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Discussione: Cosa visitare a Livorno -Italia-

  1. #11
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    cecina(Li)
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    Re: LIVORNO E DINTORNI

    CECINA


    Proseguendo questo viaggio virtuale, dopo castiglioncello e continuando a costeggiare il mare, si passa da Rosignano Solvay, conosciuta soprattutto per l'industria chimica, farmaceutica ed materie plastiche, del suddetto colosso belga, Solvay.
    Si prosegue poi per Vada, e sempre costeggiando il nostro amato mare, la Mazzanta: località turistica, immersa nella pineta mediterranea.
    Dopodichè arriviamo a Cecina: non posso non soffermarmi su la mia città di origine e dove tutt'ora vivo.
    Cecina, più che città si può definire un “paesone”, di circa 29.000anime.
    E' suddiviso in piccole frazioni, come San Pietro in Palazzi, Palazzaccio, e soprattutto Marina:
    la mia Marina che amo con tutto il cuore!
    Piccoli cenni su Cecina:
    Cecina ha una grande tradizione turistica. A partire dagli anni sessanta del Novecento, con la grande crescita demografica, la città ha iniziato ad attrarre turisti italiani e stranieri. Inoltre Cecina è il naturale sbocco al mare di Volterra e Siena. La città in estate triplica i suoi abitanti accogliendo infatti oltre ai turisti che popolano gli alberghi e i campeggi, il popolo dei vacanzieri che hanno a Cecina la propria seconda casa.
    Marina di Cecina, la frazione marittima di Cecina, è una meta turistica apprezzata dalle famiglie, sia per la sicurezza del suo mare, per le pinete che garantiscono serenità e svago per i più piccoli, sia per la tranquillità che la zona garantisce anche in piena estate. Le spiagge di Cecina Mare dal 2006 ricevono ogni anno il prestigioso riconoscimento della Bandiera Blu. Inoltre, presso la frazione sorge il parco acquatico "Acqua Village".
    Le pinete che occupano complessivamente una superficie di 400 ettari allungandosi lungo la costa per più di 15 chilometri, costituiscono la Riserva Naturale Biogenetica dei Tomboli di Cecina....
    Potrei dilungarmi ancora, parlando dei cenni storici del mio paese; del museo archeologico con resti di epoca romana; del museo della Vita e del Lavoro della Maremma Settentrionale; del Parco letterario nella settecentesca villa Guerrazzi; delle chiese della nostra zona, prima tra tutte il Duomo dedicato ai Santi Giuseppe e Leopoldo; dell'Istituto Buddista (Soka Gakkai); della sfilata di carri allegorici e corsa podistica da cui prende il nome Targa Cecina a inizio settembre, e della altrettanto suggestiva processione in mare per la Festa dell'Assunta il 15 agosto,di tutto questo ed altro ancora, ma credo sia meglio che oltrepassi il tutto, rischiando solo di annoiarvi e posti alcune foto per condividere con voi questi luoghi.
    Ps: torno a ripetere ciò che ho scritto all'inizio di questo topic. Perdonate il mio smisurato campanilismo e l'amore che provo per i luoghi dove io sono nata, cresciuta e continuo a vivere.
    Credo che ognuno di noi, pur amando viaggiare e visitare sempre luoghi nuovi, ami il proprio paese che ha donato le nostre origini.........
    Sandra

  2. #12
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    cecina(Li)
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    Re: LIVORNO E DINTORNI

    Ancora qualche foto...............
    Sandra

  3. #13
    Moderatore Globale L'avatar di cobra75
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    Re: LIVORNO E DINTORNI

    Bellissime queste ultime foto sembrano cartoline !!!
    Grazie Sandra !!!
    Moderatore Globale

  4. #14
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    cecina(Li)
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    Re: LIVORNO E DINTORNI

    *grazie a tutti Voi che avete la pazienza di seguirmi.
    Appena possibile continuerò con i paesi limitrofi come Castagneto Carducci e Bolgheri, che sono davvero dei "gioiellini" della nostra bella Italia.......
    Sandra

  5. #15
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    cecina(Li)
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    Re: LIVORNO E DINTORNI

    LA STRADA DEL VINO – COSTA DEGLI ETRUSCHI
    CASTAGNETO C.cci, BOLGHERI, BIBBONA

    Dopo la cittadina di Cecina, abbandoniamo per un pochino la costa, per raggiungere la cosidetta STRADA DEL VINO, la zona che si dirama da Castagneto C.cci, fin giù a Bolgheri, per estendersi fino al colle di Bibbona.
    Questi luoghi, fino a qualche anno fa, erano per lo più coltivati a frutteti e oliveti. Oggi, sono stati rivalutati soprattutto a vigneti, con vini tra i più pregiati in Italia e nel mondo, quali, ad esempio, il Sassicaia e l'Ornellaia.
    Lungo tutto questo tratto che si estende dalla costa fin su a castagneto C.cci (200 mt s.l.m.), è un susseguirsi di vigneti e oliveti e case vinicole, con agriturismi, case di campagna restaurate, tanto da assomigliare a vere e proprie ville di “Dallas”. Il tutto, incastonato tra i paesini di Bolgheri e castagneto che sono dei veri e propri gioielli di borghi, e con una vista mozzafiato della collina che va giù fino al mare.
    Storia di Castagneto C.cci:

    Il castello medievale, assieme alla chiesa di San Lorenzo, costituiscono il nucleo originario dell'abitato. La storia del borgo, al pari di quella di altri centri dell'antica Maremma pisana, è legata alle vicende della famiglia Della Gherardesca, un legame non sempre pacifico tra questo territorio e la nobile prosapia, difficili rapporti che nel corso dei secoli hanno visto la popolazione castagnetana lottare per i propri diritti di comunità indipendente e per la conquista degli usi civici.
    Nel 754, il nobile longobardo Wilfrid, poi divenuto santo San Walfredo, capostipite della famiglia Della Gherardesca, aveva moltissimi possedimenti in Maremma e quando decise di farsi monaco benedettino e fondare il Monastero di San Pietro in Palazzuolo, a Monteverdi Marittimo, donò quelle sue proprietà al monastero medesimo; tra queste erano compresi Castagneto e altri territori limitrofi. Le donazioni come questa e consimili, secondo lo storico Lopes-Pegna, servivano alla nobiltà longobarda al fine di tutelarsi dalle pretese patrimoniali dei Franchi, nuovi sopraggiunti signori d'Italia, mettendo così al riparo i loro possedimenti e legando i loro interessi a quelli della Chiesa. Il cognome della famiglia Della Gherardesca ha per patronimico un Gherardo, Signore di Pisa e Volterra, vivente nel X secolo che si impossessò di varie terre nella Maremma, dove esercitava il ruolo di vicario della Repubblica marinara di Pisa, divenendo signore del castello di Donoratico e dei suoi possedimenti tra i quali Castagneto, Bolgheri, Bibbona, Casale, Montescudaio.
    I legami tra la famiglia Della Gherardesca e Castagneto proseguirono per tutta l'epoca medioevale; nel 1161, Federico il Barbarossa ufficializzò la proprietà di Castagnetum ai Gherardesca.
    Nel 1161, il più antico conte di Castagneto Tedice viene ricordato in una lite con l'abate del monastero di San Pietro al Palazzuolo di Monteverdi. Emanuele Repetti ricorda nel suo Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana: "Fra i nomi dei conti ivi rammentati trovasi quel Tedice di Ugo che fu Potestà di Pisa nel 1186 e 1192, inviato nel 1198 a Costantinopoli ambasciatore all'imperatore Alessio Alessio III Angelo. (ARCH. dei CC. della GHERARDESCA)".
    Sulla fine del XII secolo, Enrico VI del Sacro Romano Impero donò i castelli intorno a Castagneto, oltre a quelli Bibbona, Biserno, Campiglia e Vignale, alla città di Pisa come riconoscimento per l'aiuto dato all'imperatore nel conquistare territori dell'Italia meridionale; pertanto, i signori Della Gherardesca poterono godere dello status di capitano di giustizia ovvero un potere assoluto su questi territori.
    Il castello di Castagneto venne più volte attaccato tra il 1300 e il 1334 dai Gherardesca di Biserno, come conseguenza di lotte intestine tra i vari rami della famiglia; durante le guerre tra Pisani e Fiorentini i castelli di Castagneto e Bolgheri subirono danneggiamenti.
    Dal XV secolo ai giorni nostri


    Palazzo Comunale
    Castagneto subi nuove devastazioni a causa dei saccheggi ad opera dell'esercito di Alfonso di Aragona re di Napoli, in marcia verso Milano e in lotta contro Firenze, durante questi scontri venne distrutto il castello di Donoratico; inoltre Castagneto subì incursioni da parte di Carlo VIII di Francia che per di impossessarsi del trono di Napoli saccheggiava tutte le terre che trovava durante il suo percorso, ma subì saccheggi e attacchi anche da truppe al soldo di Massimiliano I.
    Con l'annessione di Pisa da parte dei Fiorentini, nel XV secolo, la comunità di Castagneto poté usufruire di una maggiore autonomia; fu autorizzata a darsi statuti autonomi e la giustizia venne amministrata da un ufficiale dipendente direttamente dalla stessa Firenze; tuttavia i conti Della Gherardesca mantennero parte degli antichi privilegi e furono di fatto confermati signori di Castagneto, pretendendo benefici feudali come il diritto alla caccia, alla pesca e alla raccolta di legna da catasta. I Della Gherardesca erano all'epoca sotto la protezione (accomandigia) della Repubblica Fiorentina, che li costituì suoi vicari nei castelli di Casale, Bibbona, Bolgheri, Donoratico, Castagneto e zone circostanti, con l'ornere di inviare un contingente di soldati nei casi di guerre.
    Dopo i Medici, con l'avvento dei Lorena i rapporti tra il governo granducale ed i conti si fecero più duri, soprattutto quando Castagneto e altre località limitrofe furono inglobate nella comunità dei Gherardesca, perdendo ogni autonomia.
    Ma tra la popolazione di Castagneto, che nutriva un forte senso di indipendenza, e il casato Della Gherardesca, già a partire dal XVI secolo si erano accese nette ostilità di cui sono testimoni diverse vicende storiche. Ad esempio, tra il 1566 ed 1567, il conte Francesco della Gherardesca rivendicò i diritti diritti feudali di caccia, pesca, erbatico, legnatico. Il tribunale fiorentino giudicante riconobbe ai signori il diritto di caccia e di pesca, mentre l'erbatico e il legnatico che i conti avevano "privatizzato" furono riconosciuti alla popolazione locale; solo dopo molti anni, i Della Gherardesca furono costretti a cedere lo jus pascendi ed il legnatico (1600–1610).
    L'influenza della famiglia era fortissima, tanto che riuscì addirittura a far sparire il toponimo di Castagneto che venne inglobato, insieme ai castelli di Bolgheri e Donoratico, nella comunità di Gherardesca.
    Con l'abolizione dei feudi del Granducato di Toscana alcuni privilegi sembrarono finire, ma non fu così. Infatti Emanuele Repetti ricorda nel suo Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana che: "I privilegi baronali si conservarono nella famiglia Gherardesca sino all'anno 1749, epoca dell'abolizione dei feudi granducali. Successivamente con motu proprio del 17 aprile 1776 fu investito del feudo di Castagneto il conte Cammillo della Gherardesca, con le riserve di alto dominio e di altre giurisdizioni politiche prescritte dalla legge del 1749. Fra i privilegi del feudatario furono conservati quelli della rendita e locazione dei mulini, e delle osterie possedute allora a metà con la Comunità di Castagneto; le fide dei bestiami e dei pascoli sopra i propri beni o sopra quelli presi a fitto dalla stessa Comunità; il diritto di poter tagliare i boschi allodiali; l'escavazione dei marmi e di altri minerali nei fondi propri, e l'esenzione dalla gabella dei contratti".


    Forte di Marina di Castagneto Carducci
    Successivamente, nel 1778 il tribunale fu chiamato di nuovo a pronunciarsi e stabilì che la proprietà dei territori spettava ai conti Della Gherardesca, mentre il godimento di tutti gli usi civici ai castagnetani, compreso il diritto di caccia e pesca.
    La situazione fu ribaltata alcuni anni dopo, quando a seguito dell'ennesimo scontro giudiziario ai Della Gherardesca furono attribuiti gli usi civici di pascolo e legnatico, mentre ai castagnetani la proprietà della terra.
    Nell'Ottocento, il conte Guido Alberto della Gherardesca attizzò nuovamente gli animi, avendo tentato di rientrare in possesso degli altri due usi civici, la caccia e la pesca, nelle tenute della famiglia Della Gherardesca; la reazione che ne seguì fu accompagnata da attentati e incendi dolosi alle proprietà del conte. Si accentuò così lo scontro tra la casata e gli abitanti dei borghi; protagonista degli scontri e sommosse fu Michele Carducci, padre del poeta Giosuè, che svolse la professione di medico condotto a Bolgheri dal 1838 al 1848; Giosuè nacque a Valdicastello in Versilia, ma al seguito del padre si trasferì prima a Bolgheri e poi a Castagneto, dove visse gli anni della sua giovinezza ricordati in molte sue opere. Il dottor Carducci, di idee liberali, fu alla testa di un manipolo di contadini che si avvicinarono al castello nel quale vivevono i Della Gherardesca minacciandoli con colpi di fucile e sassaiole, costringendoli pertanto a ritirarsi a Castagneto. Il 6 gennaio 1849, con l'intervento del granduca Leopoldo II, il conte Guido Alberto fu costretto a distribuire le "preselle" (piccoli lotti di terreno boschivo e seminativo) agli abitanti di Castagneto.
    A seguito degli scontri la comunità cittadina chiese ed ottenne dal granduca di Toscana il cambio del nome di matrice fortemente feudale comunità di Gherardesca e Bolgheri venne cosi ripristinata la precedente denominazione dell'abitato, ovvero Castagneto della Gherardesca, successivamente venne aggiunto l'aggettivo marittimo e tolto il nome della famiglia.
    Sul finire del secolo, si svilupparono nuove tensioni e nel 1907 si decise che il nome del comune perdesse l'aggettivo matittimo, ribattezzando il paese come Castagneto Carducci, in onore del celebre poeta che qui visse gli anni della sua fanciullezza ed il cui padre fu uno dei più importanti oppositori ai diritti feudali imposti dai conti Della Gherardesca.
    Sandra

  6. #16
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    Re: LIVORNO E DINTORNI

    Lasciato alle spalle il Borgo, ci dirigiamo verso la strada interna che ci porterà a Bolgheri.
    Gli occhi sono incantati dalla distesa di vigneti, dalle bellissime abitazioni immerse nel verde, da una pace infinita. Mio padre, quando ero piccola, mi portava spesso in questa zona, ed amava ripetermi che era il posto più bello del mondo. Credo che avesse veramente ragione: attraversare questri luoghi, ed osservare attentamente ciò che la natura può donarti, fa fare pace con il mondo intero. Sulla sinistra la distesa di verde che si estende fino al mare, sulla destra la collina verdeggiante ed un pugno di case arroccate sul cocuzzolo.
    Una volta oltrepassata questa strada, ci immettiamo nel viale de “I cipressi che a Bolgheri, alti e schietti, van da San Guido, in duplice filar” (G. Carducci).


    BOLGHERI
    E' una frazione di Castagneto, legato appunto al nome del grande poeta G. Carducci, così come pure l'altro borgo, castagneto.
    Qui, lui ha vissuto gli anni della fanciullezza. Nella piazzetta c' è la targa su la casa dove visse, c'è la statua alla nonna Lucia, e nel piccolo cimitero c'è ancora la tomba della nonna.
    Inoltre tutto il paese, è improntato dal castello dal quale si accede dentro il piccolo borgo.
    Breve cenno storico:

    l nome deriva da un insediamento militare di Bulgari alleati dei Longobardi, qui attestati in posizione difensiva contro un eventuale sbarco di truppe bizantine provenienti dalla Sardegna[2].
    È ignota l’epoca precisa in cui il castello di Bolgheri prese questo nome al posto del precedente di Sala del Duca Allone. Infatti così il distretto di Bolgheri fu designato nella bolla spedita il 20 novembre 1075 da papa Gregorio VII a Guglielmo vescovo di Populonia, là dove si prescrivono i confini della stessa diocesi dal lato occidentale. Come poi Allone duca di Lucca e di Pisa alla caduta dei Longobardi, confermato nella stessa magistratura da Carlo Magno, si fosse impadronito dei possedimenti dei conti Della Gherardesca, è attestato da una lettera di papa Adriano I scritta al nuovo re dei Longobardi, affinché volesse ordinare la restituzione dei possessi confiscati e presi dal duca Allone a Gunfredo abate del monastero di Monteverdi, cioè al figlio di San Walfredo fondatore della suddetta Badia e più remoto antenato della famiglia Della Gherardesca.
    Il primo documento noto che menziona il castello di Bolgheri è un atto del 23 gennaio 1158, spettante al monastero di Santa Maria di Serena presso Chiusdino, eretto dal conte Gherardo della Gherardesca. In questo atto si parla di cedere a Villano arcivescovo di Pisa una gran parte di beni, fra i quali alcuni possedimenti situati nella curia di Bolgari.
    Fin dalla sua origine Bolgheri fu dominio dei conti della Gherardesca, i quali vi ebbero castello e palazzo anche quando fioriva il potente conte Bonifazio Novello signore di Pisa; e fu probabilmente in Bolgheri dove quel conte per tre mesi alloggiò l'antipapa Pietro da Corvaja per indurlo a rinunciare alle sue pretesa al soglio pontificio.
    Il castello di Bolgheri subì nel tempo vari attacchi, sia nel 1393 quando fu bruciato dai fiorentini, sia nel 1496 quando fu saccheggiato dall’esercito dell'imperatore Massimiliano che uccise il conte Arrigo nel proprio castello. Con la sottomissione di Pisa da parte di Firenze, i conti di Bolgheri tornarono sotto la Repubblica fiorentina.
    Il castello di Bolgheri cominciò a risorgere da tante rovine all'inizio del XVIII secolo per opera dei conti che diedero un certo impulso alle attività agricole della zona, la bonifica di alcune zone paludose, la costruzione di un orfanotrofio nel 1817 e di un acquedotto che rifornì di acqua potabile il paese.[3]
    Secondo i dati demografici riportati da Repetti, Bolgheri ha avuto 111 abitanti nel 1551, 108 nel 1745, 635 nel 1835 e 730 nel 1845[4].
    Luoghi d'interesse
    Il caratteristico borgo si è sviluppato attorno al castello medievale (ampiamente rimaneggiato nel corso dei secoli) che sorge su una modesta altura raggiungibile attraverso il suggestivo Viale dei Cipressi, strada lunga quasi cinque chilometri che ha inizio a valle, sulla via Aurelia, proprio dinanzi al settecentesco Oratorio di San Guido: il luogo è stato reso celebre dai versi di Giosuè Carducci nella poesia Davanti a San Guido (1874). Inoltre, all'interno del paese è ubicato il cimitero monumentale dove fu sepolta la nonna dello stesso poeta. Non distante dal nucleo abitato, su un'altura posta a quasi 400 metri sul livello del mare, sorge l'antico nucleo fortificato di Castiglioncello di Bolgheri.
    Sandra

  7. #17
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    Re: LIVORNO E DINTORNI

    ma grazie mille sandra!!
    che bello questo lavoro !!
    lo seguiamo molto volentieri!
    Daniela
    dabi
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  8. #18
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    Re: LIVORNO E DINTORNI

    La Toscana ha dei posti davvero unici!!!

  9. #19
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    Re: LIVORNO E DINTORNI

    *grazie DABI......
    continuo con BIBBONA, ultimo paese per stara.......
    BIBBONA

    Riprendiamo quindi la strada sempre interna, dove oltre ai vigneti, si possono intravedere le piste per i cavalli. Questo, era molti anni fa, un luogo dove i cavalli più importanti d'Italia venivano a “svernare”; tra di loro anche il famoso Ribot. Oggi, dopo molto tempo, grazie all'interessamento del Marchese Incisa della Rocchetta, produttore tra l'altro del Sassicaia, i cavalli sono tornati a ripopolare queste meravigliose zone.
    Ci stiamo dirigendo verso Bibbona, altro piccolo borgo, situato a circa 80 mt sul livello del mare.
    Il centro storico del borgo, dalle caratteristiche strade lastricate in pietra, ospita alcuni edifici di notevole valore artistico e storico. Tra le architetture civili spicca il Palazzo del Comune Vecchio, di impianto medievale e dalla facciata ornata dai numerosi stemmi delle famiglie nobiliari; non è comunque noto l'anno di fondazione, mentre sono documentati numerosi restauri dal XVII secolo fino ai giorni nostri. Sulla piazza Gramsci sorge il Palazzo Gardini, che in epoca granducale fu sede dell'amministrazione delle Reali Possessioni; fu venduto all'asta alla fine del Settecento e assunse l'aspetto odierno nel corso del secolo successivo.
    Bibbona conserva inoltre numerose tracce dell'antiche fortificazioni. Nel punto più alto dell'abitato, presso piazza delle Vittoria, si innalza la cosiddetta Rocca; probabilmente fu costruita intorno al XIII secolo come residenza di una famiglia signorile, ma successivamente fu utilizzata come torre d'avvistamento. Restaurata più volte nel corso dei secoli, la parte superiore crollò a seguito del terremoto del 1846. Nella frazione di Marina di Bibbona si trova inoltre un forte settecentesco, costruito per volontà dei Lorena.
    A circa 1*km dalla città si trova un vecchio mulino a vento Il Cardellino attivo dal XVIII secolo agli inizi del XX secolo. È stato restaurato nel 1967 da Enrico Niccolini.
    Tra le architetture religiose si segnalano:
    la medievale Pieve di Sant'Ilario, fondata nell'XI secolo ed ampliata nel secolo seguente, che oltre ad opere pittoriche di rilievo conserva un prezioso tabernacolo in marmo bianco;
    la chiesa di San Giuseppe, fondata nel 1589;
    la chiesa di Santa Maria della Pietà, opera del primo Rinascimento situata all'ingresso del piccolo borgo, di grande valore sia artistico che architettonico..
    Sandra

  10. #20
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    Re: LIVORNO E DINTORNI

    *grazie marco. E' vero la Toscana ci riserva dei luoghi davvero unici, ma io sono troppo di parte....................................
    Sandra

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