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Discussione: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

  1. #381
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    PORT KLANG KUALA

    LAMPUR
    Daniela
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  2. #382
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    - PORT KLANG. (KUALA LUMPUR) Malaysia.
    La tentazione di usare frasi ad effetto è sempre molto grande quando si scrive. Personalmente ho sempre cercato di resistere, ma ci sono volte in cui, per quanto ci si sforzi, si finisce per cascarci. Credo sia questa una di quelle volte. E la frase che meglio calza, arrivando da Singapore a Port Klang, il porto naturale di Kuala Lumpur, è purtroppo
    molto scontata. "Dalle stelle stelle alle stalle". Me ne scuso profondamente con il lettore, ma questa frase è quanto mai adatta alla situazione che ci si para innanzi.
    L'opulenza, l'ordine, la pulizia, il senso di sicurezza che prova il visitatore, entrando in Singapore, crolla miseramente già al momento di entrare a Port Klang, la porta a mare di Kuala Lumpur che, non dimentichiamolo, è pur sempre la Capitale dell'immensa Malesia.
    E' luogo abbastanza comune che "tutti i porti di mare si somigliano un pò". Ma chi l'ha detto? Port Klang, al confronto di Singapore, anzi del pur modesto porto satellite di Port Jurong dove Costa Deliziosa era attraccata a 18 km. dalla Città-stato, è un vero "cesso".
    Pazienza mi son detto; dopo aver mangiato ravioli, anche un ottimo minestrone può sembrare sciapo. Qui però non c'è minestrone, neppure zuppa di cavolo; è rumenta bollita in acqua sporca. Spero di aver reso l'idea.
    La strada che ci porta alla Capitale della Malaysia, Kuala Lumpur appunto, ci presenta la sua triste realtà, senza sconti. A destra ed a sinistra della strada file interminabili di catapecchie di lamiera con improbabili separazioni degli spazi costituite da assi sconnesse da lamiere ondulate, recuperate chissà come; mobili dismessi e recuperati, accatastati dovunque all'esterno delle pseudo abitazioni ed altri universali simboli della miseria universale e molti altri ancora, sono lo scenario del degrado sociale che domina tutto intorno. Un inferno di miseria da fare invidia a Rio de Janeiro dove subito a ridosso
    dei grattacieli, iniziano le famose "favelas". La sola differenza è che qui manca il pietoso
    sipario dei grattacieli e delle colline. Qui è tutta pianura paludosa, disordinata, squallida; dove la parola d'ordine per i suoi abitanti è "sopravvivenza".
    Fortunatamente i 40 chilometri che ci separano dalla Capitale passano veloci e, man mano che ci si avvicina alla Capitale, la morsa della miseria sembra allentare un po'.
    Compaiono finalmente le prime case in muratura, in pessimo stato di manutenzione, ma pur sempre case. Compaiono anche le prime attività commerciali, cominciando dalle immancabili concessionarie di automobili che ormai in tutto il mondo, nel bene e nel male, anticipano le grandi città. Solo che qui cadono a pezzi, cominciando dalle insegne.
    Avvicinandoci al centro si avvertono modesti segni di miglioramento sia nell'arredo urbano sia nella qualità del traffico, comunque caotico e disordinato. I tetti di lamiera diradano e compaiono le prime costruzioni in muratura, peraltro in pessimo stato di manutenzione che ospitano attività artigianali e commerciali che ricordano un po' la situazione italiana del
    dopoguerra. Solo che qui la guerra d'indipendenza risale a oltre quarant'anni fa.
    Ancora pochi chilometri e siamo in centro. Qui la musica cambia un po', ma non tantissimo. Incontriamo viali alberati, anch' essi purtroppo in semi abbandono. Eppure si
    vedono all'intorno nugoli di persone solo apparentemente affaccendate; in realtà stanno forse discutendo del metodo per eseguire al meglio i loro lavori; qualcosa di molto simile
    a quanto accade anche da noi, al di sotto di una certa latitudine. Alla fine il nostro bus
    turistico ci scodella proprio nel bel mezzo del centro finanziario; la "City" di Kuala Lumpur.
    Qui si vede effettivamente un concentrato e stridente stato di opulenza che sintetizza negli edifici più prestigiosi tutta la concentratissima ricchezza della Malaysia, in mano alle multinazionali del petrolio, alle banche, alle società minerarie; insomma ai soliti "noti".
    Fra tutti i grattacieli della City spiccano le "Petronas towers", le torri gemelle di Kuala Lumpur, fino a pochi anni fa erano le costruzioni più' alte al mondo; anche più alte delle famose "torri gemelle" di New York che detennero a lungo tale primato.
    Effettivamente queste ardite costruzioni sono bellissime! Le loro masse imponenti e svettanti verso il cielo, le forme circolari ed elegantissime, ricoperte di placche di metallo lucentissimo, l'ardito ponte che le collega a meta' circa della loro altezza, lasciano veramente a bocca aperta.
    Costruzioni di tanta imponenza ed eleganza farebbero l'orgoglio di molte città moderne ed evolute. Qui, a mio modesto parere servono una volta di più a sottolineare il contrasto fra la degradata periferia ed il centro opulente. Non tanto una violenta stonatura, quanto una stridente dissonanza che frastorna lo spettatore, ponendogli irrisolti interrogativi.
    Simboleggiano, almeno nelle intenzioni di chi le ha volute e realizzate,la potenza economica del dominio del petrolio e della dittatura finanziaria sull'indigenza endemica ed irrisolta della larghissima base popolare. Infatti, a pochissima distanza da tanta magnificenza architettonica ed urbanistica, diciamo nel giro di poche centinaia di metri,
    stazionano numerosissimi i mendicanti che tendono la mano in cerca dell'improbabile aiuto dei passanti o, al massimo, offrono la loro scadentissima mercanzia taroccata nella speranza di venderla agli scarsi diffidenti turisti, messi in guardia dalle guide turistiche.
    Le "Petronas towers" appartengono, come ci viene spiegato, ad una multinazionale petrolifera, strettamente imparentata con quelle delle nazioni vicine, esclusa Singapore che ha saputo darsi un invidiabile equilibrio, finora non eguagliato.
    Mi riferisco in particolare a tutte le turbolente nazioni del sud-est asiatico, i martoriati Vietnam, la Cambogia, la Birmania che, pur ricchissime di risorse naturali, per la loro turbolenza sociale non potrebbero permettersi di possedere un tale imponente simbolo
    di potenza e di ricchezza. Penso con tristezza all'ineguagliabile giacimento di risorse artistico-cultural-religioso che quei tormentati Paesi possiedono e non riescono a valorizzare nel mercato turistico che li snobba a causa dei rischi connessi all'instabilità, alla insicurezza dei turisti che, quando osano affrontarli, pagano prezzi assai alti.
    Torniamo alla Malaysia che e' uno stato federale, composto da nove stati membri che si raggruppano in uno Stato centrale che li comprende e rappresenta tutti nei rapporti verso l'estero.
    A capo di ciascuno stato regna un Marajah con tutto il proprio "Clan". Lo Stato centrale, che ricordiamolo è una "federazione", e' governato a turno da uno dei Marajah che diventa "imperatore" dell'intera Malesia per il periodo che gli compete; poi rientra nei propri ranghi di Marajah del proprio stato, scusate se e' poco, fino al nuovo turno di rotazione. E così di seguito.
    Questo strano assetto socio-politico che sta a mezza strada fra le monarchie costituzionali e le repubbliche federali, con la sola differenza che le repubbliche almeno possono scegliere i loro governanti, va avanti ormai dalla data dell' indipendenza dalla dominazione inglese, faticosamente raggiunta negli anni settanta.
    Funziona si dice, molto bene perché la "rotazione" nei governanti, sarebbe forse più corretto definirli "regnanti", già illustrata in precedenza e rigidamente regolamentata dalla costituzione nazionale si svolge senza contestazioni o incidenti; almeno così ci assicurano le nostre guide.
    Tutte queste stravaganze socio-politiche trovano la loro sintesi nella bandiera nazionale, bella e pittoresca. Una specie di rappresentazione per immagini in "technicolor" delle vicende malaysiane; molto bella davvero. Un po' complicata e contorta, ma bella a vedersi e molto suggestiva.
    Un altro sito di grande interesse patriottico per il malaysiani o malesi che dir si voglia, e' il
    Sacrario dei caduti per l'indipendenza e per tutte le guerre in cui la Malaysia si e' trovata coinvolta nel corso della sua travagliata storia.
    Al centro di tale sacrario si erge un magnifico monumento bronzeo al soldato ignoto. Raffigura un gruppo di combattenti raccolti intorno alla bandiera Malese. E' stato ideato e realizzato dallo stesso scultore che ha ideato il famosissimo "monumento" americano dedicato all'eroismo dei combattenti USA di Jwo Jima contro i giapponesi. La sola variante è costituita dalla bandiera diversa e da pochi altri "particolari di scarsa rilevanza. Anche le posture dei combattenti sono analoghe, tanto che a prima vista i due monumenti potrebbero sembrare uguali, oppure uno la copia dell'altro; ma non è così: si tratta di un vero capolavoro d'arte che evoca ed esalta tutta la potenza dell'eroismo malese a difesa
    della propria bandiera e suscita nell'osservatore fortissime emozioni.
    Lasciato il Sacrario, sorvegliatissimo da una guardia d'onore in divisa sgargiante e consone al luogo, ci attende una breve gita fluviale, prevista dal programma del tour.
    Le imbarcazioni che ci accolgono all'imbarcadero non sono un gran che, ma passabili. Solo ci accoglie una grande disorganizzazione che regna sovrana fra i battellieri i quali non si fanno scrupolo di litigare fra loro con toni molto accesi per ragioni a noi ignote; probabilmente per la reciproca attribuzione di responsabilità sulle evidenti disfunzioni; chissà.
    Comunque ci imbarchiamo e cominciamo a percorre lentamente un fiume dall'acqua più gialla, sporca ed inquinata che mi sia mai capitato di vedere. Penso che se qualcuno dovesse cascare a bagno in questa broda, la sua sopravvivenza sarebbe da escludere, non per rischio d'annegamento, ma per sicura intossicazione batterica.
    Inoltre la visione delle due rive che scorrono sotto i nostri occhi, non è delle più attraenti.
    Non oso neppure paragonare questo disadorno e degradato scenario a quello armonioso
    di Singapore. No, è assolutamente proponibile.
    Per fortuna rientriamo abbastanza velocemente al punto di partenza e di questo squallido corso d'acqua non rimarrà nelle nostre memorie ne gran ricordo ne rimpianto alcuno.
    Il nostro programma prevede ora il pranzo all'Hotel "Renaissance" sito in riva al mare, proprio in fondo ad una litoranea lunghissima e piuttosto elegante, circondata da palazzi di buona fattura ed in discreto stato di manutenzione. Dopo tanto degrado era ora!
    l'Albergo Renaissance, un cinque stelle che, a modo suo, fa il verso all'Hotel Raffles di
    Singapore, è comunque molto elegante ed accogliente e sembra a prima vista molto ben frequentato. Sull'elegante piazza antistante si assiste ad un intenso traffico di clienti d'alto bordo; in prevalenza europei o comunque di razza bianca. Scendono e salgono da lussuose vetture private e dai numerosi taxi in transito anche uomini d'affari, inconfondibili all'aspetto e quasi sempre accompagnati da nugoli di accompagnatori, probabili interpreti o collaboratori ed altrettanto probabili "escort" dalle gambe lunghissime e dal trucco inequivocabile. Alcune di loro indossano elegantissimi "sari" indiani che solleticano più di una fantasia maschile.
    Il personale all'esterno dell'hotel è prevalentemente in livrea di ispirazione orientale con
    una netta prevalenza per il costume "sik" che si caratterizza con gli elegantissimi e puntuti
    turbanti multicolori. Sembra una coincidenza, ma abbiamo notato lo stesso abbigliamento
    in molti degli Hotel d'alto bordo già visitati nel corso del nostro viaggio. Ne deduco che gli appartenenti a tale "setta" indiana siano particolarmente versati per questo tipo di lavoro; oppure che siano solo molto seri ed affidabili.
    All'interno dell'hotel ci accolgono funzionari in frack; si, proprio quelli con la doppia coda
    come i direttori d'orchestra e deliziose "hostess" in sari. Sono praticamente dovunque e
    circondano i clienti, anche quelli di passaggio come noi, di mille attenzioni. L'accoglienza
    è veramente gradevole.
    Prima di pranzo ci resta giusto il tempo di visitare l'albergo ed i suoi lussuosi saloni; la grande piscina, i vialetti del parco molto bene arredato che dà direttamente sul mare, anzi proprio sulla spiaggia, molto profonda e tenuta in modo esemplare.
    In alcuni saloni a piano terra sono insediati diversi negozi di gioielleria e moda d'alto bordo Le migliori "griffes" del lusso e della moda, cominciando dai marchi italiani, sono qui ben presenti e costituiscono un bel richiamo per le signore del nostro gruppo che infatti si affollano sognanti davanti alle attraenti vetrine. Alcune entrano anche a curiosare, mettendo in allarme i mariti in attesa del pranzo, ma escono quasi subito, sicuramente destabilizzate dai prezzi. Meno male!
    Il nostro pranzo, con la solita formula a "buffet", comprende molte specialità malesi ed europee speziate fino all'inverosimile; tuttavia quasi tutte molto gradevoli al palato.
    Nel complesso i cibi e le specialità che ci vengono presentate incontrano il favore dei commensali che non si fanno scrupolo di fare il bis dei piatti preferiti, in particolare i dolci.
    Il servizio è inappuntabile e rapido; unico neo il prezzo delle bevande; decisamente assai caro, anche per strutture di tanto prestigio. Pazienza!
    Nel pomeriggio, lasciato l'Hotel Renaissance, un po' appesantiti dal pranzo, il programma
    prevede la visita a "Independence Square"; la piazza che celebra appunto la raggiunta indipendenza della Malesia dalla dominazione inglese.
    Si tratta di una vastissima estensione erbosa, grande quanto due campi di calcio; circondata da costruzioni di classico stile inglese del 1600, tipo in puro stile "Tudor"con i graticci di legno a sostenerne la struttura e con gli interstizi fra i graticci in muratura a base d'argilla bianca che, anche qui come in Inghilterra, è presente in grande quantità.
    Il suolo della piazza è rigorosamente coperto da uno spesso strato erboso che le conferisce un gradevole aspetto agreste. Sembra di essere in un angolo del Devonshire inglese ed è forse anche il segno più positivo che la lunga dominazione inglese ha lasciato in questa terra, dopo averla spremuto come un limone.
    Queste costruzioni erano un tempo le abitazioni dei dignitari inglesi che governavano la
    Malesia. Quando questi se ne andarono all'inizio degli anni '70 i malaysiani, anziché abbatterle, pensarono di conservarle, mantenendo lo "status quo" a futura memoria, limitandosi a circondarle di una selva di bandiere nazionali e degli stati federati che, a parte la gradevole visione d'insieme, costituiscono una ben modesta "riparazione" all'insulto coloniale durato oltre tre secoli.
    A metà circa del lato più lungo della piazza verde che è stata intitolata all'indipendenza,
    si eleva un altissimo pennone sul quale sventola pigramente un'enorme bandiera malaysiana. E' tutto quello che questa povera nazione orgogliosa ha saputo opporre ad
    uno sfruttamento coloniale che l'ha lasciata col culo per terra.
    Rientriamo a Port Klang, il nostro approdo portuale in Malesia, con un po' di mestizia, facendo un improponibile raffronto con la confinante opulenta ed ordinata Singapore che abbiamo appena lasciato. Addio Malesia, ci spiace lasciarti, ma non ci hai dato molta motivazione per rimpiangerti; sicuramente non a me.



    Transfert a K.L. 40 km. Differenze con Singapore. Improponibili
    Comparazioni. Periferia degradata.favelas e miseria. Degrado
    Suburbano a livelli Napoli. Centro direzionale e finanziario
    Petronas towers simbolo di potenza economica. Quartiere
    Malese quartiere cinese e mercato civico, immane bazar.
    Strade sporche, mendicanti. Anche vicino a Petronas Towers.
    Piccola gita fluviale su fiume chepiu'giallo non si può .
    Pranzo a hotel Renaissance 5 stelle cucina indiano-malese.
    Birra carissima. Piazza indipendente. Mix di stile modeno-tudor.
    Rientro e partenza. Domani Puckett.
    Daniela
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  3. #383
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    FOTOO
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  4. #384
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    ....
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  5. #385
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    Che belle foto, poi le 2 torri sono la fine del mondo!!!!

    Matteo
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  6. #386
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    buongiorno Matteo !!

    *grazie
    Daniela
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  7. #387
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    .....
    Daniela
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  8. #388
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    ....
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  9. #389
    Utenti L'avatar di army81
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    belle ste fotoo
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    MSC ORCHESTRA

  10. #390
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    grazie Army 81
    Daniela
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