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Discussione: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

  1. #191
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    io proporrei una stella . con dentro la scritta

    liveboat!!

    *dX
    Daniela
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  2. #192
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

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  3. #193
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

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  4. #194
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    ...
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  5. #195
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

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  6. #196
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

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  7. #197
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    - S.FRANCISCO (California - USA. 2 gg).
    "....Ti amo California..." così recita la famosa canzone. Chi l'ha scritta deve essere stato
    mosso da un impulso irrefrenabile del tutto condivisibile, a mio parere. Questa terra dalle
    mille contraddizioni, dai contrasti cromatici e paesaggistici estremi non può non essere amata.
    S.Francisco a mio parere è la sintesi di tutto ciò che di bello si può vedere in California.
    Ci saluta e c'incanta la sua incomparabile baia frastagliata, arricchita dalle isolette che
    ne punteggiano lo specchio acqueo, compresa la tristemente famosa isola di Alcatraz che si colloca proprio davanti al porto dove Costa Deliziosa va ad attraccare, più precisamente al "Pier 35"; il molo 35, appunto, perchè qui i moli li chiamano con un numero, come fanno
    con le strade.
    Arriviamo prima del levar del sole; ci accoglie una nebbia cosi' fitta che non si vede a 50
    metri. Che sfiga ! Passiamo sotto il Golden Gate, il cancello d'oro che delimita ed unisce
    le due sponde a nord della baia con la sua ardita campata centrale di 1800 metri ed i suoi
    piloni di sostegno di oltre 200 metri d'altezza. Un capolavoro d'ingegneria civile che da oltre 70 anni è diventato il simbolo stesso della città. Ed a buon diritto. Solo che la nebbia
    di accoglienza ce ne fa intravvedere solo la sommità dei piloni. Non ci resta altro da sperare che la nebbia si sollevi; altrimenti potrebbe ripetersi la cocente delusione di S.Diego. Il traffico marittimo, sicuramente intenso è per noi invisibile, ma sonoramente
    manifestato da continui colpi di corni da nebbia che rendono la situazione molto suggestiva ed inquietante al tempo stesso. Ci consola il pensiero che ormai tutto il naviglio commerciale, anche quello più piccolo, è dotato di radar che consente anche in caso di
    nebbia fittissima di localizzare ed evitare gli scafi circostanti.
    Deliziosa comunque sta procedendo a velocità ridottissima, anzi sembra quasi ferma. Comunque la manovra d'attracco si svolge in modo impeccabile. Ora siamo in sicurezza.
    Otteniamo il permesso di sbarcare alle 8, come da programma. Ora si tratta di organizzare le nostre spedizioni a terra. Decidiamo di fare un giro d'orientamento a piedi, tanto per prendere confidenza con questa leggendaria città di circa ottocentomila abitanti,
    quindi molto piccola se paragonata a Los Angeles. Il nostro immaginario, arricchito da numerosi documentari e da una quantità spropositata di informazioni ottenute a bordo, rischia l'ebbrezza da informazione. Dobbiamo necessariamente sforbiciare ancora una
    volta. E ci va bene perchè nel frattempo la nebbia accenna ad alzarsi. Ed infatti si alza,
    anche se con una lentezza esasperante. Comunque, scesi a terra, la visibilità è quasi del
    tutto regolare; solo fa un freddo boia. Ci avevano avvisato che S.Francisco ha un clima
    neppure paragonabile a quello di Los Angeles, ma qui si esagera.
    L'impatto con il tessuto urbano e con il traffico della città è dei più gradevoli. Le premesse
    sono buone. Ci addentriamo per Lombard street, molto vicina al porto. E' una cerniera di
    collegamento con diversi quartieri cittadini, con i principali si può dire. Solo dobbiamo fare
    i conti con l'orografia della città. Un continuo saliscendi di quasi tutte le strade, fatta eccezione di quelle che circondano il porto. S.Francisco è costruita su un territorio che
    comprende 53 colline. Altro che Roma con i suoi sette colli. Ci imbattiamo quasi subito con
    la Levi's Square; la piazza di Levi's, si, proprio quella dei "jeans" che in questa piazza ha
    il suo "santuario": un palazzone a dieci piani, color rosso scuro, un po'' opprimente ma tutto sommato accettabile. Uno spaccio della produzione Levi's ci attrae molto, ma scopriamo che non ci sono le nostre misure, quindi ce ne andiamo alla svelta per mete più
    ambite. Salite, discese; poi ancora salite ed altre discese. Cominciamo a sudare nonostante la temperatura ancora assai fresca. In pratica e' l'unica nota veramente negativa che si puo' addebitare a questa meravigliosa città.
    Cammina, cammina, incontriamo la mitica "China Town". Si dice che sia la più grande del
    mondo. Ed e' probabilmente vero. Si trova a confine con la vecchia "little Italy", un tempo anch'essa assai estesa, ma ora in deciso declino. Ci viene spiegato che il fenomeno della
    progressiva sparizione, ancora non completata, del quartiere italiano e' da attribuire alla
    migliorata condizione economica della colonia italiana. Man mano che i nostri emigrati
    migliorano e consolidano la loro posizione sociale, si trasferiscono altrove, in quartieri
    più prestigiosi, vendendo ai cinesi le dismesse e degradate proprietà tanto faticosamente
    conquistate dai loro avi partiti dall'Italia con la classica valigia di cartone. Rimangono, a
    testimonianza della presenza italiana, vistosi anelli tricolori realizzati a vernice sui pali
    dei semafori e dell'illuminazione pubblica.
    Torniamo a China Town. L'orgoglio nazionalistico cinese ha ideato e realizzato sul limitare
    della strada principale del quartiere una specie di porta d'accesso parecchio imponente,
    In puro stile "mandarino" a forma di pagoda con il suo bel tetto ricurvo e due livelli di spioventi. Molto bello se visto a distanza, ma un po' meno bello da vicino perchè abbastanza degradato ed in pessimo stato di manutenzione.
    All'interno della porta a pagoda si snodano strade e stradine sulle quali si affacciano decine di esercizi commercialii di ogni dimensione; tutti rigorosamente condotti da cinesi. Sono negozi di alimentari, di frutta e verdura, di abbigliamento, di souvenir. Un festival di colori e di varia umanita' da gustare con gli occhi e con il naso. Infatti anche i prodotti cosmetici e quelli della vita quotidiana espandono i loro odori che si mescolano fra loro
    in base alla predominanza della materia che li produce. Fra tutti emergono prepotenti gli
    odori delle "rosticcerie" che espongono in bella vista pollame di vario tipo, in prevalenza
    anatre, appese m per il collo che in tal modo sembra smisurato a causa del peso che deve
    sostenere. Hanno un colore bruno intenso da cottura allo spiedo e luccicano come mobili
    appena lucidati. Ci spiegano infatti che si tratta delle famose "anatre laccate", una vera
    leccornia per i cinesi. Non mancano neppure montagne di fritti di ogni tipo. Penso si tratti
    di vermi, cavallette ed altre schifezze del genere. Fritte e presentate bene fanno meno schifo, ma il solo pensiero di ciò che deve trovarsi sotto quella crosta dorata, fa passare
    ogni appetito, almeno a me.
    Ci viene detto anche che, pagando il disturbo, si può avere degli ottimi piatti di cane in
    umido. Naturalmente di sottobanco perchè negli USA l'uccisione di cani a scopo alimentare è rigorosamente proibita. Ma tanto si sa, tutto ciò che è proibito stuzzica la
    fantasia ed il desiderio di trasgressione, che qui deve essere piuttosto forte. Infatti non
    si vede in giro neppure un cane randagio, dico neppure uno.
    Mi viene naturale pensare alla Romania ed alla Grecia, visitate di recente, dove branchi di cani randagi circondano minacciosamente gli spaventati turisti. I Governi di quei Paesi non
    hanno senso pratico. Basterebbe importare due o tre colonie di cinesi, distribuirle sul territorio strategicamente ed il problema si risolverebbe in un battibaleno; praticamente a costo zero. Geniale, no ???
    Ma torniamo a S.Francisco ed a "China Town". Ho dimenticato di elencare le decine di negozi che espongo armi da taglio e da combattimento; una vera meraviglia. Vi si trova
    di tutto, naturalmente in libera vendita e qui la fantasia si scatena violenta. Ho visto armi
    che solo per impugnarle ci vorrebbe una laurea; in pirlaggine, naturalmente. Ma fanno davvero bella mostra ed attraggono la fantasia del passante che, probabilmente dentro
    la propria testa sta evocando l'uso che ne farebbe su qualcun altro: moglie, marito, suocera, collega di lavoro, vicino di casa, amministratore del condominio e non vado oltre.
    Beh, forse con China Town ha un po' abbondato, ma è talmente bella, pittoresca, avvincente che mi lascia sperare nel perdono del lettore.
    S.Francisco ha una storia molto avvincente. Nel 1848 era poco più di un villaggio di pionieri di 4.000 anime. Poi qualcuno scopri' che nel suo sottosuolo esisteva dell'oro, e
    sembra anche in quantità rilevante. La notizia si sparse come classico fulmine e solo un
    anno dopo, nel 1849 la popolazione era già di 20.000 persone. Quadruplicata in un anno.
    Lascio alla fantasia di ciascuno immaginare quale fosse lo stato dell'urbanistica e dell'ordine pubblico in questo fantastico luogo con un simile tasso di espansione. La storia, quella vera, ma soprattutto la produzione letteraria e poi anche quella del cinema, hanno
    lavorato sodo sull'argomento. Non è il caso di sottolinearlo; basta ricordare un parola coniata espressamente per descrivere questo fenomeno: "Eldorado". Il resto appartiene
    alla fantasia di ciascuno.
    Ma non si possono trascurare altri aspetti e caratteristiche di questo fortunato crogiolo di
    insediamenti umani. Una "Cafarnao" in chiave americana che non sfigura sicuramente al
    confronto di quella evangelica. Dobbiamo parlare quindi anche degli altri aspetti e quartieri
    di S.Francisco, sperando di non far torto a nessuno di questi.
    Parliamo quindi in primis dei famosi "cable car", i tram a trazione a cavo; in pratica diventati uno dei simboli della città. Ci appaiono quasi di sorpresa all'incrocio di una delle
    strade della Down Town, vicinissimi a negozi griffati dai nomi internazionali altisonanti;
    italiani in testa.
    Siamo attratti da una lunghissima fila circolare; no, non è una contraddizione; è una fila
    di persone disposte a cerchio intorno ad una piattaforma girevole, transennata per sicurezza. All'interno del recinto, sulla piattaforma si danno un gran daffare degli operatori
    specializzati, rigorosamente abbigliati con le divise di inizio 1900. Si occupano della movimentazione dei piccoli "tram" girandoli, mediante la piattaforma, in senso opposto a
    quello d'arrivo. Tutto si svolge rigorosamente a mano e la spinta al veicolo da movimentare
    è fatta con la schiena, come per una macchina in panne.
    Già la manovra descritta è di per se' affascinante, ma il bello viene quando si mette piede
    sul piccolo tram. Sedili rigorosamente di legno; due operatori, uno in testa ed uno in coda
    che manovrano lunghe leve che servono a "pinzare" i cavi che scorrono sotto il livello stradale, quindi sono invisibili al passante. Se ne sente solo lo sferragliare sulle carrucole
    di scorrimento e devo dire che il loro rumore non è affatto sgradevole. Insomma, siamo
    sopra una i cui cavi, anzichè passare sulla testa, passano sotto le rotaie. Questo ingegnoso sistema di trasporto pubblico fu inventato e realizzato ai primi del '900 per
    superare i notevoli dislivelli costituiti dalle numerose colline di S.Francisco. Ricordiamo che
    sono oltre 50. I tram, mossi su rotaie di ferro e con ruote di ferro, non avrebbero mai potuto superare le pendenze delle strade. Fu quindi pensato di "agganciare" le vetture a dei cavi scorrevoli sotto traccia. Un sistema complicato, ma efficace. Tanto è vero che funziona ancora ai giorni nostri e non disturba affatto la restante circolazione veicolare, anzi si armonizza alla perfezione con quella delle vetture, senza stonare. Deve solo essere accuratamente regolamentata, ma soprattutto condotta da personale ultraspecializzato. Infatti i due operatori, quello in testa e quello in coda si coordinano con
    gesti e parole convenzionali nel loro "slang", scandito come gli ordini su un sommergibile..
    Il risultato è che questi trabiccoli del secolo scorso, oltre a fare colore locale ed a divertire
    i turisti che non ne possono davvero fare a meno, svolgono ancora, seppur marginalmente
    un funzione di mezzo pubblico per i residenti il quali, a differenza dei turisti, preferiscono
    viaggiare sui predellini esterni, per poter scendere quasi in corsa; cosa vietatissima ai
    turisti.
    Bene, abbiamo finito il nostro giro sui "cable cars", con grande soddisfazione. Scendiamo
    in prossimità del porto, vicinissimi al "fisherman warf", il quartiere dei pescatori. Ma ora la
    priorità assoluta è mangiare. Ci fiondiamo qundi in un Pub con insegna irlandese, facendo
    ovviamente i rituali scongiuri di non prendere una silurata.
    Ed infatti ci va di lusso: ottimo cibo irlandese (no comment), ottima birra rossa di gradazione piuttosto gagliarda; machissenefrega, in fondo si vive una sola volta !
    Il servizio, più che accettabile, anche nel prezzo, non prevede il caffè. Veniamo indirizzati
    in un bar di fronte, affollatissimo, dove il rituale del caffè è veramente interessante: prima
    si deve passare da una specie di cassa dove ti sottopongono ad un'intervista. Cosa vuoi,
    come lo vuoi, tostatura bionda, media o scura (detta anche all'italiana, ti pareva?). Poi col
    tuo questionario in mano passi avanti ad un piccolo torrefatore a tre vassoi. Appunto biondo, cioè poco tostato, uno medio, cioè bruno intenso, uno scurissimo; quello italiano
    appunto. Ma non è finita qui. Il beverone viene immesso in un bicchiere di plastica dalle
    enormi proporzioni, tipo Cocacola, con tanto di cannuccia inserita nel coperchio. Ecco qua la fregatura, ti viene di pensare. Chiedi lo zucchero e vieni indirizzato ad un banco di fronte
    dove sono allineate varie caraffe: latte intero, latte semiscremato e latte "fat free" cioè proprio senza grassi. Allunghi la mano per servirti secondo i tuoi gusti. Te lo credevi !
    Un altro operatore di colore (ma questo non è determinante) ti chiede se vuoi uno dei dodici tipi di zucchero, oppure un dolcificante, quale latte vuoi e se vuoi anche la cannella,
    lo zenzero, il cacao e, magari... anche una mezz'ora con sua sorella. Tutto il rituale richiede almeno 20 minuti. Ma qui i tempi non sono quelli di New York; qui il tempo è gratis.
    Riguadagnamo l'uscita e, finalmente mi sgancio dagli altri della comitiva che vogliono
    ritornare a bordo a riposare. Signore ti ringrazio; ora il quartiere dei pescatori è tutto mio.
    A descriverlo tutto, questo quartiere, si rischierebbe di costringere il lettore a chiudere qui;
    ma con un po' di pazienza provo a stringere.
    Fishermnan Warf è un condensato di Via Prè, Rambla di Barcellona, L'angiporto di Marsiglia e molto altro ancora. Vi si trova di tutto perchè c'è di tutto. Mi attirano in particolare gli "stores" di antichità marinare da far impazzire chiunque abbia le mie stesse
    manie: tenute da palombaro; strumenti di navigazione; uniformi storiche e recenti; bandiere; denti di squali, di balene, di trichechi; simboli; gradi. Da impazzire. Poi non
    mancano nei vicoli circostanti negozi di ottica, fotografia, elettronica, abbigliamento marinaro e non. Cappelli d'ogni foggia e tanti, tanti venditori da marciapiede. Ho visto
    persino un vecchietto, elegantissimo nella sua tenuta da golfista anni venti. Aveva un
    banchetto portatile, tipo gioco delle tre carte. Ma non imbrogliava nessuno e non chiedeva
    nulla. Stava solo divertendo un nugolo di bambini inchiodati davanti al suo "desk" con
    giochi di prestigio anche abbastanza complicati. Era sicuramente un "nonnino" che svolgeva un'utilissima funzione sociale: dimostrare ai bimbi che anche i vecchi possono
    divertire i giovani senza....rompere il.....
    Mi allontano a fatica da quel quadretto degno di un racconto di Dickens. Sono commosso e rattristato al tempo stesso. Ce ne fossero tanti di questi vecchietti, anche da noi. E perchè no, magari potrei tentare io stesso. Ma io i giochi di prestigio non li so fare. Penso a cosa potrei fare in alternativa, ma non mi viene nessuna idea. Devo pensarci.
    Cammina, cammina, verso Costa Deliziosa che spunta ormai con la sua mole imponente e l 'inconfondibile ciminiera gialla, oltre i docks che la nascondono in parte. Arrivo cosi' al leggendario "Pier 39", meglio conosciuto come "pontile dei pescatori". Dove però di pescatori non ne rimane più neppure uno.
    Il motivo è semplice: non ci sono più pesci da pescare perchè il pontile stesso è stato occupato militarmente da una rumorosissima colonia di leoni marini che hanno spazzolato ogni forma o specie di pesce nel raggio di qualche chilometro. In contropartita però attirano a migliaia i turisti desiderosi di un safari fotografico a basso costo e si accalcano lungo le transenne del molo colti da frenesia da fotoreporter. Io fra questi, non me ne vergogno.
    I leoni marini avranno si' sfrattato pochi sfigati vecchi pescatori, ma hanno arricchito le decine di ristoranti, di bar, di venditori di granchio bollito, di souvenir, di pittori ambulanti. E' un business da milioni di dollaroni sonanti. Ma dei pescatori chissenefrega più, tanto erano rimasti in pochi. A parte le battute, questo è l'esempio lampante di come un fatto del tutto
    fortuito come la comparsa dei leoni marini possa sconvolgere l'economia di un luogo.
    Prima di chiudere la narrazione di questa prima parte di giornata a S.Francisco, una breve nota di colore sulle bagasce, anch'esse quasi tutte di colore. Sono piuttosto numerose, grasse e discretamente ammiccanti. Ma vale la pena di parlarne? Tanto ci sono dovunque, anche da noi e non solo di pelle scura.
    Rientro a bordo per prepararmi all'uscita serale che prevede visita notturna della città e cena in locale tipico al Molo dei pescatori.

    Infatti, puntualmente, si fa per dire, il bus turistico viene a prenderci all'uscita del Dock
    Pier 35, il nostro attracco.Qualche discussione con le Guide perchè i tedeschi che
    malauguratamente sono stati associati al nostro gruppo si fanno aspettare oltre 20 minuti.
    Il malumore fra gli italiani, già tutti seduti e puntualissimi, sale visibilmente. Poi i "crukki"
    spuntano bei belli senza nemmeno degnarsi si chiedere scusa per il ritardo. Veniamo poi
    a sapere che volevano invertire l'ordine del programma: prima la cena, poi la visita alla
    città in notturna. A noi la cosa non sta bene. Il programma dell'escursione, scritto per tutti
    in modo chiarissimo, sia pure in lingue diverse, prevede esattamente il contrario e noi ci
    opponiamo. Loro sono abituati a mangiare con le galline. Facciano pure, ma con un altro
    bus. L'arroganza di tutti i tedeschi a bordo sta diventando insopportabile, ma di questo
    parleremo a parte. Ora S.Francisco in notturna, proprio come da programma.
    Attraversiamo velocemente la città illuminatissima. Molte delle strade che percorriamo
    le avevamo già percorse a piedi in mattinata. Però in notturna sono tutta un'altra cosa.
    S.Francisco, diversamente da Los Angeles ha un'intensa vita notturna e molta vita sociale. Le strade sono molto affollate e la "movida" è già intensa.
    Ci portano fuori città sui punti panoramici più importanti, in particolare sui leggendari
    "Twin Picks", le montagne gemelle che sovrastano S.Francisco da un'altezza di circa
    800 piedi, che poi sarebbero circa 250 metri. Roba da uscire di testa: la città, già bella
    di suo durante il giorno, di sera indossa una veste regale.
    Non sono solo le luci che più o meno si vedono in tutte le città del mondo. Qui c'è un sapiente mix di luci, di colori, di riflessi sulla baia che nessun autore cinematografico, per quanto bravo, saprebbe immaginare più bello. I due ponti sospesi, il Golden Gate ed il Bay Bridge, illuminati a giorno, splendono come gioielli di Bulgari o di Cartier, forse anche di più. Le strade, viste da questa altezza, sembrano fiumi di lava in movimento e le auto, con i loro fari ed i fanalini rossi posteriori sono i fuochi che solo gioielli di altissimo pregio possono emanare.
    Quando le guide ci vengono a cercare per radunare le pecorelle, preoccupate di non
    acuire le tensioni con i tedeschi, ancora ingrugniti, provo un sincero moto di rabbia che
    stento a trattenere. Io in quei belvedere ci starei tutta la notte in contemplazione, come
    mi è già accaduto nello stretto di Messina ed al Bosforo in Turchia. Ma per evitare una
    terza guerra mondiale, specialmente con i tedeschi che, ricordiamolo, hanno la tripla "A", mi convinco a risalire.
    La visita notturna prosegue, di meraviglia in meraviglia. Se dovessi indulgere a raccontare
    tutto, dovrei impegnare molte, moltissime pagine con il rischio concreto di attirarmi l'ira
    del lettore o nel migliore dei casi, di annoiarlo. Perciò azzardo un suggerimento: Tu che
    leggi, se le mie parole possono averti motivato almeno un poco, se non hai ancora visto
    questa meraviglia californiana, procurati un biglietto di qualsiasi mezzo di trasporto e vieni
    a vedere di persona. Sono sicuro che mi ringrazierai.
    E venne l'ora della cena serale in escursione. Naturalmente gruppi separati: italiani da una parte e tedeschi dall'altra. A me va benissimo; però un altro consiglio: non ponete mai troppe aspettative sulle cene di questo tipo; la fregatura è assicurata. Infatti il ristorante è fra i migliori del Molo; si chiama pomposamente "Fisherman Grotto". Tradotto potrebbe
    significare "grotta dei Pescatori". Che caspita vorrà poi dire? Per la qualità dei cibi e per il servizio è da elencare nella "guida dei posti da evitare". Chissà, se qualcuno non la scrive prima di me, potrei davvero pensarci. Il granchio che ci era stato promesso non c'era. Spiegazione: la preparazione del granchio prevede la pre-rottura delle gambe e del carapace con mazzuoli di legno e noi eravamo in troppi per prepararlo per tutti. Pazienza, sempre pazienza!
    Ordino dell'Halibut (rombo per noi liguri). Arriva uno schifo. Il vino bisogna pagarlo a parte
    a 8 dollari a bicchiere. A conti fatti ci conviene prendere una bottiglia. E cosi' facciamo, ma
    la bottiglia di vino bianco scadente costa 35 dollari. Che puttanata! Da un tavolo vicino a noi si alza una coppia incazzatissima ed abbandona la platealmente la sala. Dovremmo farlo tutti. Se ci fossimo fermati in uno dei locali di strada, sicuramente meno eleganti che abbiamo incontrato lungo il percorso per arrivare, avremmo mangiato, con i soldi che ci hanno rapinato, granchio fumante accompagnato da stuzzicanti salsine e bevuto meglio. Quindi ulteriore consiglio: se vi propongono una cena collettiva, magari organizzata da una famosa Agenzia turistica, com'e successo a noi, mandateli aff.... Magari passerete per maleducati, ma non resterete fregati.
    Il resto, dopo la cena e' senza storia. Rientriamo a piedi, tanto la nave e' abbastanza vicina e, forse lungo la strada, riusciamo a smaltire la rabbia.
    Il mattino del giorno dopo, ancora con i bruciori della fregatura di cui sopra, riprendiamo il
    Bus turistico che ci porta a vedere ancora qualche angolo di S.Francisco, prima di lasciarla. Infatti il primo posto dove ci portano è: "Twin Picks", già visto ieri in notturna. Che culo !
    Tuttavia, anche anche vista di giorno,la città e' bellissima e la baia un incanto. Persino la tetra Alcatraz con il suo sinistro penitenziario ci appare ridente. Il che e' tutto dire.
    Dopo Twin Picks, scendendo dall'altura, passiamo attraverso il Golden Gate Park. Si trova
    a circa metà percorso fra Twin Picks ed il centro città. Si tratta di un'area molto protetta, come quasi tutti i parchi californiani che sono moltissimi. Ci sono anche alcuni bisonti. Li vediamo con la coda dell'occhio, ma non riusciamo a fotografarli, mannaggia ! E' sabato, quindi il parco è molto frequentato da ogni tipo di utenti che danno libero sfogo alle loro passioni per il tempo libero. La circolazione veicolare, nonostante l'ampiezza delle strade, è rigorosamente filtrata per non sottoporre questo verdissimo polmone ad una eccessiva pressione umana. Vi si trova di tutto: dagli aficionados di "jogging" ai ciclisti ai cultori di arti marziali che si allenano negli angoli più riservati con attrezzi di ogni genere; dai comuni bastoni snodati, alle mazze chiodate, alle spade di ogni foggia con le quali tracciano nell'aria eleganti evoluzioni. Mi viene quasi spontaneo un sorriso, pensando alle conseguenze dei colpi sbagliati, specie quelli al basso ventre. Che male!!!
    Ci fermiamo per una breve sosta nel piazzale centrale del parco. Poco distante si erge una costruzione di colore scuro, anzi proprio tetro. Squadrato come una moderna macchina bellica a sviluppo orizzontale, con uno sgraziata escrescenza laterale che ne alleggerisce la simmetria, ma non il pessimo gusto estetico. Sembra trattarsi del "museo di arte moderna" progettato nientepopodimeno che da Renzo Piano. Ci dicono sia il museo più "ecologico" al mondo; nel senso che è anche quello a maggiore ecocompatibilità. Sarà sicuramente cosi' e mi inchino al genio di Piano. Però, in nome della libertà di opinione, a me continua a sembrare un bel pugno in un occhio. Speriamo che Renzo Piano non si offenda. Ma tanto chi glie lo va a dire?
    Ora tocca alla "Grace Cathedral", sede arcivescovile cattolica; collocata proprio al centro della Down Town, naturalmente in una strada in forte pendenza. Non è gran che dal punto di vista architettonico esterno. Anzi mi pare una copia mal riuscita di quel capolavoro gotico che è "Notre Dame" a Parigi. Forse, trattandosi di un brutto "clone" è proprio questo che la rende meno bella. Ciò che invece trovo interessanti all'interno, sono i grandi pannelli a mosaico che rappresentano la storia della città, dalla sua fondazione ai tempi più recenti. Il pannello finale, forse il più interessante di tutti, rappresenta l'allegoria del trionfo dei "Diritti dell''uomo" e della loro universale consacrazione, culminata con la fondazione delle Nazioni Unite, avvenuta, proprio qui a S.Francisco, nell'ormai lontano Giugno 1945.
    All'uscita dalla Cattedrale, ci viene maliziosamente indicata dalla nostra guida una costruzione imponente, proprio di fronte al centro locale della cattolicità. Sui suoi muri perimetrali spiccano, in bella evidenza, molti simboli massonici.
    Mi viene un dubbio quasi automatico: "pura coincidenza o voluta simbologia" di contrapposti poteri? In fondo i due edifici distano fra loro solo pochi metri: la larghezza di una strada. E le teste di chi li governa, quanto distano fra loro. Ma poi, saranno veramente nemici come dicono? Oppure.....
    Nel percorso di rientro alla nostra nave che salperà alle 13, ripassiamo davanti alla rotonda dove vengono girati i "cable cars" di cui abbiamo già parlato. Anche oggi la coda
    circolare di aspiranti escursionisti è lunghissima; anzi persino più lunga di ieri. Ma è più
    che comprensibile. Nessuno può lasciare S.Francisco senza aver provato l'emozione
    di un bel giro su questi sferraglianti tranvaietti del passato; bellissimi anche ai nostri giorni.
    Quando alla fine di questo nuovo giro di contatto con la città, proprio mentre il bus ci
    scarica davanti al nostro "Pier 35" e quindi al varco che ci separerà definitivamente da S.Francisco, provo uno strano "stringimento" al cuore. Questa città meritava ben più di due giorni scarsi di visita e contatto. Viene voglia di fare una pazzia e prolungare la permanenza; ma poi la "ragione" riprende il controllo. Magari un'altra volta, perchè no?
    Un rapido sguardo all'orologio e scopriamo che c'è giusto il tempo per dare un ultimo saluto anche ai leoni marini che stazionano sul famoso Pier 39. Brevissima corsa per
    realizzare anche questo. I Leoni sono tutti beatamente stravaccati sulle loro zattere. Combattono a colpi pinne e di spintoni per assicurarsi il loro spazio. Poco più in là ce n'è uno che ha una zattera tutta per se' e non permette a nessun altro di salire. Beh, proprio nessuno no. Si tratta di un maschio dominante in attesa delle gradite visite da parte delle sue "favorite" che a turno vanno...a trovarlo. Emette in continuazione il suo provocatorio latrato leonino al quale rispondono vigliaccamente, a prudenziale distanza, gli altri maschi di rango inferiore che, pur stazionando sulle altre zattere in promiscuità con le femmine, si guardano bene dal toccarle per timore delle reazioni del "califfo". Cosi' va la vita, anche fra i leoni marini; mica solo fra gli "umani".
    Nel riprendere il mare aperto, anzi ricordiamolo, sua Maestà l'Oceano Pacifico, diretti a
    Honolulu, Costa Deliziosa transita un'ultima volta sotto il Golden Gate. I ponti di coperta sono affollatissimi e le sale da pranzo, all'interno della nave, sono quasi deserte. Pochi, pochissimi sono disposti a rinunciare a questo struggente saluto. Il pranzo invece può aspettare.
    Quando il ponte leggendario passa sopra le nostre teste, si alza roco e possente il triplice saluto della sirena di Costa Deliziosa che racchiude, ne son certo , tutti i nostri nostalgici sentimenti; sicuramente i miei.
    Ti amo S.Francisco; tardivamente ti ho conosciuto, ma ti amo. Anche se fossi una bellissima donna, non potrei amarti di più.
    Daniela
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