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Discussione: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

  1. #371
    Moderatore L'avatar di berto
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    Re: R: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    Wow che spettacolo di posti ci sono nel mondo te l'ho detto ormai 10 volte ma te lo ripeto :complimenti per l'ottimo lavoro Dani!!!

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    Alberto
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  2. #372
    Moderatore L'avatar di dabi
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    Bertooo
    tu continua a dirmelo !!!!
    ma la verita' che il piacere e' tutto mio!!!
    credo che sia l unico modo che ho di fare il giro del mondo questo!!

    grazie di cuore e un bel bacio !!!

    presto saremo a singapore...

    Daniela
    dabi
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  3. #373
    Reporters L'avatar di andreina
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    Dabi sei sempre affettuosissima, grazie! Hai ragione, ultimamente non ho avuto molto tempo per soffermarmi nel sito, ma sappi che quando non mi senti è solo perchè impedita da altri impegni, non certo perchè sia calato il piacere di stare qui con voi!
    Bacioni :K :K
    Andre

  4. #374
    Moderatore L'avatar di berto
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    Re: R: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    Sono sicuro che avrai l'occasione per andarci!! Il giro del mondo credo sia il top della crociera per noi crocieristi!! io ho 19 anni e già mi vedo in nave per iniziare il giro del mondo quando sarò in pensione

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    Alberto
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  5. #375
    Moderatore L'avatar di dabi
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012


    pensione???
    Beto sei un mito!!!
    Daniela
    dabi
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  6. #376
    Moderatore L'avatar di berto
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    Re: R: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    Sempre se ci arrivo alla pensione perché di questi tempi che stanno allungando l'età pensionabile ormai arrivano agli 80 anni!!!

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    Alberto
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  7. #377
    Moderatore L'avatar di dabi
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    se si potesse tornare indietro
    faccio domanda di lavoro su costa
    almeno cosi anche se vado in pensione
    a 80 anni
    almeno riesco a girare il mondo!!!
    Daniela
    dabi
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  8. #378
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    Re: R: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    Bellissima idea questa!!!

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    Alberto
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  9. #379
    Moderatore L'avatar di dabi
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    singaporeee
    Daniela
    dabi
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  10. #380
    Moderatore L'avatar di dabi
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    SINGAPORE (JURONG porto satellite a 18 Km).
    1* Giorno.
    Entriamo nel porto satellite di Jurong alle 07,20 del mattino. Non ci e' stato concesso di
    ormeggiare in banchina a Singapore che dista 18 chilometri, sembra per ragioni d'altezza
    di Costa Deliziosa. Infatti l'accesso al porto e' sormontato da un ponte sospeso che e' stato realizzato quando le navi non erano alte come palazzi, come invece avviene ai giorni
    nostri. Personalmente nutro qualche dubbio che questa sia la vera ragione del nostro "dirottamento" a Jurang. Io penso che il costo di una sosta di quattro giorni in banchina a Singapore sia molto elevato; ma forse e' un pensiero molto malizioso e poi non ho alcun
    modo di verificare la vera ragione. Il fatto e' che per compensare in parte il disagio di questo approdo decentrato, la Costa crociere ci ha messo a disposizione un servizio di navette assolutamente gratuito.
    I 2800 croceristi di Costa Deliziosa sono tutti scalpitanti. Le due vie di uscita dalla nave si
    affollano fino all'inverosimile; scoppia qualche alterco per ragioni di precedenza, ma soprattutto per l'incredibile ed intollerabile arroganza dei passeggeri tedeschi ed in misura
    minore anche dei francesi. Ma a tutto questo ci siamo abituati da tempo.
    Quando La nostra navetta entra nel tessuto urbano della città di Singapore si capisce immediatamente come questa città-stato abbia meritato la fama che ormai la celebra in
    tutto il mondo Italia compresa.
    Già la periferia si presenta in modo diverso da qualsiasi altro centro urbanizzato al mondo.
    Sia le costruzioni a destinazione abitativa-popolare che quelle destinate ad attività commerciale si presentano come estremamente curate sia nell'aspetto urbanistico che in
    quello funzionale.
    Questa città-stato dispone di un territorio di soli 700 chilometri quadrati che solo dieci anni
    fa erano appena 500. La crescita, piuttosto imponente, e' stata realizzata sottraendo superficie al mare mediante riempimenti. Il tutto rigorosamente pianificato secondo un progetto di espansione urbanistica programmata con scrupolo maniacale. E con quali risultati! Ma non basta, le guide che si sono succedute durante la nostra permanenza di
    quattro giorni, ci hanno spiegato che sono in corso ulteriori lavori di riempimento in varie
    zone della baia e negli ultimi acquitrini residuali intorno alla città che, solo alla fine della
    seconda guerra mondiale era tutta circondata da stagni e paludi malsani e maleodoranti.
    Quando sarà completato questo piano di espansione, Singapore potrà disporre di un territorio di quasi mille chilometri quadrati. Il che significa che, dopo aver ottenuto
    l'indipendenza dalla ex madre-patria la confinante Malesia, sotto la quale ha parecchio sofferto per molte e non sempre comprensibili ragioni, Singapore avrà raddoppiato la
    propria superficie, con tutto quel che può significare in termini di benessere per una minuscolo stato che detta legge in tutti i settori della vita civile, commerciale e finanziaria nell'intera Asia meridionale.
    Veniamo ora all'etimologia del nome di questa città:
    Singapore deriva dall'antico "sanscrito", la madre di tutte le lingue Indo-euro-asiatiche, nella sua originaria accezione "Singa Pura" significa "città del leone". La spiegazione e'
    assai semplice:
    Narra la leggenda che introno al 1560 un principe indonesiano in cerca di gloria e di avventure, si spinse in questo luogo che allora era una foresta pluviale impenetrabile.
    Nel corso delle sue scorribande, gli capito' di incontrare un grosso felino che scambio' per
    un leone. Penso' allora ad un segno del destino, come allora capitava spesso, e decise di
    fondare in questo luogo una "città", che poi in origine era solo poco più di un villaggio, chiamandola "Singa Pura" appunto la città del leone. A poco valsero le obiezioni dei suoi
    fedeli seguaci che gli ricordavano che in questa zona non esistono leoni, ma solo tigri.
    Egli aveva deciso che fosse un leone ed il nome di leone rimase. In fondo non era facile
    far cambiare idea ad un sovrano perdippiu' con temperamento da conquistatore. E così
    il nome rimase e nessuno oso' più modificarlo. Infatti il simbolo della città e' ancor oggi una
    grossa testa di leone che, poco sotto il tronco assume la forma di pesce. Un "leonpesce"
    che peraltro, nella sua rappresentazione scultorea, e' anche molto gradevole. Infatti nell'isola di Sentosa, una delle due maggiori superfici che costituiscono il centro cittadino,
    si erge, maestosa per circa trenta metri sopra la foresta del Monte Faber, una scultura
    visibile da quasi tutta la città: il Leonpesce appunto, con bocca aperta in un ruggito minaccioso che mostra canini possenti ed affilati mentre il corpo sinuoso di pesce rende
    il monumento stesso qualcosa di terribile ed elegante. Potenza e grazia fusi insieme da
    arte, tradizione e leggenda. Il gioco e' fatto ed i singaporesi non cambierebbero questo
    simbolo per tutto l'oro del mondo.
    Anche perchè di oro, in questo luogo, ce n'è davvero tanto. Non oro nel senso del metallo,
    che peraltro abbonda, come vedremo in seguito, ma oro sotto forma di ricchezza materiale
    e finanziaria; una opulenza che meraviglia e stride con la povertà che dilaga tutto intorno a questo assoluto miracolo economico. Con una indispensabile premessa:
    Nel 1941, il 7 Dicembre, esattamente lo stesso giorno in cui Pearl Harbor veniva proditoriamente attaccata dall'aviazione giapponese, le truppe d'assalto del "Sol levante" sbarcavano in massa nella penisola di Malacca, quindi tutta la Malesia, occupando quindi anche Singapore che, come già ricordato, occupa la sua estrema punta meridionale.
    Posizione strategica quindi di questa terra, sia dal punto di vista militare, sia dal punto di
    vista commerciale che poi, insieme ad altri fattori che vedremo, determinandone l'enorme
    successo che dura tuttora.
    L'occupazione giapponese fu durissima, com'era nello stile di quella potenza militare che,
    per atrocità, e' seconda solo a quella tedesca di cui non e' qui caso parlare. D'altronde non
    per nulla le due ricordate potenze, insieme all'Italia, ricordiamolo, erano militarmente alleate nella famigerato "asse" Berlino-Roma-Tokyo. Le guide che abbiamo avuto nella
    nostra permanenza di quattro giorni, ce lo hanno ricordato con abbondanza di particolari,
    generalmente tutti molto drammatici. Duro' fino al 1945, anche per qualche mese dopo le
    famose atomiche di Hiroshima e Nagasaki.
    Alla fine della guerra Singapore venne riannessa alla vecchia potenza dominante la Malaysia che pero' vera potenza non era per niente dal momento che era colonia inglese.
    Sennonché, data l'evoluzione della situazione socio politica del dopo-guerra, con tutte le
    sue forti accelerazioni che sempre si riscontrano dopo un evento bellico, fece nascere nei
    Singaporesi la consapevolezza che la loro collocazione geografica, una vera cerniera per
    gli scambi commerciali di tutto il sud-est asiatico, sarebbe stata un asso vincente nello sviluppo economico, tanto vincente da decidere di staccarsi dall' elefantiaca Malaysia che
    la dominava e che a sua volta era dominata dalla corona inglese.
    Da premettere che già nella prima meta' dell'800 Singapore aveva conosciuto momenti di
    grande fortuna economica grazie ad un certo Sir. Raffles, grande uomo d'affari inglese che
    con geniale intuito affaristico, fondo' la "Compagnia delle Indie occidentali", una istituzione
    affaristica che domino' non solo il commercio delle spezie, del legname pregiato, dei minerali metalliferi, specialmente dello stagno di cui la penisola malaysiana era particolarmente ricca. Raffles era commerciante ed armatore. Era imprenditore edile e speculatore. Era un genio della finanza; un uomo che guardava avanti e ci azzeccava quasi sempre. Un precursore che, illuminato dall'intuito e dell'intelligenza, pose le basi per trasformare il villaggio fondato dal principe indonesiano in una vera potenza economica mondiale. Ancora oggi molte costruzioni realizzate dalla sua genialità, contraddistinte dall'inconfondibile stile coloniale, sopravvivono in Singapore e guai a chi le tocca. In particolare ricordiamo il celebre Hotel Raffles che, oltre ad essere l'Albergo più prestigioso
    di tutto il sud-est asiatico, con prezzi di pernottamento da capogiro, e' soprattutto un complesso commerciale di altissimo profilo. Al piano strada, sia all'esterno del complesso
    che al suo interno, nei suoi numerosi "patios" coloniali lussureggianti di vegetazione tropicale, si affacciano le insegne e la vetrine di quasi tutte le "griffes" della più prestigiosa
    moda internazionale, da Tiffany a Gucci da Van Cliff & Arpel a Girard Perregaux. Mi fermo
    qui per non far diventare questa narrazione un dizionario di moda. Nei vari "patios" appena
    nominati, si collocano prestigiosi ristoranti all'aperto, cucine comprese, collocate sotto
    gazebi coloniali dove stuoli di cuochi ed inservienti si esibiscono in tutte le arti culinarie
    di ogni latitudine sotto gli occhi distratti di una clientela raffinata composta da uomini d'affari in rigoroso abito colonial-elegante e tristi d'altissimo bordo distinguibili dal bianco
    "panama" calcato in testa. Una specie di status symbol.
    Trascuro la descrizione delle Signore, numerose ed eleganti come attrici di un film anni trenta. In questo complesso alberghiero, oggi parzialmente trasformato in centro commerciale di altissimo bordo, nel secolo diciannovesimo Sir Raffles visse per molti anni, dirigendo i suoi complessi affari con rango più da ambasciatore inglese che da presidente della Compagnia delle Indie Occidentali.
    Sotto l'imponente "pronao" che protegge l'accesso alla parte alberghiera staziona un nugolo di "boys" in livrea al servizio dei clienti. Sono tutti coordinati da un paio di capi in
    costume indiano "Sikk" che sembrano più dignitari di corte con i loro vistosi turbanti che caratterizzano la loro casta e la stola trasversale rossa che li fa sembrare ambasciatori. Invece il loro ruolo e' solo di aprire le portiere delle lussuose vetture in arrivo ed in partenza o di chiamare i taxi per i clienti, come nella migliore tradizione europea.
    Ritorniamo all'impatto del nostro arrivo. La navetta che ci trasporta da Port Jurang al
    centro di Singapore attraversa una periferia popolare abitata dai singaporesi di varie
    estrazioni sociali, generalmente modeste. Data la scarsità di terreno edificabile anche
    l'edilizia popolare e' costretta a seguire la regola dello sviluppo verticale.
    Viste da lontano queste case popolari, costruite in regime di intervento pubblico, sembrano grattacieli, e in effetti lo sono. Molte decine di piani, destinati ad abitazioni popolari; architettura semplice, pulita; panni stesi perpendicolarmente alle finestre. Sono appesi a lunghi bastoni che sembrano aste da bandiera e si notano dappertutto. Non sono belli a vedersi, data la quantità di panni stesi ad asciugare. A ben vedere, tenuto conto delle differenze sulla disposizione della biancheria e dell'altezza delle costruzioni, richiamano alla mente Napoli.
    Su queste costruzioni, simili in tutto e per tutto, specie da lontano, ai più prestigiosi grattacieli del centro cittadino, da vicino denunciano le vere differenze. Intanto c'è da rilevare che queste costruzioni sono realizzate quasi interamente con il sistema della
    prefabbricazione; una tecnologia che permette di procedere speditamente alla realizzazione di un edificio di molte decine di piani, naturalmente a scapito delle qualità.
    finale.
    Dal punto di vista sociale pero' il governo locale ha risolto ben più di un problema. Infatti
    L'edilizia popolare a Singapore e' rigorosamente riservata all'azione governativa, dalla
    progettazione, all'esproprio del terreno necessario, alla costruzione, all'assegnazione.
    Questo controllo che appare ad alcuni eccessivamente rigoroso, sta dando buoni frutti
    anche sul piano dell'integrazione etnico-sociale. Il Governo desidera che la vecchia pratica coloniale di "ghettizzare" le diverse etnie presenti sul territorio, venga superata da una
    reale commistione ed omologazione fra cinesi, malesi, indonesiani ed indiani ai quali viene
    assegnato un alloggio proporzionato alle esigenze del nucleo familiare; da una superficie
    minima di 50 ad un massimo di 100 metri. Il regime di assegnazione, anch'esso riservato
    al Governo centrale, prevede due possibilità: acquisto a prezzi popolari, sovvenzionati dal
    Governo stesso oppure affitto a prezzi veramente accessibili a tutti, con diritto di riscatto
    dopo un certo numero di anni. Un po' come accadeva in Italia nel dopoguerra con il
    piano UNRRA-casas e poi con il "piano case Fanfani". La differenza e' che l'assegnatario non ha alcun potere decisionale o di scelta sull'alloggio e sul quartiere due andare a vivere. Tutto e' regolato da una rigidissima legislazione che a molti, soprattutto europei, appare una grave limitazione alla libertà di scelta. Ma qui il problema viene affrontato con altri criteri: " meglio una casa a basso prezzo dove vuole il governo, che nessuna casa in
    nessun luogo". Personalmente credo che di fronte al grave ed importante problema della
    casa, valga ben la pena di fare qualche rinuncia.
    Torniamo ora alla descrizione dei luoghi. Arrivati al centro, proprio di fronte al Terminal
    Crociere che e' situato sull'Harbor front, il fronte del porto. Non come lo intendiamo noi
    per averlo metabolizzato dalla cinematografia di casa nostra; qui e' stato realizzato un quartiere modernissimo costituito da grattacieli altissimi, urbanisticamente studiati per una vivibilità di alta qualità, gradevoli, razionali, con grandi spazi pubblici e verde pubblico dappertutto. Lo stesso Terminal in cui non abbiamo potuto attraccare per le dimensioni della nostra nave.
    L'impatto visivo e' shoccante. Colpisce la maestosità e la magnificenza degli edifici che
    si presentano ai nostri occhi. Un' architettura ed un'urbanistica da rivista specializzata;
    un arredo urbano che armonizza, sottolineandoli, il moderno, il modernissimo ed anticipa il
    futuro. Il tutto sapientemente legato da un imponente verde urbano curato e coccolato fino
    all'ossessione. Piacevole ossessione se si considera che, nonostante la mia natura critica,
    non riesco a trovare stonature. Il mare a due passi; il parcheggio dei bus turistici, organizzato in modo impeccabile e regolato da personale addetto. Alti porticati e passaggi coperti di collegamento fra gli edifici sono posti a protezione dei pedoni sia dal sole cocente, sia dalla pioggia monsonica che a queste latitudini arriva improvvisa anche diverse volte al giorno.
    Sopra le nostre teste, ad un'altezza di un centinaio di metri, scorre una funivia a piccole
    cabine, del tutto simile alle "ovovie" delle nostre stazioni sciistiche. La funivia poggia due
    delle sue tre stazioni su altissimi edifici chiamati "torri". La terza stazione e' situata su una
    collina, la più alta di Singapore, chiamata "Monte Faber" che appartiene pero' alla vicina
    Isola di Sentosa il quartiere elegante di Singapore di cui ci occuperemo in seguito.
    Per poter realizzare questo collegamento via cavo delle due isole, si deve attraversare
    una larga parte della baia che circondata città. Mi fiondo come un razzo nella torre A, una
    delle tre stazioni e compro i biglietti necessari per compiere l'intero percorso. Poi, preso
    uno dei tanti ascensori, entro nella cabina a sei posti, tutta per me. Una cuccagna.
    La cabina parte un po' traballando, ma si stabilizza subito. Appena uscito dalla tettoia della
    stazione di aggancio il silenzio totale e la sensazione di volare su un elicottero mi prendono totalmente. Unica differenza l'assenza di rumore che invece nell'elicottero e'
    veramente fastidioso. La cabina si inoltra lungo il cavo di sostegno, attraversando il primo
    tratto della baia. Proprio sotto di me sta passando una grossa nave da crociera. Non riesco ad individuare il nome perchè e' scritto lungo le murate. Individuo invece la compagnia armatrice dalle insegne sulla ciminiera; e' la Royal Caribbean, un colosso della
    navigazione da crociera. Si distinguono benissimo le attrezzature di coperta, le persone
    che stazionano sul ponte e quelle affacciate alle murate. Il colpo d'occhio sulla baia e'
    strepitoso; decine di imbarcazioni di ogni tipo stanno transitando in questo momento sulle
    rotte più diverse, lasciando a poppa il baffo della scia. Si scorge in lontananza, emergente
    dal verde di Monte Faber, l'enorme monumento al "leonpesce" il simbolo della città. Prima
    di giungere alla stazione intermedia e poi proseguire fino al Monte Faber, scatto centinaia
    fotografie e riprendo tutto il riprendibile; mi agito, sporgo le macchine dalle aperture della
    cabina, passo da un lato all'altro con atteggiamento frenetico e mi fermo solo quando la
    cabina ingaggia l'ultimo tratto del cavo di sostegno. La cosa mi e' tanto piaciuta che, giunto
    alla stazione finale, quella dell'isola di Sentosa,decido di non scendere e ripeto il percorso daccapo; il biglietto me lo consente.
    Nel secondo giro, liberato dalle esigenze di ripresa, mi godo, sempre da solo in una cabina
    l'incantevole panorama di quella che, secondo me, e' una delle più belle baie del mondo,
    anche se e' ben difficile stabilire una classifica. I luoghi da noi finora visitati sono tanti e tutti molto suggestivi. E poi chi può pretendere di farlo con obiettività, tenuto conto che le
    località ancora da scoprire e visitare sono sicuramente più di quelle visitate?
    Quando scendo dalla funivia panoramica, felice ed euforico come un bambino, mi immergo nel tessuto vivo della città che mi avvolge e stupisce e che ora, sicuramente con scarsa efficacia, mi accingo a descrivere.
    Il quartiere dove mi trovo, l' "Harbor front", e' una città nella città. Da un lato si affaccia
    sul porto dedicato al turismo; elegante, curato, pulito. Introduco una informazione: in tutta
    Singapore vigono leggi severissime di cui ci occuperemo in seguito; alcune comuni a tante
    città europee ed americane. Altre assolutamente originali, proprie solo di questa città.
    Per esempio e' vietata, vietatissima la vendita di che chewing gum; motivo? Oltre alla
    pulizia di strade, marciapiedi, porticati ed altri spazi pubblici, si vuole evitare il ripetersi del
    "blackout" che una decina d'anni fa fu provocata da uno sconosciuto, mai individuato, che
    un po' per scherzo, un po' per incoscienza, appiccico' una "gomma" ad un quadro elettrico
    del sistema di pubblica illuminazione e distribuzione dell'energia elettrica. Risultato? Più
    di mezza città rimase al buio un'intera notte prima che si scoprisse la vera causa. Intanto la vendita della gomma da masticare e' vietata in questo Stato-città, chiunque venga sorpreso a masticare o gettare gomma viene multato con un'ammenda di 4.000
    dollari singaporesi; più di 4000 $ Usa. Se poi oserà reiterare la violazione,verra' anche
    punito con tre frustate sulla schiena. Si, perché in questa civilissima città-nazione, oltre
    alla deprecata pena capitale, peraltro usata raramente, vige anche la pena della fustigazione con tre o più frustate nella schiena che, ovviamente nessuno gradisce sperimentare. Infatti il rigido diritto penale locale non prevede mai sconti o scappatoie.
    La certezza della pena e' garantita. Anche l'imbrattamento dei muri o la deplorevole pratica
    della pitturazione delle carrozze ferroviarie e' punito con la fustigazione e, in caso di
    recidiva, la condanna passa a nove anni d reclusione, tutti da scontare senza alcuna
    agevolazione. Dura lex sed Lex; non ci sono provvedimenti di clemenza di alcun tipo.
    Ci viene spiegato che il rigore della legge locale e' stato condizione necessaria ed essenziale per riportare ordine ad una città multietnica che, in mancanza di regole severe,
    avrebbe potuto sviluppare tensioni sociali pericolose per la convivenza delle varie etnie
    ed avrebbe nociuto allo sviluppo economico che invece, grazie al rigore c'è stato, eccome!
    Mi viene naturale esprimere apprezzamento per tutto questo e ne traggo una conclusione:
    Laddove c'è rigore e rispetto per le regole e fra le diverse anime di una popolazione, c'è
    progresso e benessere per tutti. Laddove invece, per eccesso di libertà e/o democrazia,
    intesa nel senso più deteriore del termine, si assiste al sottosviluppo, al caos, al degrado
    e finalmente, alla prevaricazione di pochi su tanti che devono subire. La storia anche la
    più recente ne fa fede e gli esempi pratici si sprecano. Soprattutto nella nostra Italia.
    Dicevamo quindi che Singapore e' città ordinata, bella, pulita, che in un passato piuttosto recente ha conosciuto momenti difficilissimi come la guerra, l'occupazione giapponese, la
    dominazione Malese, condizionata da quella inglese, ancor più terribile e sfruttatrice. Tuttavia ha trovato faticosamente la strada de suo riscatto socio economico che oggi costituisce modello indiscusso per tutta l'Asia sud orientale e non solo. Infatti, non avendo
    territorio e quindi non avendo risorse naturali da sfruttare, ha puntato tutto sui commerci, sui traffici marittimi, sulla produzione di tecnologia di eccellenza nel campo bio-medico ed
    infine nella finanza internazionale che funge da legante e da regolatore di tutto questo.
    Continuando la descrizione dei luoghi, non si può sottacere l'estrema cura che i responsabili dell'arredo urbano mettono nella ricerca del bello per il residente e per il visitatore. Si pensi che persino le strade sopraelevate, qui numerosissime, sono abbellite
    da fioriere e, quando possibile, da vegetazione d'altro e medio fusto. Queste vie aeree di collegamento che, anche in Italia sono viste come ferite per ll tessuto urbano, qui sono
    vissute come motivo di arredo e di ornamento. Questione di punti di vista.
    Continuando nella descrizione dei numerosi luoghi fascinosi di questa città non può passare sotto silenzio il "Marina Bay" il salotto buono della Singapore a bordo del mare.
    Praticamente si tratta del recupero e riconversione del vecchio porto passeggeri, oggi trasferito al Terminal di cui abbiamo già parlato. Si tratta di uno specchio d'acqua vastissimo, circondato come da una cornice dagli alti edifici della Skyline e delimitato ad oriente da un ponte assai basso che limita la navigazione agli scafi di piccolo cabotaggio
    come i battelli turistici o quelli da diporto privato, assai numerosi da queste parti. La vegetazione tropicale con assoluta prevalenza della palma da cocco, completa la cornice in un assieme assolutamente armonico completato da un enorme "leonpesce" marmoreo dalla cui bocca esce un getto d'acqua lungo più di dieci metri. Una fontana bianchissima di grande effetto, soprattutto notturno.
    Sullo sfondo di questo bacino, oggi più simile ad un lago che ad una baia marina, si ergono maestosi tre altissimi grattacieli di oltre cinquanta piani. La sommità di questa
    tripletta di torri e' collegata da una costruzione orizzontale dalla perfetta forma di una nave
    con la prora rivolta ad oriente e la poppa ad occidente. La lunghezza totale di questo
    elegantissimo scafo in cemento armato supera di poco i trecento metri, quindi e' più
    lunga, sia pure di pochi metri di Costa Deliziosa, lunga soltanto 293 metri. Ladifferenza
    e' costituita dall'altezza dello scafo che non supera i venti metri e la fa quindi apparire ancora più lunga, snella, elegante.
    All'interno della "nave volante", sospesa a duecento metri d'altezza,vi sono ristoranti, esercizi commerciali di altissimo rango e persino un'enorme piscina pensile che attira sui suoi bordi tutto il "jet-set" di Singapore e dell'Asia opulenta e spendacciona. Andare a passare una serata in quel luogo, dicono costi una fortuna. Ragione per ci noi ci limitiamo a visitarla ed a sognare. Per fortuna almeno questo non costa nulla.
    A questo punto mi accorgo di aver scritto forse troppo e me ne scuso con il lettore che
    potrebbe spazientirsi con molte buone ragioni. Tuttavia l'impatto di un europeo con questa
    realtà asiatica e' talmente stupefacente da impedirmi la sintesi.
    Continuando nella descrizione di questa magica realtà socio-economica, e' d'obbligo citare
    la parte spirituale della popolazione singaporese. Un luogo comune ormai imperversante
    nella cultura globalizzata vuole che la dimensione spirituale di una civiltà sia inversamente
    proporzionale alla ricchezza materiale del luogo. Personalmente ritengo che questa teoria
    non valga per Singapore. Ripartiamo da un dato: la composizione multietnica della popolazione. E' fuor di dubbio che mettere insieme componenti radicalmente diverse come
    quella cinese, malese, islamica, europea cristiana ed ebraica, per farne un unico popolo che conviva in pace su un territorio piccolo come questo, potrebbe sembrare un'impresa
    impossibile. Che io sappia, finora qualcosa del genere e' successo solo negli Stati Uniti,
    peraltro non esenti da tensioni sociali, come tutti ben sanno. Invece pare proprio che in
    questo remoto angolo della terra, così lontano dalla civilissima Europa, questo miracolo
    sia stato possibile. Le cause? Una legislazione socio economica equa, anche se molto
    severa, dove diritti e doveri dei cittadini hanno trovato un buon equilibrio, basato su due
    concetti di una semplicità disarmante. Le parole chiave sono: condivisione, rispetto delle
    regole, doveri, diritti. Ricetta semplice dicevo, ma difficile da mettere sui fornelli senza che
    qualcosa si bruci. Qui ci sono riusciti, almeno in altissima percentuale. Diciamo che fatto
    cento l'obiettivo globale, il grado di raggiungimento del medesimo ha già superato il novanta. Sorprendente vero? E pensare che questo straordinario risultato qui viene attribuito ad un personaggio di etnia cinese, nome impronunciabile. Personalità di grande
    spessore e capace di gettare le basi per uno sviluppo che non conosce eguali, in cambio
    di alcuni sacrifici in termini di libertà individuali. Per esempio tutta l'edilizia popolare e'
    stata accentrata dallo Stato che l'ha pianificata, realizzata ed ora la gestisce, come si e detto, con l'obiettivo dell'integrazione etnica, erano la ghettizzazione razziale che
    purtroppo esiste ancora a livello commerciale. Infatti vi sono in Singapore quartieri che
    concentrano i commerci distinti per origine etnica. Troviamo qundi il quartiere di Little
    India,il quartiere malese e l'immancabile China Town che abbiamo già trovato in tante
    Nazioni a noi visitate in questo giro del mondo.
    Si tratta di mercati organizzati secondo le tradizioni delle etnie di provenienza. Un tempo
    le famiglie dei negozianti vivevano in spazi angustssimi sopra il negozio stesso con grave pregiudizio per le condizioni igienico-sociali. Con i provvedimenti realizzati dal governo
    Singaporese quasi tutti i commercianti e non solo loro sono stati alloggiati nelle costruzioni
    di cui abbiamo parlato, a condizioni economiche vantaggiosissime, quasi irrinunciabili. Si son così poste la basi per educare le future generazioni a superare le barriere culturali ed
    a convivere con il vicino "diverso" in piena e perfetta armonia. No, non e' utopia, qui a Singapore la tensione etnico-sociali non esistono. E' vietato, vietatissimo litigare e rissare
    per motivi cultuali etnici religiosi. Le pene sono severissime. Come pure sono severe le
    punizioni anche corporali come la fustigazione. Ricordiamo che a Singapore vige purtroppo ancora la pena capitale per impiccagione, introdotta con la dominazione inglese
    e mai abolita. Questa pena e' pero' riservata ai crimini più efferati e le nostre guide riferiscono che e' applicata assai raramente e, checche' se ne dica, costituisce un ottimo
    deterrente. E c'è di che credergli.
    Una delle meraviglie che attraggono visitatori da tutto il mondo qui a Singapore e' il Parco
    delle orchidee. Dicono sia unico al mondo per estensione e per numero di varietà. Noi ci
    crediamo e ci andiamo per verificare di persona. E' sicuramente vero. Intanto le orchidee
    sono solo un pretesto. Il parco e' enorme, e le migliaia d varietà di orchidee che vi sono
    esposte sono sapientemente distribuite in aiuole, ben separate, fra alberi tropicali di ogni
    genere e dimensione; dal cespuglio fiorito all'albero di alto fusto. L'armonia espositiva e'
    incredibilmente azzeccata. Penso che un intenditore potrebbe anche impazzire di gioia.
    A me che intenditore non sono bastano lo stupore e l'ammirazione. Senza alcuna offesa
    per Genova, la mia adorata patria, credo che la pur rinomatissima e stupenda Euroflora
    non potrebbe reggere il confronto. Ci passiamo alcune ore in ammirazione estasiata nonostante il calore soffocante, aggravato dall'umidità delle piante. Sono convinto che
    chiunque venga a Singapore dovrebbe mettere nel suo programma una visita a questo
    Incredibile luogo. Se non lo facesse si farebbe del male, molto male da solo.
    Il nostro programma si scoperta della città prevedeva anche una escursione serale nel parco-zoo per un "safari" fotografico. Vi andiamo puntualmente dopo la cena serale. La
    visita, piuttosto avventurosa, offre
    suggestioni incredibili: si svolge in un ambiente dove gli animali di mezzo mondo sono
    In piena libertà, separati fra loro da profondi fossati e da barriere di grande sicurezza.
    L'illuminazione soffusa dei luoghi da visitare e' stata studiata per non disturbare gli animali
    che vivono la loro vita selvaggia in spazi vastissimi ed in totale libertà. Vietatissimo l'uso di
    "flashes" e luci che potrebbero disturbarli. Si sale su un "trenino" a trazione elettrica,dotato di ruote gommate. Il percorso si svolge su sentieri asfaltati che rendono il passaggio del convoglio assolutamente silenzioso. E' vietato parlare ad alta voce, fotografare con flash
    Fumare e compiere qualsiasi attività contraria alla vita degli animali. Il passaggio nel sentiero che e' percorribile anche a piedi sotto stretta sorveglianza di personale ultra qualificato dotato di strani oggetto simili a sfollagente, illuminati con luci invisibili agli animali, vigila sia per il rispetto delle norme del parco, sia per la sicurezza dei visitatori.
    Ci si trova quindi in un ambiente scarsamente illuminato e di grande suggestione. L'intensita' della luce e' del tutto simile a quella di una notte di mezza luna.
    Al visitatore compaiono d'improvviso gli animali selvatici, rigorosamente separati per
    specie che svolgono la loro abituale vita notturna in primo luogo la nutrizione.
    Ammiriamo quindi leoni, tigri, giraffe, elefanti, orsi, lupi, animali predatori e mansueti
    Intenti alle loro normali attività notturne mancano solo le scimmie che, per la loro stessa
    natura ed abitudini potrebbero sconfinare da un ambiente all'altro, creando non pochi
    Problemi.
    La visita dura più di un'ora. Restiamo ammirati per la straordinaria suggestività dello
    spettacolo, sicuramente unico al mondo, realizzato ai confini con una città modernissima
    come Singapore che una volta di più testimonia della efficacia del suo sapiente ed armonico sviluppo che nulla sacrifica all'ordine ed alla pacifica convivenza, pur conservando in alcuni aspetti della sua organizzazione sociale, un solido aggancio
    alla tradizione ed al rispetto delle sue numerose etnie che qui convivono in pace mentre in altre regioni della Terra si combattono ferocemente.
    Qui dovrebbero venire a soggiornare molti governanti delle zone più bellicose del mondo
    per imparare le tecniche della pacifica convivenza che e' possibile, solo che lo si voglia.
    Ed ora qualche ulteriore doverosa annotazione per "capire":
    Cominciamo dal traffico cittadino che, come già detto, e' ordinatissimo e scorrevole sia
    in superficie che "underground"' cioè sotterraneo.
    A Singapore, per muoversi, si preferisce il trasporto pubblico la cui offerta e' vastissima.
    Questa città possiede una delle reti metropolitane più moderne a mondo. La "Subway",
    la metropolitana sotterranea e' di una bellezza e di una pulizia difficilmente superabile.
    Si dice che quella di Dubai sia ancora più bella; verificheremo, tanto dobbiamo passarci.
    Ma non basta: le strade di superficie, larghissime, alberate, gradevoli e funzionali, sono
    scorrevoli e senza ingorghi, anche nelle ore di punta. Le "sopraelevate" che praticamente
    hanno risolto il problema degli incroci, pullulano e si sviluppano nel tessuto urbano senza
    offendere il senso estetico, anzi migliorandolo. Si aggiunge poi una velocissima e gradevole "monorotaia" su gomma, quindi priva di scossoni e cigolii, che collega strategicamente con vetture abbastanza piccole e frequenti i punti "focali" della città.
    Infine gli autobus ed i taxi; i primi a bassissimo costo i secondi numerosi, moderni ed
    abbordabili quanto a prezzo, completano il quadro complessivo a spese del traffico automobilistico privato che in questa città e' fortemente disincentivato.
    A Singapore il possesso di un'auto privata e' veramente un lusso che moltissimi mi cittadini
    non possono permettersi. Le macchine utilitarie non hanno mercato. Una vettura di medio-alta cilindrata costa una fortuna; anche quattro volte quello che lo stesso modello costa
    in Europa o negli Usa. Infatti ll Governo di questa città-Stato, oltre ai dazi doganali che
    colpiscono le auto destinate ad uso privato che qui sono solo d'importazione, impone altri
    due balzelli pazzeschi: uno di possesso, molto simile al nostro bollo di circolazione ed un
    altro, altrettanto salato, che fa praticamente passare la voglia dell'auto privata a chiunque
    abbia un po' di sale in zucca.
    Le rare vetture che circolano in questa città appartengono alle "corporation", cioè' alle societa' ed alle banche o organizzazioni finanziarie che, neanche a dirlo le scaricano nel
    loro bilanci.
    Pochi i privati che possiedono un'auto ad uso personale; uno "status symbol" che costa una fortuna e quindi....e' giusto che paghino. Da informazioni che ci sono state fornite,anche i piccoli tassisti hanno vita difficile. Insomma a Singapore il piccolo trasporto
    privato e' veramente un lusso.







    Arrivo h.07,20 LT. Tempo buono. Cielo parz. nuvoloso mare calmo
    Navetta x il Centro senza guida. Cable car per la vista panoramica
    dall'alto. Terminal Crociere-isaola di "Sentosa"???
    Pomeriggio: escurs. al monte Faber (105 mt). Parco delle orchidee.
    parco del municipio. Skyline del centro direz. Nave su 3 grattacieli.
    Tempio cinese - tempio indiano - Chinatown. Rientro.
    2* Giorno:
    Mattino:shopping vario. Pom. idem- Sera: Zoo-safari in notturna e
    spettacolo. Aneddoti vari (legislazione-sistemansocio-ecnomico
    giustizia penale ecc.).
    3* Giorno.
    No excursioni. Shopping libero.Little India. China Town. Tempio
    buddista con liturgia di mezzogiorno. Ammirazione e stupore.
    Pom. Vivo City in lungo e in largo. Tecnologia ed altro. Ultimi modelli.
    4* giorno- Excurs. Sentosa con museo etnico.antropologico della
    città. Parcheggio sotterraneo Rientro in Monorail. Gita fluviale.
    Pranzo al Raffles Hotel e visita del medesimo. Prosegua gita quartiere
    Malese e ancora piccola incursione a Little India.
    Rientro alla nave che riparte per PORT Klang (Kuala Lumpur) Malesia.
    Distanza 202 mn.
    Daniela
    dabi
    moderatore

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