di ogni tipo. Su di un lato, quasi a far da sentinella, due altissimi alberi di natale artificiali, completamente bianchi, con una miriade di luci, spente al momento, che lasciano immaginare tuttavia un effetto scenografico molto suggestivo. Peccato che quando verranno accesi, noi saremo già partiti.
    Notiamo, fra gli astanti, un numero considerevole di extracomunitari di etnia magrebina, con le immancabili signore con testa velata e dalle vesti lunghe fino ai piedi. Fanno comunella fra loro, proprio come da noi; segno evidente di una difficoltà d’integrazione, uguale sotto ogni latitudine.
    Le strade che circondano la piazza sono adorne di vetrine occhieggianti, molto ben allestite. Spiccano quelle dedicate all’abbigliamento; ma par di notare, all’interno, una ben scarsa presenza di avventori. Magari è solo perché gli acquisti natalizi hanno ormai esaurito il loro ciclo; ma potrebbe anche essere l’ennesimo segno della crisi dilagante ovunque. Oppure, per non essere sempre pessimisti, potrebbe essere la pausa post-natalizia in attesa degli imminenti “saldi” di fine-stagione; chissà?
    Rientro alla nave parecchio in anticipo sull'orario di partenza, per concedermi un breve rilassante passaggio nel bagno turco di bordo che adoro.
    Poi, constatato finalmente che Ajaccio è, tutto sommato, abbastanza simile alla media delle città marittime sparse un po' dovunque nel Mediterraneo, ci concentriamo anche noi,
    travolti dall’entusiasmo che regna a bordo, sui frenetici preparativi per l'arrivo domani a Savona.
    Ci attende, dopo una breve sosta di alcune ore, la fastosa ripartenza della nostra nave per il lungo, favoloso "giro del mondo". Tutta la stampa nazionale lo sta celebrando da parecchio tempo; le aspettative e la tensione intorno a questo evento sono fortissime. Che il buon Dio ci protegga e ci assista sempre nel lungo itinerario. Non posso nascondere una certa apprensione al pensiero di tanta avventura; ma, alla fine, prevalgono l’ottimismo e il senso della sfida: preparati Mondo, stiamo arrivando !


    questo pomeriggio pubblicheremo l'arrivo a Savona e la partenza per il giro del mondo !!
    marcatusso


  3. #13
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    Mi piace questa idea! Grandi ragazzi! Ora mi tuffo nella lettura così parto anch'io

    P.S. Qualcuno sa se fanno vedere in diretta tv come l'anno scorso la partenza di Deliziosa?!
    ❤ℳartina ❤

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  4. #14
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    ciao Marti!!
    al tg qualcosa hanno gia' accennato e anche per radio,
    secondo me daranno un po meno spazio dello scorso anno ma
    si! ci sara' la notizia!!

    Daniela
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  5. #15
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    Sto leggendo il diario. Bellissimo!!!! Ho voluto interrompere la lettura solo per commentare la prima giornata.
    Sicuramente immagino l'attesa per un viaggio del genere, tanto sperato e idealizzato, finalmente giunto... Effettivamente assomiglia ad un parto... hehehe, anche se ben diverso! Diciamo fisicamente indolore.... hehehe
    Per quanto riguarda gli inconvenienti, che peccato! Certo puo' succedere... La storia del baule mi ha fatto sorridere e anche immaginarmi le scene. Qualsiasi cosa che si discosta dalla routine dei controlli ma di qualsiasi cosa a bordo che si possa fare allora diventa un'incomprensibile e difficile montagna da scalare dove gli "alpinisti" iniziano a non collaborare tra loro per far sembrare ciascuno piu' preparato e piu' "furbo" degli altri con il risultato che non si va avanti ma ci si ferma davanti a banalissimi ostacoli. Il fatto che addirittura siano arrivati alle lacrime in ogni caso mi sembra fuoriluogo, nel senso che non si dovrebbe arrivare a tanto per un baule da imbarcare! Diamine! Comunque anche il fatto di crearsi problemi a chiamare l'SSO che in realta' e' il Comandante in Seconda sulle navi da crociera che e' responsabile per l'antiterrorismo e per procedure connesse a tratti sa di servilismo e di esagerato pudore che su pratiche di lavoro non si dovrebbe avere. Bastava chiamarlo anche solo in ufficio e si risolvevano le cose visto che puo' decidere si' o no su queste cose che gli competono. Insomma e' una questione operativa, non mi sembra che sia stato il caso di chiamare padre eterno. E poi, piangere, per una simile fesseria mi sembra troppo... Facile a tutti quando tutto e' liscio, ma e' altrettanto facile chiamare, nel caso, persone che ne sanno di piu' o possono intervenire con potere che gli e' stato concesso... Se no, se una persona ha paura di domandare o di chiedere a un superiore una simile fesseria che, comunque, rappresenta un problema da risolvere ad ospiti che hanno pagato decine di migliaia, mi stupisco del livello di problem resolving di taluni addetti. Piccola precisazione, deformazione professionale.

  6. #16

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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    Bellissimo diario

    Non ho capito una cosa: che problemi ci sono stati all'imbarco
    Eugenio

  7. #17
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    Serena, se riesci!!!!
    Vai a fotografare Deliziosa al porto!!
    Il massimo sarebbe un piccolo video della partenza chissà se Sandy sarà in zona.ùCi vorrebbe proprio e poi abbiamo il nostro Cobra a Savona su Magica. Chissà!

    Ottimo inizio di una lunga e fantastica storia.

    Buona lettura a tutti ragazzi.

    Liveboat anche senza dirette ha sempre un coniglio nel cilindro!

    Ciaoo io sto per partire per Genova con molto anticipo per paura del traffico di rientro dalle vacanze natalizie.


    PS i problemi del baule!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Rosalba Scarrone
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  8. #18
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    che bello!!! tanta tanta tanta invidia!!
    Alberto
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  9. #19
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    Non posso andare al porto oggi...
    In teoria non avrei nemmeno dovuto essere a casa, ma bensi' in montagna.
    Solo che la bimba non sta di nuovo bene anche se non ha la febbre ma ho preferito annullare tutto.
    Allora per voi, comunque, ci sara' una sorpresa. Almeno spero che possa fotografarla e che non vada dritta se no non riesco a riprenderla.
    Vedremo quando partira' se passera' qui davanti a casa.

  10. #20
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    Oh che bello, speriamo, grazie Sere!
    Io ho chiesto a Sandy, sarà in giro e poi per la partenza andrà al porto
    ❤ℳartina ❤

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