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Discussione: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

  1. #331
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

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  2. #332
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

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  3. #333
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

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  4. #334
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

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  5. #335
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

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  6. #336
    Moderatore Globale L'avatar di cobra75
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    Luoghi meravigliosi !!!!! Credo che dopo un "giro del mondo" si toglie "dieci" anni alla propria vita,almeno per quanto mi riguarda,sarebbe rigenerante al 100% !!!!

    Grazie ancora Dani per il lavorone !!!!
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  7. #337
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    vero anzi verissimo Antonio quello che hai detto.

    dopo un viaggio cosi la ricchezza che uno si porta dentro non ha paragoni.

    e' stata una vera fortuna poter avere questo diario.

    e io lo sto seguendo sognando proprio come voi!!

    anzi mi sono anche affezionata a Franca ed italo
    chissa' se un giorno riusciro' a conoscerli!!

    Daniela
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  8. #338
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    MELBOURNE.
    - L'aereo che ci riporta nella "civiltà", dopo il bagno di natura a Uluru, ci deposita a Melbourne con assoluta puntualità alle 19 di sera. La nostra nave invece arriverà solo
    domani mattina proveniente da Sydney. Passeremo quindi la sera e la notte in un albergo
    di questa città. Costa Crociere ci ha prenotato l'Albergo più prestigioso di Melbourne, il
    Crown Promenade, un 5 stelle superiore, alto più di 50 piani, situato proprio nel centro, la cosiddetta "down town". Di fronte all'albergo si trova il Crown Casino, cioè la casa da gioco
    cittadina, collegata all'albergo da una galleria coperta al secondo piano.
    Albergo prestigioso, dicevamo, ma questa classificazione è sicuramente riduttiva; è un sogno. Il tempo per prendere possesso delle nostre camere ed è già ora di cena. Una
    cena da favola, servita a buffet; un buffet dei più ricchi che io abbia mai visto. Mi strafogo
    di ostriche, gamberoni, polpa di granchio ed altre leccornie a base di pesce, sushi compreso.
    Al nostro arrivo in albergo incontriamo Nello Pastrengo, fratello di mia cognata Maria. Egli vive a Melbourne da oltre cinquant'anni. Era stato avvertito del nostro arrivo da oltre un mese. Non avrei potuto arrivare a Melbourne senza vederlo. Ora è qui, in carne ed ossa
    e ci abbracciamo senza parlare; l'emozione è grandissima.
    Egli era partito con Moglie e due figlie piccole da Pietra Ligure, quando il lavoro in Italia era molto scarso, trovando a Melbourne un'ottima collocazione lavorativa, data la sua elevata specializzazione nella carpenteria metallica e nei lavori subacquei.
    Ora, ottuagenario, ritirato dal lavoro, ma ancora molto in gamba, vive nel suo "cottage" con una delle sue figlie, avendo purtroppo perduto da alcuni anni la moglie, anch'ella mia amica in gioventù.
    Lo avevo visto a Pietra Ligure appena due anni fa, in occasione di un suo ritorno alle radici della sua Famiglia. Ora però l'incontro in terra straniera, assume una valenza emotiva di particolare intensità. Lo suggelliamo con un lungo, caloroso abbraccio, molto più eloquente di mille discorsi.
    Per me, prima ancora di essere fratello di mia Cognata, era ed è tuttora un grande vero amico; anche se ha qualche anno più di me. Inoltre, da ragazzo era stato allievo di mio Padre nel cantiere navale di cui Papà era stato dirigente per tutto il tempo della seconda guerra mondiale ed anche nell'immediato dopo guerra. Ci accomunano perciò mille ricordi; eventi gioiosi e difficili vissuti insieme, nel bene e nel male. Una giovinezza povera e spensierata, resa felice da pochi semplici ingredienti: giovane età, incoscienza, sogni, tanti sogni e tanta voglia di vivere. Tutto questo vissuto passa rapidamente nei nostri ricordi e si
    riassume nel comune sentire di due amici, separati in giovinezza dalle vicende della vita; ora ritrovati in vecchiaia, quasi per caso, con immutato affetto e reciproca stima.
    Insisto molto perchè rimanga a cena con noi, ma declina l'invito perché asserisce di aver già mangiato e non intende ritardare oltre per non impensierire la figlia che lo attende a casa. Ci accordiamo per rivederci nel pomeriggio del giorno dopo. Cercheremo di stare insieme fino alla partenza della nave.
    Ora, stanco fino allo sfinimento, mi resta solo la curiosità, più che la forza, di fare una rapida visita al "Casinò" collegato direttamente al nostro Hotel; giusto per vedere un vero grande Casinò a terra, celebrato per il suo lusso, non striminzito come quello di bordo.
    Solo due parole di pura cronaca su questa visita. Non sono mai stato nella favolosa Las Vegas; neppure mi piace giocare, ma la curiosità è veramente grande. Ciò che compare
    subito alla mia vista è veramente grandioso: il locale, amplissimo e sfarzoso, diviso in diversi settori, è veramente enorme. L'illuminazione, piuttosto "kitsch" come tutto il resto dell'arredamento, è stato pensato per attrarre, strabiliare, blandire e, se permettete, anche per "fottere" l'avventore.
    Dopo un rapido giro fra tavoli di roulette, black jack, dadi, slot machine, ed altre diavolerie, la maggior parte dei quali condotti da croupier di sicura origine asiatica, comincio ad averne abbastasnza. Anche la clientela è in prevalenza di etnia asiatica e di età media piuttosto bassa. Quello che colpisce maggiormente in questo luogo è l'estrema sciatteria dei frequentatori, generalmente vestiti "casual" di basso profilo, anzi proprio sciatti.
    Viene quasi automatico pensare che una buona "piola", una mescita di vino o di birra italiana avrebbe una frequentazione molto più elegante e raffinata. Ne ho abbastanza; mi sbrigo a raggiungere la mia agognata camera che ha proprio l'aspetto una suite e, solo il tempo di spogliarmi, cado immediatamente in un sonno profondissimo e ristoratore.
    La mattina seguente, in attesa che arrivi la nostra nave da Sydney, ci attende una lunga escursione attraverso Melbourne:
    Centro città, parchi,tantissimi parchi uno dei quali conserva una parte del "cottage" del Capitano Cook, quel furbone di navigatore inglese che, pur non privo di meriti, da queste parti non ha mai scoperto nulla e, in nome della Corona inglese, si è impossessato di ogni cosa: territori, ricchezze naturali, privilegi. Il tutto però con tanto di licenza del suo Re. Quindi tranquilli, tutto in regola, come ai bei tempi di Sir Francis Drake che circa due secoli prima esercitava la pirateria di stato in nome della famigerata Elisabetta prima, di cui non intendiamo occuparci. Ci basta ricordarla!
    Ci aspetta anche un' escursione, bellissima, sul fiume che spacca la città in due. Questo
    fiume si allunga per oltre quattrocento chilometri verso l'interno e si chiama, indovinate:
    ma naturalmente Melbourne. Il che testimonia dello stretto legame fra questo corso d'acqua e la città che porta il suo nome. Infatti ci viene spiegato che i pionieri che
    hanno colonizzato l'Australia, sceglievano di installarsi, loro ed i galeotti al loro seguito,
    proprio dove abbondava l'acqua, elemento indispensabile alla vita.
    Ho detto, non a caso "inglesi e galeotti". Sì, perchè questo binomio inscindibile, dobbiamo ricordarlo, è stato l'origine della colonizzazione dell'Australia. Infatti, appena ricevuta la
    notizia che i suoi intrepidi navigatori avevano scoperto nell'emisfero australe terre nuove
    e selvagge, alla Regina Vittoria ed ai suoi ministri balenò subito un'idea geniale.
    E' bene ricordare che le carceri inglesi scoppiavano di ospiti. Una situazione che a ben
    vedere non è poi tanto dissimile da quella attuale in Italia. Con qualche sostanziale differenza: a quei tempi, come ricorda anche Dickens nei suoi romanzi, in galera ci si
    andava anche per debiti, mica come ora. Quindi la popolazione carceraria dell'epoca era smisurata; sicuramente più numerosa di quanto potrebbe esserlo ai giorni nostri.
    La pensata geniale della Regina e dei suoi nobili ministri fu: "e se mandassimo dei galeotti ad occupare e colonizzare le terre appena scoperte"? Otterremmo il duplice risultato di
    svuotare le carceri e di occupare quelle terre prima che arrivino altri europei.
    Detto-fatto, gli inglesi armarono velocemente parecchie navi che stiparono fino all'inverosimile di galeotti scomodi ai quali avevano promesso di tramutare pene ancora
    lunghe e severe da scontare nelle patrie galere, buie, umide e puzzolenti, con un regime
    di semilibertà in Australia, all'aria aperta, senza secondini, senza scudisciate, in un paese
    dove magari potevi rifarti una vita. La proposta era allettante e molti, moltissimi galeotti
    accettarono di buon grado. Altri no, ma alla Corona inglese non poteva fregare di meno.
    Le navi vennero riempite comunque ed iniziò quella che, chiamatela come volete, fu una
    vera e propria deportazione, ma molto democratica, nel più puro stile inglese e durò anche
    abbastanza a lungo. Sta di fatto che il piano funzionò egregiamente e l'Australia fu colonizzata in tutta la sua fascia costiera a costi bassissimi, quasi a zero, se si esclude il trasporto dei galeotti. I quali, una volta arrivati nella "terra promessa", non essendo guardianati se non virtualmente, operarono una prima selezione spontanea: gli elementi
    peggiori si eliminarono da soli, uccidendosi vicendevolmente nelle immancabili contese
    territoriali o da osteria. Gli altri, quelli meno facinorosi che magari erano in galera solo per debiti, misero a frutto la straordinaria opportunità di rifarsi una vita e, perchè no, anche di
    diventare proprietari terrieri. Tanto la terra lì la regalavano a chiunque la chiedesse. Era
    gratis e gli unici che potevano non essere d'accordo erano gli aborigeni. Ma questi non
    contavano nulla allora ed hanno continuato a non contare nulla fino ali anni '60. No, non intendo dire fino al1860, ma al secolo successivo; intorno al 1960 gli aborigeni erano considerati esseri sub-umani, privi di ogni diritto civile e politico. Ucciderne uno equivaleva ad uccidere poco più di un animale protetto. Solo in seguito qualcuno di questi aborigeni, tradendo la propria tribù e la propria natura, si mise a studiare e qualcuno si laureò persino, cominciando a rivendicare diritti, fino al momento in cui, molto, molto dopo la dichiarazione universale di S.Francisco del 1948, anche loro, per bontà degli inglesi, ottennero il riconoscimento e furono considerati esseri umani; inferiori, ma umani. E per tutto pagamento risarcitorio ebbero dalla Corona inglese il diritto di abitare liberamente almeno la zona centrale del continente Australiano. Non tutto s'intende; solo quella porzione sacra agli aborigeni come il Parco Nazionale di Uluru che peraltro era già loro da sempre. Ma adesso almeno avevano il permesso della Corona, vuoi mettere la differenza?
    Rientriamo nei ranghi e riprendiamo la visita di Melbourne. La trama urbanistica della città
    si rivela assai simile a quella di Sydney, ma con sostanziali differenze. Qui la skyline è
    distribuita intorno al corso del fiume navigabile. Manca una torre panoramica e l'edificio
    più alto è un grattacielo chiamato "Eureka" la cui forma, molto ardita, ricorda un parallelepipedo che, verso la sommità ha subito una torsione in senso antiorario. Un
    accorgimento architettonico che interrompe la monotonia della sua interminabile altezza,
    probabilmente, rinforzando la struttura, dando al tempo stesso un gradevole senso estetico. Mi preme sottolineare che il mio è un parere assolutamente estetico, non certo una valutazione tecnica per la quale non ho alcuna competenza.
    Qualcuno sostiene che sia l'edificio più alto in Australia. Magari sarà così ma a noi non
    interessano le classifiche. Questo diario di viaggio si propone di trasmettere impressioni
    ed emozioni, che non e' poca cosa; speriamo ci riesca, almeno in parte. E vi garantisco che, quanto ad emozione, questo grattacielo ne trasmette parecchie. Ma non è la sola
    attrattiva del centro di Melbourne. Altri edifici a sviluppo verticale fanno armonicamente
    compagnia alla "torre Eureka". Con un po' di fantasia, neppur troppa però, la "down town"
    ovvero il centro di Melbourne dà l'impressione di un colossale organo le cui canne sono
    ancora in fase di montaggio a cura di un ciclopico organista che cerca di armonizzarle fra
    loro, sperimentando sempre nuovi equilibri.
    Il battello fluviale su cui siamo imbarcati per visitare la città dal fiume che la taglia in due, scivola lentamente sotto le basse arcate di parecchi ponti stradali; tanto basse da indurre anche i turisti più ardimentosi a chinare la testa per non perderla nell'impatto. La gita, in parte fluviale, in parte terrestre, si prolunga per oltre due ore, mostrandoci una città pulita, ordinata, curatissima soprattutto nel verde pubblico che impone la sua presenza dovunque ed in grande abbondanza.
    Il visitatore ha l'impressione di essere in un enorme parco-giardino dove i prati e gli alberi si esibiscono in una sinfonia verde che stupisce, ammalia e conquista per la sapiente integrazione che la città manifesta sotto ogni profilo. Il battello sfila ancora, compiendo il percorso a ritroso sul gran fiume e ci mostra angoli di città che nessun bus turistico forse avrebbe potuto farci vedere. Alla fine della scorribanda fluviale dobbiamo riguadagnare il bordo di Costa Deliziosa che attende al suo comodo ormeggio nel porto. Nel pomeriggio ho appuntamento con Nello Pastrengo. Desidero passare con lui tutto il tempo possibile, prima che la nave riparta. Mi farebbe anche tanto piacere potergli far visitare la nostra nave che troneggia con la sua mole, sovrastando tutte le altre presenti a Melbourne in questo momento. Un gran pezzo d'Italia che Nello ci terrebbe a visitare, anche per paragonarlo a quella nave che oltre cinquant'anni fa lo condusse in questa magica "Terra promerssa", in cerca di lavoro e fortuna. Purtroppo Il permesso, da me fortemente caldeggiato presso il Commissario capo per evidenti ragioni di legittimo orgoglio, non ci viene accordato. La Direzione di Genova non ha dato il suo consenso perchè, dopo il tragico episodio del Concordia, le maglie dei regolamenti di sicufrezza si sono veramente ristrette al massimo. Pazienza.
    Incontro Nello nella stazione marittima e, con un po' di contrarietà, ci avviamo insieme nuovamente verso il centro, utilizzando un comodo, economico e rapidissimo tram che
    Nello conosce benissimo. In pochi minuti siamo nel pieno centro della città pulsante. Sicuramente la conoscenza profonda di Nello di questa città ci permette di rifare un rapido concentrato delle meraviglie già viste in mattinata, sotto un aspetto che nessuna guida turistica avrebbe potuto eguagliare.
    Ricordo in particolare che, arrivati di fronte alla Cattedrale cattolica, mi ha evidenziato
    la distonia costituita dalla mancanza di una piazza davanti alla Cattedrale stessa. Nello
    è molto incavolato a causa di ciò. Mi evidenzia, non senza enfatizzare, che la piazza in
    effetti la piazza ci sarebbe ed anche molto grande, ma solo al di là della strada di grande
    scorrimento. Una cosa che Nello non ammette, anzi lo fa parecchio innervosire. Tento
    di convincerlo che non è un fatto poi così rilevante, ma la sua concezione urbanistica della
    chiesa rispetto alla piazza, è ancora quella della Parrocchia di S.Niccolò a Pietra Ligure che per lui è un modello urbanistico ideale, difficile da rimuovere.
    Proseguendo nella nostra scorribanda nelle strade del centro, dopo aver visitato alcuni
    negozietti di souvenir di sua conoscenza e completato i piccoli acquisti di calamite, di oggetti inutili che finiranno dimenticati in qualche cassetto, di bandierine, berretti ed altri ammennicoli vari, decidiamo che forse è meglio riprendere la via del porto. Nello si preoccupa e non vorrebbe che io perdessi la nave. Facciamo un'ultima sosta in un Pub
    vicino alla stazione marittima, con la nave sott'occhio, per non avere sorprese. Beviamo
    qualcosa mentre la tristezza comincia a salire di livello. Poi inaspettatamente, veniamo
    invitati dal personale, con grande cortesia, ad uscire perchè quel locale sta chiudendo.
    Non ci siamo resi conto che, parlando parlando, il tempo restante prima che la nave salpi
    è veramente agli sgoccioli. Ancora due foto rubate sull'erba di un'aiuola di fronte alla nave
    e poi, l'abbraccio del commiato, lunghissimo, senza parole, come all'incontro della sera
    precedente; solo molto più triste.
    Guardo Nello che si allontana e si perde nel percorso verso il tram che lo riporterà a casa;
    vorrei scattargli ancora una foto, anche se di schiena. Me ne manca il coraggio.




    23 febbraio 2012 citta, di Melburne. Giro in battello. e gli autorevoli parchi.
    casa autentica del CAP. Cook.
    Incontro con Nello Pastrengo. Giro in citta' con lui.
    Addio a Melburne - penomen di Fata Morgana.
    Daniela
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  9. #339
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

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  10. #340
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

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    Daniela
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