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Discussione: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

  1. #291
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

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  2. #292
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  3. #293
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  4. #294
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  5. #295
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  6. #296
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    wellington ..
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  7. #297
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

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  8. #298
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    WELLINGTON - (Capitale della Nuova Zelanda).

    Dopo aver visto Aukland molte città, europee ed americane, rischiano di sfigurare al confronto. Ma l'obiettivo di questo modesto diario non e' di fare classifiche; questa non
    e' una classifica e neppure un festival che deve avere per forza un vincitore; piuttosto una cronaca, una narrazione, una rassegna. Se mi e' consentito, vorrebbe anche essere un documentario in parole dove l'emozione del visitatore avrebbe la pretesa di essere trasmessa e condivisa dal lettore, possibilmente senza meravigliarlo; soprattutto senza stancarlo. Tanto tutti sanno benissimo che le emozioni non si possono trasmettere efficacemente a meno che siano condivise. Il problema sta proprio tutto qui: raggiungere la condivisione con il lettore.
    Tornando a bomba, Wellington, la nostra attuale meta, pur nella sua dimensione minore,
    ha tutto il diritto di essere raccontata, così com' e':
    Intanto ricordiamo che e', a torto o a ragione, la capitale politica ed amministrativa della
    Nuova Zelanda. Le ragioni per cui,circa un secolo fa, i neozelandesi, non senza discussioni, polemiche, prese di posizione anche dure, decisero di trasferire da Aukland
    a Wellington la dignità ed anche la funzione di capitale. Tutte queste ragioni appartengono ai Neozelandesi ed a noi deve star bene così. D'altra parte anche noi italiani siamo passati
    per ben tre "traslochi" della nostra "capitale" dopo l'unificazione; vogliamo ricordarcelo ?
    Wellington, città di soli 450.000 abitanti divenne capitale per ragioni soprattutto di praticità
    geografico-politica. Non si poteva continuare con una capitale (Aukland) collocata al nord di una terra grande, scarsamente, anzi pochissimo popolata, a vocazione agricolo-pastorizia solo da poco anche vitivinicola. S'imponeva una collocazione più razionale del
    centro dei poteri decisionali e così fu. Intanto Aukland, dopo aver sofferto la dura botta,!del declassamento si e' ripresa benissimo e lo ha dimostrato con i fatti, ma soprattutto continua ad espandersi economicamente e culturalmente.
    Wellington poi si presenta con le carte in regola anche per altri aspetti che vanno ben oltre
    La funzione di "capitale" politico-amministrativa. Non e' solo sede del Parlamento, delle Ambasciate straniere, dei centri della burocrazia, peraltro molto poco invasiva rispetto a
    quella europea ed italiana in particolare. E' una città in espansione, ad intensa vocazione
    Universitaria, molto seria, dove la ricerca si fa davvero; dove i ragazzi studiano volentieri
    e con profitto, nella consapevolezza di avere, alla fine dei loro studi, prospettive e certezze
    di lavoro che altrove non hanno.
    La baia di Wellington, collocata nel bel mezzo dello "stretto di Cook" di cui abbiamo già parlato, e' bellissima. Baia profonda, naturalmente protetta da contrafforti naturali che la riparano dalle furie dell'Oceano Pacifico che, come tutti sanno, non scherza mai.
    Questa pur bellissima baia non ha tutto l'affollamento di isole e isolette del Golfo di
    Aukland, quello dinAuraky e della leggendaria "coppa America". Tuttavia si difende benissimo.
    La vegetazione, superba e rigogliosa dappertutto, rallegra la vista di chi vi arriva per mare.
    Lo "skyline" del fronte portuale e' abbastanza modesto, ma si fa rispettare. Quello che colpisce subito appena attraccati e' una sterminata distesa, in un settore ben preciso del
    porto, di enormi tronchi d'albero accatastati in attesa d'imbarco per chissadove. E' uno spettacolo veramente imponente e deprimente in pari tempo. Non si può fare a meno di pensare alle migliaia, molte migliaia, di alberi abbattuti per realizzare questo mare di tronchi. Le nostre guide ci rassicurano: la deforestazione della Nuova Zelanda, un tempo
    selvaggia, e' oggi fortemente regolamentata. Ma purtroppo continua! E le rassicurazioni
    per quanto temporaneamente credibili, necessitano di conferme a lungo termine. E il lungo
    termine e' appunto....lungo. Il futuro "remoto" non appartiene per ragioni anagrafiche a quelli della mia generazione! Auguri a quelli cui invece appartiene di diritto.
    La "down Town" di Wellington non e' proprio vicinissima. Per raggiungerla occorrono i mezzi; o taxi o bus pubblico, ma questa scelta può essere rinviata al pomeriggio. Ora ci
    attende l'escursione organizzata; molto bene direi. Abbiamo la fortuna, un po' casuale, un
    po' voluta, di avere per guida l'italianissimo Matteo, un giovane di Carrara che vive ad
    Aukland da cinque anni ed ha tutta l'aria di volerci restare ancora molto. Lo avevamo già conosciuto, appunto ad Aukland e lo ritroviamo qui a Wellington dove ci ha raggiunto in aereo.
    E' uno di quei giovani avvenenti che le donne chiamano "belli e maledetti", ma li adorano, incuranti del fatto che quasi sempre ci scappa la fregatura. Lui no', e' solo bello, non mi pare che sia anche maledetto. Possiede una cultura elevata; insegna la lingua italiana in una scuola del circuito "Dante Alighieri", fortissima in questo emisfero. Conosce profondamente la storia di questo Paese e la sua importante cultura "maori".
    E' un piacere starlo ad ascoltare ed ha un approcio gradevolissimo ai quesiti che gli
    vengono sottoposti, anche dai maschi; non parliamo delle femmine che se lo mangiano
    con gli occhi solo per avere la sua attenzione, altro che cultura!
    A mio avviso ci ha dato più notizie utili e interessanti sulla Nuova Zelanda in due mezze giornate di quante ne avremmo potute avere con la lettura di un trattato su questo Paese.
    Quindi ben ritrovato a Matteo ed iniziamo a conoscere questa mini capitale di cui non sappiamo ancora nulla.
    Molto intelligentemente, a mio avviso, Matteo ci porta dapprima sulla Victoria Mountain,
    la collina-montagna dalla quale si gode un bellissimo panorama della città e della baia
    circostante, anch'essa bellissima, anche se un po' più spoglia e meno frastagliata di quella
    di Aukland. Infatti ci sono meno isolette; solo un paio, piccolissime. Più grossi scogli che
    isole ma non privi di fascino. Lo sguardo spazia a trecentosessanta gradi per diverse centinaia di chilometri, fino allo stretto di Cook ed anche molto più in la'.
    La trama urbanistica della città che si dipana sotto i nostri occhi, evidenzia i punti salienti.
    Fra questi meritano una particolare attenzione il Parlamento, chiamato simpaticamente il
    "grande alveare" per la sua curiosa forma che lo fa somigliare ad un "favo" di api selvatiche. Spiccano anche il grande museo etnico-naturalistico, la cattedrale cattolica intitolata a S.Paolo e tutti i grandi, moderni edifici a sviluppo verticale che costellano la
    "down Town" il centro economico e commerciale della capitale.
    Colpisce molto, sia salendo alla Victoria Mountain, sia scendendo dalla medesima, sia infine, attraversando i diversi quartieri della città, il sostanziale equilibrio stilistico-edilizio fra la vecchia urbanistica vittoriana e coloniale ed i nuovi edifici, alti ma non altissimi
    che sfruttano più razionalmente il terreno su cui sorgono, massimizzando le risorse, come richiede la moderna tendenza. Mi ha molto colpito, passandovi accanto, un edificio in purissimo stile vittoriano a due soli piani. Austero, molto esteso poiche' occupa lo spazio di un intero isolato, dipinto con una gradevole tinta crema, sormontato da moli camini ornamentali, belli come quelli parigini di "place Vendome". Bene questo notevole edificio, già sede del primo Parlamento insediato a Wellington, come ci spiega il bel Matteo, e' interamente costruito in legno sia all'interno che all'esterno ed e' riconosciuto come l'edificio interamente in legno più grande al mondo; un vero "Guinness".
    Consentitemi di introdurre un altro elemento socio-economico prima che lo dimentichi: il
    super informato Matteo ci ricorda che il sistema sociale della Nuova Zelanda e' fra i più
    avanzati al mondo. E ce ne da' anche la spiegazione:
    la Nuova Zelanda e' stata la prima nazione al mondo a riconoscere il voto alle donne, anticipando la progressista Europa di almeno 40 anni. Da queste parti inoltre e' nata, prima al mondo, la settimana lavorativa di 40 ore; altro interessante primato. Che diventa
    ancor più interessante e rivoluzionario se si pensa che questa innovazione, arrivata da noi mezzo secolo dopo, e' il frutto, pensate un po', della dura lotta, capitanata da un lavoratore di etnia "maori". Sembra un paradosso ma non lo e': sono sempre i semplici, i coraggiosi, gli impavidi, i "brave hart" che, credendo in quello che fanno e portano avanti istanze ritenute impossibili; ma che, alla fine creano una base di "coscienza comune"dalla potenza incommensurabile. Penso al movimento di coscienze nato dalla semplicità del pensiero di Ghandi, dilagato poi in modo irrefrenabile, fino a far crollare miseramente l'impero coloniale inglese.
    Torniamo a Wellington: quando siamo scesi dalla Victoria Mountain, lasciandoci alle spalle
    il panorama che eviterò accuratamente di definire "mozzafiato", attraversiamo una fitta foresta, non tropicale, ma ugualmente bellissima. Tronchi contorti formano intricati grovigli come nelle migliori fiabe del nord-europa, quelle dove si incontrano gli "elfi", gli gnomi, i Troll e le loro compagne dagli enormi nasi che non si devono mai toccare, pena quanto meno l'impotenza per i maschi ed il precoce invecchiamento per le femmine. Si possono incontrare in queste foreste anche i personaggi del "signore degli anelli". Si' proprio anche quelli, perchè, diciamolo con doveroso scrupolo di cronaca, da queste parti sono state girate quasi tutte le scene esterne del famoso film che ha fatto tanta cassetta.
    E poiché i neozelandesi hanno imparato a sfruttare l'onda del successo, occupando tutti gli spazi che via via si rendono disponibili, e' giusto riferire che il mercato della produzione cinematografica e della fiction qui e' in fase di grandissima espansione. Dappertutto si osservano passando, grandi stabilimenti di produzione; proprio come quelli che abbiamo appena visti a Hollywood, a S.Francisco, a S.Monica e che stanno attraversando una crisi di cui non si vede la luce della fine del tunnel. Non meno di quanto accade al cinema europeo ed italiano in particolare.
    Strano, qui' a Wellington la crisi del cinema non esiste, almeno per ora. Vuoi vedere che i neozelandesi sono più furbi, ma soprattutto più capaci di noi di affrontare e risolvere le avversita' congiunturali che attanagliano sia gli Stati Uniti che l'Europa in una crisi economico finanziaria di proporzioni mai viste.
    Il nostro bus turistico si addentra ora in un parco-giardino di enormi proporzioni. Al suo
    interno ci attira irresistibilmente uno spazio dedicato alla coltivazione di una grande quantità e varietà di rose. Veramente impressionante.
    Ci accolgono simpatici e sorridenti giardinieri, intenti a curare le rose. Le curano come
    creature; ci danno spiegazioni in un inglese magari grammaticalmente corretto, ma con
    una pronuncia quasi incomprensibile: parlano velocemente, si mangiano le vocali, cambiano il valore fonetico della frase complessiva, ma alla fine ci si capisce.
    Consentono alle scatenate signore dei nostri bus turistici di riempirsi mani, borse e zainetti delle rose da loro appena tagliate e già deposte nei loro carrelli. Un'accoglienza davvero cordiale.
    La visita a quel profumatissimo luogo termina oltre il tempo consentito solo dietro la minaccia delle guide di lasciare a terra le riottose signore rose-dipendenti e via, per la conclusione della visita mattutina, molto soddisfacente debbo riconoscere; con la sola eccezione della visita al museo al museo etnico-naturalistico. Del quale vorrei dire che, a fronte di un impatto architettonico di tutto rispetto, i contenuti sono abbastanza discutibili sia per i temi proposti, sia per il "layout", ossia per l'impatto visivo, abbastanza ingenuo, piu' adatto forse ad un laboratorio scolastico di scienze naturali che ad un "museo" che a mio modesto parere e' tutt'altra cosa.
    Nel pomeriggio invece, liberi tutti. Ognuno e' libero di andare a conoscere Wellington secondo i propri gusti. Non ci pare una cattiva idea.
    Noi scegliamo di tornare in centro con un mezzo pubblico al fantastico prezzo di 2,5 dollari
    neozelandesi; andata e ritorno, naturalmente. Qualcosa come circa 2 €uro. Fantastico, e'
    il prezzo più conveniente mai riscontrato in questa terra dove tutto e' carissimo.
    Le strade del centro ricalcano un po' le caratteristiche già apprezzate al mattino. Vecchio e
    nuovo si alternano e si mescolano con inspiegabile armonia. Ci attira molto una galleria commerciale ricavata nell'edifcio di una banca dismessa. All'interno, ma anche all'esterno,
    la struttura ha conservato i suoi caratteri "retro" o "bell'epoque" che dir si voglia. Vi si trova
    di tutto, dal pub più tradizionale al bar dove si consuma in piedi ogni tipo di cibo e di altri generi. Vi sono venditori di ogni merce vendibile, privilegiando i manufatti. Scatole di prodotti, rigorosamente fatti e confezionati a mano. Una festa per gli occhi.
    I camerieri che si aggirano con destrezza fra i tavoli che invadono ogni più piccolo spazio utilizzabile; vestono grembiuli neri lunghi fino ai piedi, allacciati in vita con una fettuccina, proprio come si usa in Inghilterra da cui derivano abbigliamento e modi di fare. Le macchine da caffè sono ancora di foggia cilindrica come quelle dei film. Qui il caffè non e' solo un prodotto di consumo e' una parte della cultura locale, irrinunciabile. Provo un senso di intima soddisfazione; l'odiato the, simbolo della cultura "british", qui' e' in netta decadenza. E' ben poca cosa, ma a me tanto basta. Avrei passato ore in quella struttura dove il tempo e' stato magicamente congelato. Purtroppo devo arrendermi al tempo reale che invece scorre veloce. Le strade che circondano quello scenario da film, mi richiamano alla realtà anche perchè costituiscono percorso obbligato per l ritorno alla nave. I negozi moderni sono pieni di proposte "sale" ossia saldi. Ma quali saldi? O sono fuori di testa perchè cari rispetto ai prezzi europei o, sicuramente, nascondono qualche fregatura.
    Ho visto, così tanto per riferire, una gioielleria dalle vetrine luccicanti e prezzi impossibili,
    che accanto a diamanti dai prezi irraggiungibili e perle da film, un vistoso cartello che invitava ad entrare per non perdere un'occasione unica: un diamante "solitarie" da 0,9 kt, cioè quasi un carato, al favoloso prezzo di 100 dollari neozelandesi. Poco più di 60 Euro. Via di corsa; il puzzo di "sola" e' insopportabile. E poi la nave e' ormai in partenza. Non vorrei rimanere a terra solo per aver fatto un affare tanto vantaggioso.
    Costa Deliziosa ci aspetta, desiderosa dai riprendere il mare. Ciao Wellington, ora la nostra rotta e' su Sydney. Dicono che sia bellissima. Scusa se chiudo qui, ma dobbiamo proprio andare.








    Punti salienti.
    Città piccola- Trafficata- Ordinata - Porto con movimento modesto.
    Centro a 3 Km. Monte Victoria Panorama bellissimo sulla baia.
    Vie senza smog e inquinamento per Filobus. Prezzi cari, ma merce
    fine ed elegante. Moda che fa schifo. Abbiogliamentoi abitanti altrettantoi.
    Inelkeganza dei giovani. Sensazione di scarso dinamismo anche nel servire
    i clienti.
    Museo: mezza ciofeca.
    Daniela
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

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