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Discussione: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

  1. #421
    Moderatore L'avatar di berto
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    Grazie anche a te Daniela
    Alberto
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  2. #422
    Moderatore L'avatar di dabi
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    signori DUBAI...
    Daniela
    dabi
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  3. #423
    Moderatore L'avatar di dabi
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    DUBAI (EMIRATI ARABI UNITI).
    L'arrivo nella rada di Dubai e' contrassegnato da una intensa foschia. Molto simile a quella delle nostre pianure nei mesi invernali, ma qui e' diversa; qui e' in corso una "tempesta di
    sabbia". Viene sollevata dal vento del confinante deserto arabico e trasporta in sospensione nell'aria le particelle più fini che impiegano più tempo per obbedire alla gravita' terrestre; quindi rimangono in aria a lungo, proprio come la nebbiolina da noi.
    Avevo già visto questo fenomeno in una precedente occasione, sorvolando in aereo il cielo di Hurgada in Egitto e ne avevo sinceramente provato paura, come spesso avviene
    per tutto ciò che non si conosce. Oggi, visto dal mare, questo fenomeno pur fastidioso, non mi impaurisce più, ma mi mette di malumore, pensando alle difficoltà che potremo incontrare, soprattutto nella fotografia e nelle riprese.
    L'attracco di Deliziosa avviene, come sempre, con manovra ed in orario perfetti. Apprenderò poi dal notro Comandante Serra che l'avvicinamento strumentale alla costa e' stato non poco ostacolato dalla tempesta di sabbia che "fa rincoglionire gli strumenti"; tale infatti la definizione testuale in gergo marinaresco. E c'è da crederci!
    La discesa a terra e' quantomai accogliente. Il terminal crociere e' degno della fama che questo Emirato ha conquistato su tutto il circuito turistico internazionale. Anzi, vien quasi
    da pensare che, nel realizzarlo, le autorità dubaiane abbiano tratto ispirazione dal terminal
    di Savona che gli somiglia in modo straordinario.
    Avevamo pensato di non aderire alle proposte di escursioni collettive, poiché quasi tutto l'interesse dei visitatori di questo Emirato si concentra nella struttura urbana di questa citta-stato. Decidiamo per i più pratici taxi, sempre pronti sotto le navi in transito. Infatti la scelta si rivela azzeccata. Il nostro conducente, senza troppo insistere, dopo un bel giro di ricognizione e di presa di contatto con la città, mi scarica nel pieno centro cittadino, proprio di fronte ad un grande centro di informatica e prosegue con le signore fino al più rinomato ed importante "Dubai Mall" di cui si favoleggia in tutto il medio oriente.
    La mia incursione nel centro informatico si esaurisce quasi subito sotto la delusione dei prezzi che sono ben più alti di quanto mi aspettassi, visto che siamo in un porto-franco. Molti personaggi anche naviganti, informatissimi in materia, mi avevano predetto che a
    Dubai avrei trovato i prezzi migliori del mondo. Nulla di meno vero; rimpiango amaramente
    di non aver effettuato i miei acquisti a Singapore. Erano di gran lunga a miglior mercato.
    Tuttavia la mia delusione dura abbastanza poco, mi rimane il desiderio di conoscere il resto della città-stato più celebrata di tutto il medio oriente.
    Mi informano che con l'estesissima rete metropolitana di Dubai e' molto facile girare la città
    senza spendere inutilmente in taxi. Detto fatto, mi fiondo nella più vicina stazione e con due soli Euro acquisto un biglietto valido per due ore.
    La stazione sotterranea della Metro e' di una straordinaria accoglienza e pulizia. Impreziosita da eleganti pannelli con qualche pretesa artistica; comunque gradevoli e solari. Tutto intorno e' organizzato in modo estremamente razionale; non una nota stonata, cominciando dalla pulizia. Pochi e sobri pannelli pubblicitari. Se dovessi tentare un confronto con tutte le metropolitane europee che ho conosciute, sono certissimo che ne
    uscirebbero largamente.
    In attesa del treno che mi condurrà a "Burgi Kalifa" l'edificio più alto al mondo, mi accodo
    ad un gruppetto di signore, tutte rigorosamente in nero, con tanto di chador. Ma solo dopo
    due secondi mi sento toccare da dietro su una spalla. Mi volto e vedo un poliziotto che
    con piglio severo mi indica un gruppetto poco più lontano, tutto di soli uomini. Mannaggia,
    avevo completamente dimenticato la rigida separazione fra i sessi che qui, come in tutto il
    mondo arabo, e' la legge fondamentale. Avevo infatti appena notato un lieve disagio nelle donne del gruppetto al quale mi ero aggregato, ma non ci avevo dato gran peso. Ci ha pensato il poliziotto e non mi resta che adeguarmi in tutta fretta. Devo solo annotare per dovere di cronaca che, una volta saliti sul treno, all'interno della carrozza, uomini e donne si ritrovano insieme a contatto di gomito. Boh, una bella incongruenza, non vi pare?
    Dopo questo esotico episodio di rigore islamico, arrivo velocemente alla stazione di Burgi Kalifa e scendo in tutta fretta.
    Mi aspettavo un traffico veicolare molto intenso; invece tutto il contrario. Intorno alla torre più alta del mondo (828 metri) e' tutto un cantiere. Grattacieli di media altezza; meno della meta', della ottava meraviglia del mondo; alcuni già completati e lucenti di vetrate abbaglianti; altri in corso di completamento, purtroppo fermi da tempo per la terribile crisi edilizia che ha colpito duramente anche questo "paradiso artificiale", anzi sembra alta la probabilità che non vengano mai completati. Mostrano le loro strutture desolatamente vuote di serramenti e di finiture come celle di alveari svuotati da qualche predatore. Non e' un bello spettacolo. La torre invece no, troneggia imponente, svettando verso il cielo e
    addirittura nasconde la sua vetta affilatissima dentro la foschia sabbiosa. Una vera metafora della congiunzione fra terra e cielo. Infatti, per uno strano effetto ottico sembra proprio che la punta della torre si conficchi in quella specie di crema giallastra che fa sembrare il cielo una crema pasticcera.
    Mi soffermo a fotografare, insieme ad uno sparuto e variegato gruppo di turisti, la torre orgoglio di Dubai; ardita sfida dell'uomo alla natura ed alle leggi della stabilita' edilizia. Purtroppo la sommità della torre, come appena detto, non si vede dal livello strada dove mi trovo, e' completamente avvolta nella foschia causata dalla sabbiolina in sospensione nell'aria. Un vero peccato; questa magnifica, incredibile costruzione somiglia più ad una guglia, ad un pinnacolo o forse ad uno smisurato obelisco. Le sue proporzioni sono talmente ben studiate e realizzate da suscitare incondizionata ammirazione in chiunque la osservi. Mi viene quasi istintivo associarla alla torre di Babele.
    In effetti il fatto che la sommità della "Burgi Kalifa" sia celata nella foschia sabbiosa, non
    può non suscitare nell'immaginario fantasioso la biblica costruzione, rimasta poi incompiuta per l'indignato intervento divino, con le conseguenze a tutti ben note sulla comunicazione linguistica che pesa ancora sull'intera umanità. Qui pero' la costruzione invece e' stata completata ed e' realtà. I dubaiani ne vanno fieri come peraltro anche della più nota "Burgi Al Arabia", la famosa "vela-albergo", diventata ormai nel mondo l'icona dell'Emirato di Dubai in tutte le immagini di promozione turistica di questo Paese.
    E come non citare anche la famosa "isola a forma di palma"; territorio faticosamente e costosamente strappato al mare che peraltro se lo sta rimangiando, erodendo giorno dopo giorno la straordinaria realizzazione in una estenuante lotta dell'uomo contro la natura che, alla fine risulta sempre vincitrice. Quest'isola, tornando ai paragoni mitologici, fa pensare ad una gigantesca "tela di Penelope" in chiave urbanistico-edilizia di cui non e' difficile intravvedere la conclusione nel tempo; ovviamente a favore della natura, com'e' giusto che sia.
    Si' perché, come ci informava fin dal primo momento il nostro tassista, di nazionalità indiana, che qui ci viene solo per lavorare, a Dubai di errori strategici ne sono stati fatti parecchi. Sembra infatti che il Paese sia ora nuovamente stretto da una crisi economico-strutturale di grandi proporzioni. Ne fanno fede i numerosi edifici di grandi dimensioni, sparsi in tutta la città, parzialmente o totalmente incompiuti e, naturalmente invenduti. Si parla di circa 250.000 unita' immobiliari ferme senza troppe speranze di trovare acquirenti. Se fosse vero sarebbe una catastrofe economico-finanziaria di immani proporzioni.
    Da segnalare che già una volta l'Emiro di Dubai, per evitare la bancarotta, ha ricevuto
    dal confinante alleato Emiro di Abu Dhabi un mega-aiuto che difficilmente potrà ripetersi.
    Quindi la scommessa di Dubai sul turismo occidentale, in vista del tramonto della risorsa petrolifera, rischia di diventare un potenziale boomerang di immani proporzioni, come già sta accadendo nella Spagna andalusa, nella zona di Marbella e Torremolinos.
    Ne deriva che se qui non trovano rapidamente acquirenti per le migliaia di unita' invendute, il disastro economico assumerà proporzioni tali da innescare pericolosi effetti-
    domino, difficilmente compensabili dalle pur importanti risorse petrolifere.
    Nel pomeriggio il nostro programma prevede un'escursione nel deserto dubaiano in fuoristrada. Infatti con puntualità cronometrica, nell'immediato dopopranzo, troviamo sotto bordo alla nostra nave una lunghissima fila di fuoristrada Toyota pronti ad accogliere la
    grandissima folla di croceristi che hanno scelto questa affascinante avventura.
    Salgo sopra quello che mi viene assegnato. Sono solo per effetto di qualche errore di
    suddivisione fatto dalle guide. Meglio così.
    La lunga carovana attraversa la città ed iniziamo ad affrontare lo sterminato deserto dubaiano che confina e circonda il tessuto urbano iper civilizzato. Ci inoltriamo per una
    dozzina di chilometri, forse anche più, chi può dirlo?
    Durante il trasferimento, approfittando del fatto che sono il solo passeggero a bordo, bombardo il giovane conducente di domande su Dubai, sui suoi abitanti, sullo stato della loro economia, della loro vita sociale; insomma un po' su tutto. La mia sete di sapere e' almeno pari alla sua voglia di spiegare. E' un fiume in piena; non si sottrae a nessuna domanda e non elude nessun argomento. Ottengo da lui più informazioni di quante ne otterrei dalla più acculturata delle guide. Oltre a tutto parla un italiano veramente buono. Mi confida di avere amici italiani di entrambi i sessi con i quali ha stabilito solidi rapporti. Per me e' una vera insperata fortuna. Per la prima volta in questo lungo viaggio ho finalmente un guida personale.
    Nel traversare il primo tratto del deserto noto parecchie macchie di una strana vegetazione
    mai vista prima. Si tratta di cespugli semiaridi con foglie arricciate, simili a quelle delle piante grasse e con qualche raro fiore grigiastro non bellissimo a vedere. Il mio "personal-coach" mi spiega che si tratta di un interessante e del tutto nuovo esperimento, voluto dall'Emiro regnante che, nelle sue numerose manie di grandezza, ha ordinato la coltivazione su larga scala di questo strano arbusto, particolarmente resistente al rigore del clima desertico. Si tratta, pensate, di una pianta O.G.M. (organismo geneticamente modificato), espressamente studiato da ricercatori italiani dell'Università di Perugia dalla quale ci si attende, se l'esperimento andrà a buon fine, di poter cambiare la faccia dei deserti e quindi anche del clima mondiale. Resto basito a questa rivelazione. Il progetto,
    partito in sordina, sembra stia ottenendo successo. L'Emiro lo segue personalmente con
    grande attenzione. Se si confermerà la positiva riuscita, i suoi ideatori, ma soprattutto il
    loro autorevole Emiro-sponsor rischiano la candidatura a qualche premio Nobel per aver
    scoperto come vincere la progressiva desertificazione della Terra.
    Se tutto questo dovesse avvenire, l'Emiro potrebbe in qualche modo consolarsi dei suoi
    insuccessi edilizio-finanziari e godere della gloria che sta inseguendo da sempre.
    Il nostro safari prosegue con grande coinvolgimento dei partecipanti. Infatti nel salire e
    scendere le dune, a volte veramente ripide ed impressionanti, gli abilissimi conducenti si abbandonano a spericolate ed emozionanti scivolate laterali che fanno urlare le signore
    trasportate le cui grida arrivano anche al mio fuoristrada, distante oltre cinquanta metri
    per ovvie ragioni di sicurezza. Il mio autista, divertitissimo, mi spiega che in realtà non
    c'è alcun pericolo, altrimenti le assicurazioni non coprirebbero i rischi di queste innocue
    anche se emozionanti avventure.
    Ci fermiamo in una radura, sia per ovvie esigenze idrauliche della maggior parte dei partecipanti, sia per fotografare i cammelli che, guarda caso, sono spuntati all'improvviso
    sul nostro itinerario. Una vera fortunata combinazione, non vi pare?
    Da segnalare che il vento, quello stesso che ha sollevato la sabbia gravante sulla Città,
    ha molto aumentato il proprio vigore. Ora soffia veramente forte ed infastidisce la vista e
    la respirazione. Quindi via di corsa verso la seconda tappa fra nuove dune e nuove scivolate laterali con grandi risate dei gli autisti e nuove grida delle signore a bordo.
    La seconda fermata, molto più organizzata della prima, avviene in prossimità di un accampamento beduino molto grande.
    Si tratta di un campo nomade, realizzato in una depressione del terreno per tenerlo al riparo del vento, sempre abbastanza fastidioso nei deserti per l'assenza di vegetazione che ne limiti la forza. Le tende, aperte solo sul lato anteriore che permette di vedere il tipo di vita che si svolge all'interno. Sono disposte a quadrilatero e molto attaccate le une alle
    altre per proteggersi a vicenda, come avveniva un tempo anche per le costruzioni in muratura,tanto per sostenersi reciprocamente.
    Lo scopo dell'accampamento e' sicuramente commerciale; una specie di "mercatino" con
    tanto di merce esposta in vendita inframmezzata con oggetti di ordinario uso come pentole, stoviglie ed tappeti; soprattutto tanti tappeti che costituiscono il pavimento direttamente sulla sabbia del deserto.
    A ben vedere di nomade in questo accampamento non c'è davvero più molto. Deve trovarsi li' da anni, senza mai essere stato rimosso e trasformato appunto in un folcloristico
    "Suk" all'aperto. Sono certissimo che ogni sera, imbarcata la mercanzia sui moderno fuoristrada che si intravvedono in un parcheggio poco distante, ben celato in un'altra
    depressione del terreno, tirate giù le aperture delle tende e dismessi i folcloristici panni
    beduini, questi "ambulanti" a mezzo servizio tornano alle loro case in città, magari anche
    in qualche grattacielo periferico a passare la notte. Nell'accampamento resterà, magari a turno qualcuno di loro a far la guardia ed a dar da mangiare ai cammelli. Per poi riprendere i giorno dopo tutto daccapo. In fondo, sono o non sono nomadi?
    Che l'accampamento sia abbastanza "fasullo" almeno quanto a vita stabile, lo testimoniano le diverse postazioni fisse come gabinetti per i turisti, attrezzature per refrigerare le bevande, sempre da vendere ai turisti e da molti altri indizi. Tuttavia l'insieme
    resta gradevole alla vista perchè testimonianza di un tipo di vita in corso di estinzione. A mio giudizio, con la prossima generazione di giovani beduini, laureati a Dubai o in America, questo accampamento ed altri similari, privati della necessaria manodopera, saranno inesorabilmente smantellati e trasferiti i strutture fisse come quella vista ad
    Abu Dhabi con il pomposo nome di "centro della civiltà beduina". Si accettano scommesse in proposito.
    Al ritorno dalla nostra avventura nel deserto, mi aggregano due inaspettati compagni: una coppia abbastanza anziana; lui professore di ginecologia e lei insegnante di qualcos'altro.
    Avevano litigato sull'altro fuoristrada con una coppia di tedeschi stronzi, come purtroppo
    ne abbiamo tanti a bordo della nostra nave. Li accolgo volentieri anche perché non avrei
    potuto "spremere" ulteriormente l'autista senza causargli una colossale rottura di palle.
    I due nuovi compagni di viaggio si rivelano discreti e deliziosi; non mi pento affatto della mia accondiscendenza. Una scelta molto giusta ed azzeccata.
    Rientrato a bordo di Delziosa, abbastanza stanco, ma soprattutto con le ossa ammaccate
    dai saliscendi sulle dune, c'è solo il tempo di una veloce doccia e d cambiarmi. Siamo infatti invitati, per merito del Capo Commissario d bordo, ad una serata con cena all'Hotel
    Atlantis, i più lussuoso della città, dal direttore stesso dell'hotel. Un invito davvero molto lusinghiero ed esclusivo; praticamente irrinunciabile.
    Infatti, all'ora convenuta, una monumentale "limousine" a vetri oscurati, con tanto di enorme logo dorato dell'hotel sulle portiere, condotta da un compunto chauffeur in divisa, si presenta sotto bordo alla nostra nave per caricarci in quattro. Non mi era mai capitato di
    salire su una simile vettura, peraltro abbastanza comune nelle grandi città americane. Qui
    ne girano invece molte meno e sono generalmente riservate agli sceicchi ed alle loro numerose mogli e bambini al seguito.
    Infatti, sotto l'immenso "pronao" colonnato di accoglienza dell'Hotel Atlantis ne arrivano a raffica, sfornando paludati dignitari, rigorosamente in palandrana bianca e capo coperto con il tradizionale velo, pure bianco, fermato dai due anelli neri, come da sceneggiatura da film medio orientali tipo "Lawrence d'Arabia".
    A distanza di qualche metro dagli Sceicchi scendono, come in processione, pero' in fila indiana, le donne dei medesimi, rigorosamente in nero, con tanto di velo che ha solo due buchi per gli occhi. Vengono presi in carico da cerimoniosi funzionari e valletti, maschi per gli uomini e femmine, non islamiche, per le donne e condotti ai loro tavoli, ovviamente separati per sesso, per cenare ed assistere allo spettacolo che seguirà la cena.
    La nostra accoglienza e' un po' diversa: ci accoglie un "vice direttore" in frac europeo; pare
    un direttore d'orchestra. Ci porge le scuse per la mancata presenza del direttore che a suo
    dire e' impegnato in affari urgentissimi. Ci accompagna al nostro tavolo, approntato in un salone favoloso. Tralascio la descrizione perché son certo che le parole tradirebbero la
    realtà. Me ne scusino i lettori. Comunque, ad onore di cronaca, nella mia esistenza non avevo mai visto nulla di simile, neppure nei film. Oppure no, ci provo ma solo per annotazioni di costume, tralasciando arredi e suppellettili. Rischierei di non essere creduto.
    Il tavolo a noi riservato e' in primissima fila, difronte alla pedana dove si svolgerà lo spettacolo dopocena; apparecchiato come si vede nelle scenografie dei colossal; una
    favola! Ci assistono diversi camerieri e cameriere, non islamici naturalmente, ma molto,
    molto preparati e professionali. Ricordiamo, sempre per la cronaca, che gli islamici nei ristoranti e nei locali, non amano servire gli "infedeli" e noi, purtroppo lo siamo.
    Tutto intorno a noi, in tavoli altrettanto prestigiosi siedono sceicchi, dignitari, personaggi in bianco di difficile classificazione dal momento che vestono tutti allo stesso modo. E' una foresta di vesti e teste bianche, tutte rigorosamente maschili. Le donne invece, tutte rigorosamente in nero,anche se molte mostrano borse, accessori e bracciali da far impazzire anche una principessa. Sono relegate in tavoli molto lontani da noi ed anche dai loro sceicchi, in una zona del salone volutamente poco illuminata, tanto per non suscitare peccaminosi pensieri. Dei bambini scesi dalle limousine nessuna traccia; evidentemente mangiano in locali separati, magari sotto la sorveglianza di qualche istitutrice europea, tipo Mary Poppins e questo lo apprezzo molto, pensando al casino che fanno i nostri bambini nei locali pubblici.
    La cena, sontuosissima, a base di cibi e salse orientali sapientemente preparati e serviti, dura all'incirca due ore. A noi europei, gli unici in quel punto del salone, viene concesso di bere vino, ma rigorosamente gia' servito nei bicchieri, senza presenza di "peccaminose" bottiglie sul tavolo. Basta alzare un dito e almeno due camerieri si precipitano e riempirti il calice bassissimo per non offendere la vista dei vicini in bianco.
    Nel corso della cena, con molta circospezione gettiamo furtivi sguardi sulle signore in nero, per giunta in penombra; giusto per curiosare su come mangiano; Una pena: anche qui, come già visto altrove, ogni volta che portano il cibo alla bocca, devono alzare il velo e
    far passare il boccone sotto al medesimo. Mi vien da pensare come sarà quel velo alla fine del pasto. Ma forse ne hanno un altro di ricambio prima di uscire. Un po' come per.........Ma
    Lasciamo stare!
    Alla fine della cena, come da programma annunciato, entrano come due furie, al suono di
    strusciante e ritmata musica orientale, due stangone alte un metro e ottanta, snelle e sinuose, con tacchi 12 ed il ventre rigorosamente nudo. Viso bellissimo e truccato con sapienza; Capelli sciolti lunghissimi, magari aiutate da qualche "estension", ma molto sensuali. Si scatenano senza risparmiare neppure un grammo della loro carica sensuale e
    compiono contorsioni e balzi felini. Il testosterone dei maschi presenti circola a secchi. Per
    oltre un'ora l'intrattenimento va avanti con un ritmo veramente incalzante, fra gli applausi
    scroscianti dei maschi del pubblico e nell'indifferenza totale delle signore in nero. Poi le
    due stangone-baiadere chiudono la loro performance con la danza delle spade; molto
    frenetica ed aggressiva come deve essere una danza erotica di tanto impegno.
    Prima di lasciare Atlantis, ancor più bello, se possibile, dell'Emirates hotel di Abu Dhabi,
    dedichiamo un po' di tempo a fotografarlo da ogni lato. Per non farla troppo lunga mi sento
    di poter affermate che e' la costruzione più armoniosa, elegante e lussuosa che mi sia mai
    capitato di incontrare nel corso di questo viaggio. Credete, e' veramente così.
    Nel congedarci da tanta bellezza, riportati a bordo della nostra Costa Deliziosa, con la
    stessa limousine dell'arrivo, gettiamo ancora uno sguardo ad Atlantis illuminato. Basta;
    non ho più aggettivi per tentare una descrizione adeguata. Mi resta solo un consiglio:
    se andate a Dubai, andate a vederlo. Mi darete ragione.
    Il secondo giorno di nostra sosta a Dubai era già stato programmato per visitare il favoloso
    "Dubai Mall"; una riedizione del Marina Mall di Abu Dhabi e persino di Vivo City a Singapore. Lo stile, l'organizzazione, la magnificenza sono molto simili. Dovendo fare una
    classifica, avrei grossi problemi di valutazione. Mi pare tuttavia poter dire che, sostanzialmente, si equivalgono. Non credo, dicendo questo, di commettere ingiustizia.
    Ci trascorro in totale ammirazione tutta la mattinata, con tanto di pizza italiana a mezzogiorno, che poi son quasi le quattordici. Poi un velocissimo sguardo d'assieme al Golden Suk, il mercato tipico di tutti i paesi arabi. Giusto il tempo di pentirmi per non avergli dedicato più spazio. Ne sarebbe valsa la pena. Devo rientrate alla nave che salpa alle 17. Ciao Golden Suk e ciao anche a te Dubai. Se ne avrò occasione tornerò per completare la visita, ma soprattuto per vedere se sarai ancora in auge come oggi, oppure se la folle corsa dei tuoi Governanti verso la supremazia del Medio Oriente, ti avrà premiata o, magari, penalizzata. Ti auguro di no!
    Daniela
    dabi
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  4. #424
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    MUSCAT (Capitale del Sultanato dell'OMAN).
    Il Sultanato dell'Oman e' un paese di cui in occidente si parla poco ma che in Medio Oriente conta molto, anzi moltissimo.
    Intanto il suo territorio, geograficamente ed anche politicamente e' "strategico" perché
    occupa, senza soluzione di continuità, tutta la striscia più meridionale della immensa penisola Arabica verso l'Oceano Indiano. Questa singolare condizione costituisce al tempo
    stesso vantaggi e svantaggi. Cominciamo dai vantaggi: tutte le sue coste, diverse migliaia di chilometri, sono una risorsa, finora non sfruttata che, una volta finita la cuccagna petrolifera, potrà essere riconvertita al turismo, decretando a mio parere, il declino delle
    vicine e più modaiole ed artificiali Dubai ed Abu Dhabi. Si aggiunga il clima, caldo secco,
    quindi salubre, privo di quella componente soffocante derivante dall'umidità che invece affligge tante regioni del sud-est della Terra. Una specie di Egitto, solo politicamente più stabile della tribolata terra dei Faraoni; senza naturalmente un patrimonio archeologico di tanta importanza, ma con un patrimonio altrettanto importante: la stabilita' socio-economica.
    Gli svantaggi, se così vogliamo chiamarli sono in primo luogo la molesta vicinanza, anzi
    il confine in comune con il pur bellissimo Yemen dal quale quasi tutte le popolazioni locali
    derivano, ma che soffre un tasso di instabilità intollerabile e soprattutto non proponibile ai "Tour-Operator" i quali devono principalmente garantire la sicurezza ai propri clienti.
    Altro non trascurabile svantaggio (che controbilancia i vantaggi) e' la totale inesistenza di
    un impianto legislativo costituzionale che, laddove esiste, dovrebbe garantire stabili diritti
    dei cittadini. Che qui', a ben vedere sono invece solo "sudditi". Il che vuol dire che tutti i
    poteri, anche nell'Oman, al pari di tante altre parti del mondo, sono concentrati nelle mani,
    ma purtroppo anche nella testa di una sola persona: del Re, che qui si chiama Sultano; il
    Sovrano assoluto di questo Stato, il padrone assoluto.
    Intendiamoci, nel caso dell'Oman, almeno per quello che abbiamo visto noi, e' un grosso
    vantaggio. Cerchiamo di capire il perché:
    La nostra guida, un indiano che qui lavora solo qualche mese all'anno perché nel suo paese c'è la fame più nera; quindi non e' sicuramente di parte, c'informa, nel suo ottimo
    italiano, che l'attuale Sultano e' un sovrano illuminato al quale l'intera nazione Omanita deve tutto.
    Se volessimo divertirci a far battute potremmo facilmente dire: "per forza, in Oman tutto
    appartiene al Sultano: il suolo, quello che ci sta sopra e quello che ci sta sotto; cioè il
    Petrolio, e non solo quello.
    Quindi e' il Sultano che possiede tutto, proprio tutto in Oman. E colui che regna attualmente su questo grande Paese ne fa partecipi i suoi sudditi, con grande generosità. E' una specie di "padre di tutti", amatissimo dal suo popolo, al quale egli provvede senza risparmio con ogni mezzo di sussistenza; dalle abitazioni ai locali dove si svolgono tutte le attività, pubbliche o private. Nonché all'istruzione, alla sanità, al cibo. Se vogliamo vedere, una specie di organizzazione sociale nella quale i beni materiali sono concessi dal
    Sovrano ai suoi sudditi in regime di "comodato gratuito perpetuo", addirittura trasmissibile
    ai propri figli, ma che non possono essere venduti a nessuno, proprio perché appartengo-
    no al Sultano. I beni immateriali poi: la sanità, l'istruzione, il "welfare", i servizi di trasporto,
    tutto insomma, derivano dal Sultano che li distribuisce al suo popolo con dovizia e con grande equità'; sovente anche anche oltre le reali necessita', avendo sempre come base le esigenze reali di ciascuna famiglia senza privilegi, salvo ovviamente di quelli di cui godono i suoi dignitari, consiglieri, funzionari. Senza esagerazioni pero', tanto finche' ci sarà petrolio in Oman ce n'è per tutti. Scusate se e' poco.
    L'attuale Sultano si chiama "Quabuss bin Said" (bin e' un patronimico; significa "figlio di".
    Regna felicemente sull'Oman dal 1970, quindi da 42 anni. Ha studiato negli USA e in Inghilterra. E' detentore di tutti i poteri, anche di quello penale che amministra attraverso
    il suoi Tribunali. In questo Paese vige ancora la pena capitale, ma non l'ha mai applicata,
    poiché non ce n'è mai stato bisogno. Il tasso di delinquenza e' molto contenuto e riguarda
    soprattutto persone "non omaniane".
    La giustizia ed il carcere invece ci sono e sono molto severi. Soprattutto non si fanno contenziosi inutili e la certezza della pena e' tassativa. Non si fanno sconti ai condannati. Al massimo si può ricorrere alla richiesta di "grazia" al Sultano che, ben raramente l'accoglie. Comunque il tasso di litigiosità e di delinquenza in questo paese sono bassissimi.
    Il benessere economico della popolazione e' quindi assicurato dalla munificenza del
    Sovrano che, da buon padre del suo popolo, segue costantemente e personalmente
    tutti i programmi di sviluppo, verificando con rigore il rispetto dei tempi stabiliti.
    Per dare contenuto alle sue convinte affermazioni, la nostra guida indiana, ci riferisce un
    dato molto importante:
    Al momento della sua ascesa al trono nel 1970, il Sultano Quabuss bin Said, succedendo
    al proprio vecchio padre; il Sultano Said appunto, vi erano in tutto l'Oman 8 grandi strade
    di comunicazione per un un totale di circa quaranta chilometri.Ad oggi, la rete stradale del-
    Sultanato puo' contare su 600 strade per un totale si 25.000 chilometri, quasi tutte ampie, asfaltate e ottimamente illuminate, fino i confini con il deserto he talvolta attraversano anche.
    Inoltre, per gli spostamenti di massa, il mezzo di locomozione preferito dagli omaniani e' il bus. Auto si' ce ne sono, ma non in grande numero.
    Altrettanto dicasi per le abitazioni: La città di Muscat, capitale del Sultanato, ne conta in
    grande quantità, moderne e razionali, anche se completamente diverse dagli anacronistici
    grattacieli di Abu Dhabi e di Dubai tanto moderni e sfarzosi da confonderli con quelli di
    New York o di Chicago. Qui il Sultano ha voluto fortemente che il suo regno mantenesse
    rigorosamente l'identità araba, meglio ancora yemenita, da cui tutto l'Oman e la sua gente traggono le loro origini. Esiste si' qualche concessione alla modernità, ma sempre nel rispetto delle loro tradizioni culturali e stilistiche.
    Bene ora e' tempo di tornare alla descrizione dei luoghi:
    Al momento del nostro attracco nel porto, a brevissima distanza dal centro-città, provo una
    strana sensazione: come se in quel posto ci fossi già stato; ma e' questione di un solo momento: il porto di Muscat somiglia straordinariamente a quello di Cabo St. Lucas in
    Messico. La disposizione e' la stessa; anche il lungomare che fa da cornice al porto e le
    montagne rocciose circostanti. Analogie quantomeno singolari. Poi mi ricordo che a Cabo
    St. Lucas eravamo ancorati nella baia ed eravamo scesi a terra sulle lance di salvataggio.
    Qui, sulla punta estrema del contrafforte roccioso a sinistra della nave si erge una strana costruzione bianchissima molto aggraziata, piena di fascino orientale. Non e' sicuramente un faro. Chiederemo quando saremo a terra.
    La nostra escursione, con guida indiana "stagionale", come ho già anticipato, prevede, manco a dirlo, la visita alla moschea principale che si trova poco fuori dal centro vecchio.
    Costruzione superba rispettosa dei canoni architettonici dell'Islam più tradizionale; bellissima dentro e fuori. Imponente ed armoniosa, circondata da un bel giardino curato
    e sobrio. Deve essere anche sede di un centro di studio per futuri "mullah" o "Imam".
    Infatti incontriamo numerosi giovani in saio marrone, colore riservato agli studenti. Si
    aggirano tutto intorno, distribuendosi i compiti, principalmente di sorveglianza, sul rispetto
    del luogo sacro; in particolare la rigorosa separazione all'interno fra uomini e donne e l'abbigliamento di queste ultime. Guai a lasciarle girare in pantaloni o a capo e spalle scoperte. Controllano persino che dal velo, obbligatorio, non fuoriesca neppure una ciocca di capelli, richiamando bruscamente le trasgressive, e sono parecchie, che si devono adeguare immediatamente oppure uscire.
    L'interno della moschea e' sontuoso, pur nel rigore del suo stile, ma anche molto ricco negli arredi, nelle iscrizioni decorative alle pareti, nei pavimenti marmorei quasi tutti ricoperti da tappeti di straordinaria bellezza. In particolare quello che ricopre il pavimento del corpo centrale, della superficie di oltre 4.000 metri quadrati e del peso di oltre 21 tonnellate. La nostra guida ci spiega che per realizzarlo c'è voluto il lavoro di 600 donne per un tempo di quatto anni; un impegno immane, sia in termini di risorse economiche che umane.
    Anche l'enorme lampadario centrale e' una meraviglia tale da lasciarci a bocca aperta. Sinceramente non ne ho mai visto di più grandi e maestosi in nessun tempio islamico, cristiano, indù o buddista che ho avuto occasione di visitare. Scende in tutta la sua magnificenza dal centro di una enorme cupola ornata da arabeschi dorati recanti iscrizioni di ispirazione coranica. Solo parole nel loro affascinante stile che parte da destra e va a sinistra con volute eleganti ed aggraziate che, in alcune raffigurazioni di particolare leggiadria, s'intrecciano fino a formare quasi una forma di fiamma, pur mantenendo la loro completa leggibilità. Si pensi che l'enorme lampadario e' accessibile all'interno e può contenere contemporaneamente due persone che periodicamente provvedono alla sua accurata pulizia e manutenzione. Anche tutto questo e' veramente stupefacente, in perfetta sintonia con l'atmosfera di grandiosità fortemente voluto dal Sultano che ha finanziato in toto la grandiosa moschea e ne segue di persona le vicende. In fondo, per il suo regno, questa moschea, oltre a rappresentare il luogo di culto principale dell'intero Sultanato e' anche celebrazione dei fasti della sua dinastia.
    Infatti, proprio al centro del salone principale, quello riservato ai fedeli di sesso maschile, sulla parete di fondo, paragonabile all'abside nelle chiese nostrane, ci sono pochi elegantissimi arredi, quasi tutti destinati al servizio del Sultano e dell'Imam durante lo svolgimento dei loro riti festivi. Colpisce in particolare una porticina "segreta" i cui contorni sono tanto ben celati in mezzo alle decorazioni da non poter essere notata a prima vista. Da quella porticina, ci viene spiegato, accede il Sultano e solo lui, per partecipare ai riti ed alle preghiere del venerdì; giorno sacro al musulmani.
    E' un privilegio, il solo per quanto ci viene spiegato, che viene concesso al Sultano in
    materia di religione; in pratica solo in questa Moschea il Sultano può sedere a fianco del-
    l'Imam e non si mescola alla folla dei fedeli, schierati di fronte, che si prostrano ginocchioni
    come un sol uomo ad ogni invito dell'Imam. In tutte le altre occasioni di culto il Sultano, pur
    godendo di tutti i privilegi del suo rango, e' un comune fedele ed in quanto tale sottoposto
    all'Imam.
    Dicevo della bellezza della moschea, sia all'interno che all'esterno. Tanto bella da essere oggetto delle attenzioni fotografiche di tutti noi turisti; io fra quelli, anzi in prima fila. In tale
    scatenata frenesia avevo già tentato più volte di fotografare il luogo sacro, includendo nell'immagine o nella ripresa filmata, qualcuno dei religiosi incontrati. Ne avevo sempre
    ricevuto un cenno di diniego e mi ero quindi astenuto, non senza rammarico, specialmente
    perché da queste parti i "kefjah" indossati come copricapi dai maschi locali sono particolarmente colorati ed attraenti e, da notizie attinte dalla nostra guida, sono anche
    segno distintivo dell'etnia di appartenenza.
    Prima di lasciare il porticato che circonda la moschea e risalire sul bus, incontro un personaggio di età assai avanzata che sembrava oziare nell'ombra oppure stava in preghiera. Non indossava alcun copricapo, ma aveva un aspetto veramente interessante
    con la barba sale-pepe ed un aspetto molto ordinato; una specie di profeta; purtroppo a
    testa scoperta: nessun copricapo, neppure un modestissimo fez. Ci provo anche con lui,
    senza troppo sperare in un assenso. Che invece ricevo con un inaspettato cordiale sorriso
    che mi mette a mio completo agio. Gli scatto un paio di foto e tento persino una brevissima
    ripresa. Il soggetto e' veramente molto adatto. Poi, mentre lo ringrazio per la cordiale disponibilità, mi fa cenno di entrare in un locale in penombra che stava proprio alle sue spalle; si tratta del suo alloggio. Sullo stipite dell'ingresso troneggia una vistosa targa in ottone con iscrizioni nei loro eleganti e decorativi caratteri arabi. All'interno un tavolo assai modesto; qualche seggiola, un divano senza pretese ed intorno diversi scaffali pieni di libri e di opuscoli. Sopra un vassoio, accanto al divano, un bricco da the con tanto di bicchierini di vetro ed un mucchietto di datteri freschi di colore molto scuro. disposti a piramide.
    Gli pongo una domanda diretta: ma lei e' l'Imam capo di questa Moschea? Mi sorride con grande semplicità, confermando: "si, sono io".
    M'invita a sedere, ma devo declinare; se non mi affretto dovrò sostenere le ire dei miei
    compagni d'escursione già avviati al pullman. Gli spiego, nel mio inglese, la situazione e mostra subito di comprenderla. Mi porge sorridente alcuni datteri che non oso rifiutare e mi
    porge anche diversi opuscoli sia in italiano che in inglese. Sono libricini che spiegano le
    differenze, ma soprattutto i punti in comune fra le nostre due religioni, molto pochi per la verità. Una chicca per me; li leggero' avidamente una volta tornato a bordo.
    Ringrazio affrettatamente e mi congedo da quel personaggio dopo un fraterno caloroso abbraccio di commiato.
    Nel risalire sul bus che attendeva soltanto me da diversi minuti, vergognandomi come
    un ladro, invento una scusa: "mi ero perso e non trovavo più il luogo dei pullman". Forse
    e' una delle poche volte che mi e' capitato di mentire, senza provare rimorso. Ah, quasi dimenticavo: i datteri, dolcissimi, che mi ha regalato l'Imam, e che tenevo in tasca, li ho sgranocchiati di nascosto, uno alla volta, mentre il pullman lasciava la moschea per la prossima fermata.
    Riflettendo poi sul fortuito incontro con l'Imam-capo, mi frulla per la mente un pensiero,
    anzi una domanda: ma se l'Islam militante e dogmatico, quello che ho appena incontrato con un esponente di tanto rilievo, ha un volto così tollerante ed aperto verso gli "infedeli", perché tale io ero agli occhi del mio occasionale interlocutore, allora perché non sognare che sia possibile una convivenza pacifica fra le nostre religioni, pur così diverse?
    Domanda alla quale ovviamente non esiste risposta razionale. A meno che la risposta sia
    misteriosamente nascosta in una parola che contiene, senza spiegazioni, tutto ed il contrario di tutto: la "politica".
    Ora ci tocca la visita al "Suk" cittadino, situato proprio al centro del lunghissimo lungomare
    a ferro di cavallo adorno di palme che circonda il porto e la sua baia. Il suo accesso principale e' segnalato da una costruzione a forma di torre, in essenziale perfetto stile fortino arabo, visibile anche da lontano.
    Il primo impatto che si prova entrando nell'immenso "bazar" al coperto e' estremamente positivo. I negozietti, stracolmi delle più varie mercanzie e totalmente sprovvisti di vetrine,
    si susseguono uno accanto all'altro su entrambi i lati della viuzza che poi a ben
    vedere e' più che altro una stretta galleria. Gli articoli esposti sono quelli di sempre con una forte prevalenza di souvenir, abbigliamento, pelletteria, spezie d'ogni tipo, di oggetti in ottone battuto e d'incenso. Si', proprio l'incenso che si usa anche nelle nostre chiese per le finzioni liturgiche. Il Sultanato dell'Oman e' il maggior produttore-esportatore al mondo d'incenso. Se ne vendono di tutti i tipi, colori e nelle più diverse profumazioni .
    L'aria tutto intorno e' piena delle fragranze che emanano da tutte quelle mercanzie. I mercanti, come al solito, si appostano all'ingresso dei loro negozi, esercitando sui turisti in transito forti pressioni per indurli ad entrare ed almeno guardare. Tuttavia se uno si lascia convincere, difficilmente esce senza aver acquistato qualcosa. Potenza della persuasione levantina; da noi si chiama "pressing ossessivo", ma forse hanno ragione loro.
    Facciamo anche noi qualche acquisto, tanto per avere qualcosa da esibire a casa per ricordo. Non mancano tuttavia fra noi gli acquirenti "compulsivi", quelli che non resistono
    alla tentazione dell'acquisto "superfluo". Ma che gusto c'è ad entrare in un luogo come questo senza acquistare neppure un "magnete"? I negozianti lo sanno perfettamente e
    ci marciano. In fondo e' il loro mestiere.
    Quello che distingue questo "Suk" dagli altri che mi e' capitato di vistare; compreso quello
    ultranoto di Marrakech, e' la pulizia che domina ovunque. Non si vedono carte o rifiuti in
    terra ed anche il vociare della folla sembra più moderato. Un evidente segno di progresso
    o, se volete, di civiltà. Una civiltà che, nel rispetto delle tradizioni locali, manifesta aperture
    progressiste da non trascurare.
    Non esageriamo comunque; anche qui le donne sono rigorosamente velate, anche se mostrano almeno il volto. Sono tutte rigorosamente accompagnate o da altre donne o da
    maschi paludati che ne prendono cura, proteggendole. In quest'ultimo caso la trattativa con il negoziante e' ovviamente condotta dall'uomo-accompagnatore, tanto per mantenere i ruoli.
    La policromia della parata dei negozi e' veramente avvincente: tutti noi veniamo presi da
    frenesia fotografica acuta. Mi colpisce un negozio di riproduzioni di armi arabe; coltelli yemeniti con il fodero ricurvo e l'impugnatura istoriata. Tutti gli Omaniti maschi, come del resto anche tutti gli adulti di ceppo yemenita, quando raggiungono l'età matura che da queste parti corrisponde all'incirca al quattordicesimo anno, ricevono dal padre o dai parenti più stretti uno di questi pugnali, da esibire nella cintura, che e' tanto più riccamente istoriato quanto più alto e' il rango o la ricchezza del ricevente.
    A proposito di questo pugnale che somiglia ad una cortissima "daga" con la lama dritta, non ero mai riuscito a capire perché venga custodito nel caratteristico astuccio ripiegato ad angolo. Questa volta cerco di approfondire e chiedo ad un giovane piuttosto sveglio che staziona davanti al negozio che ne espone una grande varietà. Ottengo dal giovane
    una risposta sorridente ed al tempo stesso un po' deridente; eccola: "vede, mi dice in un
    miscuglio di inglese, italiano ed ammiccamenti esplicativi; un tempo più che oggi, i maschi
    Omaniti usavano i cammelli come principale mezzo di locomozione. E' noto che per cavalcare un cammello bisogna assecondarne sulla sella il movimento ondulatorio. Con il
    coltello custodito in un astuccio dritto, accadeva spesso in passato che l'astuccio si piantasse la', si' proprio dove pensa lei, causandosi non pochi problemi. Così i nostri avi
    hanno escogitato lo stratagemma di piegare ad angolo l'astuccio, evitando in tal modo l'inconveniente." Conclude la sua spiegazione con una risatina coinvolgente. Ora ho finalmente capito!
    Torniamo alla visita del Suk: la stradina coperta e' in lieve salita e nell'andirivieni di noi
    turisti che fa tanto sembrare il flusso uno "struscio" studentesco, ci scambiamo notizie,
    consigli d'acquisto ed impressioni. Ricevo un suggerimento prezioso di tipo "bevereccio":
    pare che in fondo alla leggera salita ci sia un locale, una frulleria che serve ottimi frullati
    fatti al momento. La sete e' grande; la voglia pure. Rifaccio all'indietro tutta la strada. Non
    voglio perdere l'occasione. Vengo premiato: il gigantesco secchiello che mi viene servito
    e' degno delle nostre migliori frullerie. Esco con lo spirito di un bambino soddisfatto e raggiungo la comitiva. La nostra prossima tappa e' nientepopodimeno che il Palazzo del
    Sultano.
    Quando arriviamo sulla "spianata" antistante l'enorme complesso della Reggia abbiamo subito la percezione della sua magnificenza. Francamente l'avevo immaginata diversa, ma
    debbo dire che la realtà' non mi ha affatto deluso.
    Al fondo dell'immensa piazza, sobria ed elegante, contornata da colonne di ispirazione classicheggiante, vagamente greche, si eleva una collina di una trentina di metri, con una lieve pendenza che serve a darle un aspetto di dominanza. E' sicuramente artificiale ed e' completamente contornata da un mare di fiori di ogni genere e colore. Un sapiente gioco di livelli diversi, sicuramente pensati da architetti di prim'ordine che si sono prodotti in tutta
    la loro bravura, sicuramente non condizionati da limiti di spesa. Sembra quasi di essere
    nel bel mezzo di una riedizione di "Euroflora" in versione orientale.
    Sulla sommità della collinetta si eleva una costruzione ad un solo piano. Estesa, elegante, bellissima nella sua sobrietà. Non si può non ammirarne le linee architettoniche purissime. Non una nota stonata che possa dare adito a persin troppo facili critiche di esagerazione o
    di pacchianeria per esaltare le immense ricchezze del Sultano. Le pareti sono tinteggiate in un tenue azzurro; le finestre, rigorosamente chiuse, secondo il costume arabo, sono celate da ampi tendaggi a grandi bande chiare, tono su tono, che richiamano vagamente le tende beduine. L'aspetto d'insieme e' veramente armonioso e sobrio al tempo stesso.
    Sostiamo a lungo davanti all'imponente cancellata, dipinta in grigio scuro con le punte dorate, sicuramente ispirata alle belle cancellate parigine. L'ingresso principale, protetto da una elegante guardia d'onore, e' costituito da un grande cancello, sempre d'ispirazione parigina, con fregi dorati a forma di scudo dorato con le insegne del Sovrano regnante. E' preso d'assalto dall'orda dei fotografi scatenati che vogliono farsi ritrarre davanti a tanta meraviglia. La "caciara" aumenta perché tutti vorrebbero l'inquadratura migliore ed il tasso
    di maleducazione che sempre schizza in alto in queste circostanze, meriterebbe davvero l'intervento della Guardia reale per contenere tanta petulanza. Invece, stranamente la guardia d'onore mostra nei confronti del nostro gruppo una grande pazienza e tolleranza. E' l'ennesima prova, se mai ce ne fosse bisogno, che questo Stato pratica una politica moderata nei confronti dei visitatori europei, troppo spesso maleducati e petulanti;tedeschi in testa, come sempre.
    Prendo volentieri atto di tanta tolleranza che sinceramente non ho riscontrato in altri posti
    visitati e, mentre mi allontano dal luogo del massimo potere omanita, non posso evitare una sincera riflessione:
    Sono da sempre, fin da piccolo, convintamente repubblicano. Non so neppur io perché. La mia intima convinzione e' che sia profondamente ingiusto che il potere, specialmente
    quello politico, si possa trasmettere per via ereditaria come avviene purtroppo nelle monarchie. Le vicende di tante case regnanti, a partire da quella dei Savoia, a noi italiani tristemente nota, sembrerebbero darmi ragione. Tuttavia anche i regimi repubblicani hanno manifestato nel tempo tutti i loro limiti e le loro storture. Quando pero' ci si imbatte in sovrani illuminati come sembra essere questo dell'Oman, anche le certezze repubblicane sembrano vacillare. Il problema e' probabilmente che non sia al momento possibile clonare le persone esemplari e che la saggezza non e' purtroppo trasmissibile.
    Quando, al termine di questa giornata, piena di gradevoli impressioni, la nostra nave riprende il largo alla volta di Salalah, il nostro prossimo approdo, il sole e' già tramontato da tempo e, transitando vicino alla grande struttura bianca posta sul contrafforte che delimita a baia e ci aveva incuriositi all'arrivo, la vediamo illuminata con un delizioso gioco di luci azzurre. Una bomboniera; anzi, come ci hanno spiegato, rappresenta un enorme incensiere, simbolo della Patria dell'incenso che ha profumato il nostro soggiorno.
    Soggiorno troppo breve purtroppo, per poterne apprezzare appieno tutte le caratteristiche positive che ne fanno nel mondo arabo, travagliato da mille contraddizioni, da lotte, discordie, e violazioni dei diritti umani, una vera perla rara. Il tutto grazie ad un regnante che appare pochissimo, ma lavora tantissimo. Soprattutto governa bene ed e' molto amato dal suo popolo. Scusate se e' poco.
    Domani saremo a Salalah, ancora in Oman. Vedremo se quella città , la seconda più importante del sultanato, confermerà le favorevoli sensazioni ricevute a Muscat.















    Il Sultano regnante dal 1970 e' Quabuss bin Said. Sovrano
    Assoluto senza costituzione e senza democrazia. Padre della
    Patria ed indiscusso padre per tutti gli Omaniti.
    - Arriva ore 8,00 in perfetto orario. Impatto visivo gradevole con
    Molte similitudini con Cabo S.-Lucas (Mexico). Discesa a terra.
    excuiirs.città e dintorni: moschea principale splendida dentro e fuori.
    Lampadario maestoso e cupola. Tappeto + di 4000 mq -21 tonn.
    600 donne x 4 anni. Incontro fraterno con Imam. Doni simbolici.
    Ordinamento socio-politico- religioso. Poteri del Sultano Quabuss bin Said.
    Visita Museo -Palazzo e parco reale di rara bellezza.
    Visita al Suk; coloratissimo, ordinatissimo, folcloristico e pulito.
    Rientro per pranzo e breve riposo.
    Pomeriggio. Uscita x nuovo giro al Suk. acquisti vari. Lungomare e sue
    Bellezze panoramiche.
    Rientro e ripartenza. Nostalgia ed ammirazione per il progresso
    Di quel paese che ha progredito nella tradizione.
    Note: da 8 strade per tot. 40 Km. Anni '70 a 600 strade x 25.000 Km.
    Attuali.
    Previdenza, assistenza, Istruzione, gratuite. No tasse. Sultano
    sovrano assoluto. Quasi totale assenza di criminalità No pena di morte,
    ma pene severe con certezza Assoluta della pena.
    Daniela
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  5. #425
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    in navigazione le telecamere continuano ad essere oscurate.
    la sicurezza degli ospiti
    prima di tutto!!
    Daniela
    dabi
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  6. #426
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    SALALAH (Sultanato dell'Oman)
    In questo diario di viaggio ho già avuto modo di descrivere porti di ogni tipo, sotto ogni
    latitudine. Un tempo, se non ricordo male le nozioni di "geografia economica" studiate nell'ultimo anno di ragioneria, la classificazione delle strutture portuali era dominata dalla
    vocazione del porto stesso in funzione del territorio cui erano legate. In altre parole, se
    un porto ha alla spalle un vasto retroterra, deve prevalentemente servire tale territorio.
    Se invece un porto serve solo per smistare merci in transito da e per altre destinazioni,
    senza avere alle spalle un territorio produttivo, agricolo o industriale, quel porto assume
    la denominazione di "porto di corsa"; in linguaggio moderno un "porto hub". Questo vuol
    dire che quel porto serve solo a smistare le merci che vi transitano velocemente; il più velocemente possibile per evidenti ragioni di rapidità logistica. Il porto di Salalah e' appunto un "hub". Non ha alle sue spalle un territorio produttivo; infatti e' circondato da tre lati dall'immenso deserto arabico. La sua funzione e la sua esistenza sono solo puramente strategiche a causa della sua collocazione geografica.
    Con l'avvento della tecnologia dei "container" nel mondo dei trasporti marittimi che ha rivoluzionato la marineria commerciale mondiale, questi enormi cassoni ripieni di merci,
    devono essere movimentati con estrema rapidità per risultare economicamente produttivi.
    Ecco quindi che in alcuni punti del mondo, ritenuti strategici ai fini del trasporto delle merci,
    anche se non sono asserviti ad un retroterra produttivo, le grandi navi moderne e veloci che trasportano ciascuna decine di migliaia di container scaricano in tali punti il loro prezioso carico che, opportunamente suddiviso per destinazione, verra' caricato su altre navi di minor tonnellaggio per raggiungere la meta finale che magari si trova su rotte minori, non accessibili alle mega-navi moderne.
    In pratica tutto questo avviene da tempo anche per il trasporto aereo che forse ha aperto per primo questa pratica ricorrente. Non a caso oggi si parla d "aeroporti hub" che poi vuol dire in pratica aeroporti di smistamento.
    Fatto questo doveroso chiarimento, necessario a capire perché esista un enorme porto
    con alla spalle un bel niente, salvo migliaia di chilometri di deserto, occupiamoci di Salalah
    la seconda città per importanza economica in tutto i Sultanato dell'Oman.
    Infatti la città in effetti esiste in funzione solo del suo porto e dei suoi traffici marittimi; con
    un modesto interesse commerciale, sempre legato al porto ed un modestissimo interesse
    turistico per totale disinteresse, a mio parere, delle correnti turistiche sempre più orientate
    ed influenzate dai tour-operator, il cui massimo interesse e' di spremere il limone fino alla
    ultima goccia, salvo poi abbandonarlo alle sue inevitabili crisi economiche, come e' drammaticamente avvenuto per Marbella e Torremolinos in Spagna e come purtroppo avverrà inevitabilmente anche per Dubai, attanagliata da una tremenda crisi di crescita smodata senza prospettive e senza un adeguato mercato.
    E pensare che lungo la costa che circonda Salalah esistono migliaia di chilometri di spiagge naturali, selvagge e bellissime, tutte da valorizzare a costi molto contenuti. Ma perché tutto questo?
    La domanda richiederebbe un'analisi che non interessa questo racconto di viaggio. Mi
    limito a riferire che, già prima di attraccare eravamo stati informati che la città di Salalah
    non aveva praticamente alcuna attrattiva turistica. Soprattutto ci avevano prevenuti che,
    dopo aver visto Muscat, la capitale, avremmo potuto incontrare qualche forte delusione.
    Allora ci siamo chiesti: perchè fermarci? Oltre alle ovvie motivazioni tecniche: rifornimenti di carburante ed altro, ci era stato spiegato che le spiagge tutto intorno, a pochi chilometri
    dal porto, erano veramente interessanti e qualcuna era anche bene attrezzata ad iniziativa
    di qualche lungimirante catena alberghiera che stava timidamente scommettendo su tale
    risorsa. Ebbene tale descrizione rispondeva al vero!
    Usciti dal porto, non avendo alcun interesse per le escursioni proposte dal bordo che prevedevano estenuanti incursioni nel deserto, tra l'altro quasi a confine con il turbolento
    Yemen, decidiamo quasi da pionieri, di servirci di un taxi; uno dei tanti che come sempre
    stazionano sotto bordo già al momento dell'attracco. La meta da noi scelta, su consiglio
    di qualcuno del bordo, e' l' Hilton Resort, struttura a cinque stelle di cui si servono abitualmente gli opulenti Sceicchi locali con le loro signore o concubine; non fa grande
    differenza per i maschi locali.
    Trattiamo accanitamente con un paio di tassisti e ne scegliamo uno, previa assicurazione
    che avremmo pagato solo al ritorno; tanto per non restare buggerati. Accetta, con nostra
    grande meraviglia e fissiamo l'ora del rientro. Verra' a riprenderci alle 16,30.
    L'Hilton Resort si trova ad una ventina di chilometri ad est del porto, quasi di fronte al medesimo che si intravede vagamente con le sue enormi gru, sfocate dalla foschia e dalla calura.
    La struttura alberghiera e' degna del nome che porta. Lusso contenuto, ma evidente. La
    costruzione ad un solo piano, oltre al piano terra, occupa una superficie grande quanto
    un campo di calcio. Non abbiamo occasione di visitarla tutta a fondo, ma dai saloni di accoglienza, tanti e bene articolati fra loro, disposti sapientemente ed arredati con sobrio gusto, si capisce subito la grande classe del Resort.
    Breve trattativa con la Reception. Ci consentono di usare solo le attrezzature di spiaggia e
    della piscina contigua. Il prezzo e' sicuramente conveniente, tenuto conto del luogo molto
    esclusivo. Poi, ci spiegano, se vorremo potremo pranzare sotto l'enorme bungalow situato
    poco distante, proprio sul mare. Servizio e menù di prima qualità.
    Quando accediamo alle attrezzature esterne che circondano la costruzione, non crediamo
    ai nostri occhi: ci troviamo di fronte ad un'oasi di incredibile bellezza; la descrizione si fa
    veramente difficile. Neppure ai migliori siti caraibici abbiamo trovato qualcosa di simile.
    L'enorme giardino-oasi, separato dalla spiaggia da un'alta siepe che lo protegge dal vento
    marino e dalla salsedine e' verdissimo. Palme in ogni angolo, uccellini canori e persino qualche iguana che sfreccia nell'erba, fermandosi a sfidarci a distanza. Gazebi, lettini con tanto di veletta anti sole, sedie a sdraio elegantissime, tavolini e sedie da conversazione e, per finire, una piscina; che dico, un mare a forma di piscina. Giochi d'acqua limpidissima tutto all'intorno; acqua dolce, naturalmente, scivoli ed attrezzature ludiche. Poco più in la' il monumentale, elegante bungalow con tutta l'attrezzatura per bar e ristorante. Arredamento tropicale scuro e raffinato in fibra intrecciata. Spero di non aver dimenticato nulla. Ah si', oltre la siepe di recinzione la spiaggia. Una spiaggia molto profonda, arida ed assolata com' e' giusto a queste latitudini, lunga molti chilometri e desolatamente deserta. Al si la' della la siepe che protegge l'oasi, proprio a pochi metri, vi sono altri gazebi con piattaforma in muratura e tetti di foglie di palma, stracotte dal sole tropicale. Al momento sono tutti deserti; vedremo in seguito.
    Ci accoglie un gentile ragazzo; e' filippino perché qui gli omaniani non eseguono lavori umili. Lui invece e' molto disponibile e ci mette a disposizione praticamente tutta l'oasi.
    Già perché ho dimenticato di dire che siamo stati fra i primi ad arrivare anzi, proprio i
    primi. Quindi ci spetta il privilegio di una scelta praticamente illimitata su tutto quanto ci
    offre questo angolo di paradiso, artificiale beninteso.
    Infatti tutto quanto sta sotto ai nostri occhi ammirati e' opera sapiente degli architetti di esterni che lavorano al soldo della Catena Hilton in tutto il mondo. E qui, bisogna dire che
    hanno lavorato da dio!
    L'inserviente filippino si chiama Philippe, che combinazione vero? Ci sistema sotto un ciuffo di palme abbastanza basse per garantirci l'ombra per l'intera giornata. Ci prepara i
    lettini, le sdraio, il tavolino ed anche un paio di "puff" per posarvi borse e zainetti. Potremmo forse non dargli la mancia? Infatti glie la diamo subito; sembra sia di sua piena soddisfazione e, per ringraziamento, ci porta cuscini ed asciugamani in abbondanza. Ah, che vantaggio arrivare per primi!
    Infatti, proprio mentre noi ci stiamo accomodando, cominciano ad arrivare a frotte più di
    meta' dei passeggeri di Costa Deliziosa che hanno avuto la nostra stessa idea. Purtroppo
    in testa a tutti, orde di tedeschi dell'est, maleducati e molesti come a bordo.
    Decidiamo di esplorare la spiaggia: una vera succursale del deserto circostante ed in piena assonanza con lo stesso. La sua profondità, dalla siepe alla battigia, misurata in passi umani e' stupefacente; ne conto oltre 240. Un'autentica enormità!
    Provo un profondo sentimento di invidia, confrontandola con la nostre striminzite spiagge
    di poche decine di metri; talvolta anche molto meno.
    L'onda oceanica comincia a frangere a qualche centinaio di metri dal bagnasciuga. Si'
    perché, non dimentichiamolo, quello che ci sta di fronte e' ancora il Signor Oceano Indiano
    con tutto il suo fascino, i suoi rischi ed i suoi capricci.
    L'acqua vicino a riva e' piuttosto sporca, meglio lo sembra perché vi galleggiano chiazze
    marron scuro poco invitanti. Le signore del nostro gruppo si schifano subito e preferiscono
    rientrare alla piscina dell'oasi, disturbate anche dal moto ondoso che, sollevato dai bassi
    fondali, sviluppa una notevole potenza, tanto da sbattere in terra chiunque non si prepari adeguatamente con le gambe ben salde e la schiena ricurva a fronteggiare i frangenti.
    Io, dopo aver scoperto che le chiazze marroni sono soltanto residui di alghe di fondo macinate dalla risacca, decido di restare e, praticamente solo in un raggio di qualche
    centinaio di metri, mi diverto come un matto. Mi pare di essere tornato nel mare della
    mia infanzia, subito dopo la guerra, quando tutta la spiaggia davanti a casa nostra era...
    soltanto nostra. Una cuccagna ormai lontana nel tempo e nei ricordi.
    Quando rientro all'oasi, stanco di cavalcare frangenti, trovo facce preoccupate e ricevo anche qualche rimbrotto. Infatti data la larghezza della spiaggia, ero stato perso di vista, mescolato alle macchie scure delle alghe ed alle onde poderose. Se mi fossi trovato in difficoltà avrei avuto tutto il tempo di annegare comodamente. Comunque non e' successo; anzi quei poderosi frangenti mi hanno divertito non poco, tagliandomi le gambe sulla battigia; proprio come si vede a "paperissima". Mi sfogo ancora un po' nell'immensa piscina che frattanto si e' riempita di croceristi maleducati e petulanti; soprattutto di bambini, quelli che fortunatamente sulla nave non si vedono mai perché se ne occupano le baby-sitter di bordo.
    L'acqua dolce della piscina e' limpida e ben filtrata. Tuttavia il gran casino che vi regna mi fa rimpiangere la carezza morbida delle alghe che fanno schifo agli altri e dei frangenti che tagliano le gambe, ma divertono molto più di uno scivolo in piscina.
    E' arrivata l'ora di pranzo; fortunatamente chi era rimasto nell'oasi aveva prenotato un bel
    tavolo all'ombra del bungalow, uno dei migliori con davanti solo la spiaggia ed il mare.
    Inutile dire che altri croceristi, arrivati dopo di noi, restano senza tavolo con loro grande
    disappunto ed anche qualche discussione. In particolare assistiamo al "rifiuto" del personale per una coppia di omaniani, lui in elegante palandrana bianca e kefiah in testa,
    lei avvolta in un lunghissimo abito nero con tanto di velo sul viso e solo due buchi per
    gli occhi. Il tipo, incazzatissimo, nella sua lingua gutturale, alza la voce con il personale.
    Credo voglia protestare perché aveva prenotato alla Reception. Pero' la prenotazione non
    sarebbe passata. Insomma Sceicco e moglie in piedi e gli "infedeli" seduti. Ce n'è a sufficienza per una guerra Santa. Ma il personale filippino non molla. Così la bagarre va
    avanti per un bel po' con grande fastidio per gli astanti. Poi, finalmente interviene il direttore o chi per lui e lo Sceicco in bianco e la moglie in nero vengono accomodati in un
    tavolo di fortuna, allestito poco distante da noi che pero' continuiamo ad occupare il tavolo che lui avrebbe voluto.
    Il pranzo che ci viene servito e' veramente principesco. Siccome stiamo per lasciare l'Oman, prima di arrivare in Egitto, la nostra prossima tappa, abbiamo deciso di non farci mancare nulla. Così abbiamo ordinato delle enormi aragoste alla piastra che ci vengono
    servite con deliziose salsine, rese ancor più gradevoli dagli sguardi incazzati dello sceicco, seduto poco distante e della poverina che, per mangiare, deve sollevare il velo ad ogni boccone che porta alla bocca.
    Nel pomeriggio, dopo una breve irrinunciabile pennichella, un altro tuffo nella piscina oceanica e poi giusto il tempo per raggiungere il nostro tassista che, puntuale come una
    cambiale in scadenza ci aspettava già da un bel po' sotto il colonnato antistante il Resort.
    Ritornando brevemente allo sceicco incazzato, mi pare giusto riferire che, recatomi alle toilettes prima di lasciare l'Albergo, l' ho incontrato nuovamente proprio mentre svolgeva la sua funzione corporale davanti all'orinatoio, tenendo sollevata la sua palandrana bianca fino alla cintola e mostrando due grossi pelosi glutei neri senza mutande, senza calzoni, ma anche senza la più piccola ombra di pudore, come fosse la cosa più naturale del mondo. Vi assicuro, uno spettacolo disgustoso!
    Ed ora via: Costa Deliziosa sta per salpare. Giusto il tempo di acquistare un paio di magneti da un piccolo banco allestito all'ingresso del porto.
    Di Salalah portiamo via solo il ricordo di una rada incasinata di navi in attesa di effettuare le proprie procedure; di un porto trafficatissimo, intasato di container fino all'inverosimile e di uno splendido Resort con annessa bellissima oasi artificiale ed una spiaggia assolata, bella, selvaggia e tanto profonda da fare invidia a quelle nostrane in Adriatico.
    Ci colpisce, nell'uscire dal porto, uno strano ed inquietante movimento di motovedette omaniane. Ci scortano in mare aperto; fino a quando la nostra nave ha preso piena
    velocità. Non dimentichiamo che, proprio davanti alla nostra prora, a distanza abbastanza
    preoccupante, ci sono le coste del Corno d'Africa, meglio della Somalia, tristemente note
    per essere la base logistica della nuova pirateria. Speriamo bene!







    - Arrivo ed attracco alle 08,00 in perfetto orario. Porto ad intensa
    vocazione mercantile. Snodo di smistamento per i traffici container
    Provenienti da ogni parte del mondo che proseguono per le loro
    Destinazioni in ogni parte del mondo (porto hub); un po' come gli
    Aeroporti internazionali per il traffico aereo. Decine di navi in rada
    In attesa di attracco.La città e' distante circa 25 km e non presenta
    particolari attrattive turistiche. Decidiamo di Concederci una intera
    giornata d mare. Scegliamo l' Hilton, Resort a 5 stelle sul mare con
    enorme piscina sulla spiaggia circondata da un'oasi artificiale, realizzata
    sapientemente. Pranzo regale a base di Aragosta. Spiaggia sterminata
    e profondissima (247passi da Resort all battigia. Ideale x jeep e
    Cammelli. Mare pulito ma con presenza di alghe. Non presidiata
    Perchè impossibile date le dimensioni. Bagni a raffica sia in mare
    Che in piscina. Uccellini meravigliosi coloratissimi ed arditi.
    Iguane di piccole dimensioni fierissime per nulla intimorite.
    Rientro e ripartenza per Sharm el Sheik distanten1830 Mn.
    Prevista navigazione in Mar Rosso 4 gg. Si rinnova il pericolo
    Pirati. Sorveglianza raddoppiata sella Security di bordo. La nostra
    Nave viene scortata da velocissimi scafi armati di mitragliere.
    Daniela
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  7. #427
    Moderatore L'avatar di dabi
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    sokhna
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  8. #428
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    Scusate se non ci sono foto , ma Italo è tornato l'altro giorno dopo 7 mesi di crociera a bordo di neoRomantica

    ormai il giro del mondo sta per finire , domani i nostri amici saranno a Messina poi Roma e infine Savona e la fine di tutto !!
    non ci resta che congratularci con Dabi per il grande lavoro svolto in questi ultimi 3 mesi , sembrava l'altro giorno che ha iniziato a postare quotidianamente tutti i diari e le foto e devo dire che il risultato è stato ottimo ! , perfetta sincronia con il viaggio reale in corso
    e anche con Italo per aver condiviso con noi tutte le sue foto e i suoi diari di viaggio , un viaggio che tutti vorrebbero fare e che regala a tutti emozioni straordinarie

    Grazie !!
    marcatusso


  9. #429
    Moderatore Globale L'avatar di marco
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    E' vero, è stato un racconto interessantissimo, complimenti a Italo e Daniela per il lavoro fatto!!!

  10. #430
    Moderatore L'avatar di dabi
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    Re: Il Giro del Mondo di Italo e Franca - 2012

    ma grazie a voi ragazzi!!!
    Daniela
    dabi
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