Riporto un interessante articolo sul più avanzato centro di addestramento marittimo di tutto il mondo


Dalla Germania ai Paesi Bassi, un viaggio nelle strutture all’avanguardia dove si vigila sulla sicurezza delle flotte e si formano le nuove generazioni di capitani

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Per gestire un normale aereo di linea bastano cinque persone. Ma per una nave da crociera ne servono almeno un migliaio. Ecco perché su un’isola artificiale a mezz’ora da Amsterdam sorge Csmart, il più avanzato centro di addestramento marittimo di tutto il mondo. Dove ogni anno circa 6500 ufficiali di bordo del gruppo Carnival, il colosso che gestisce un terzo delle navi da crociera del pianeta, comprese quelle dell’italiana Costa, arrivano per intraprendere corsi di formazione e aggiornamento professionale che seguono, anzi superano, tutti gli standard del settore.

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IN CROCIERA SUL LAGO

Ma perché scegliere proprio i Paesi Bassi per la nascita di una struttura del genere? «La maggior parte dei partecipanti arriva dall’Europa, e qui esiste un hub aeroportuale che offre ottimi collegamenti per tutte le destinazioni», spiega Hans Hederstrom, direttore del Csmart.L’edificio sembra unire la struttura di una nave da crociera, con cinque piani arricchiti da elementi in legno e sovrastati da un gigantesco lucernaio, a quella di una grande centrale elettrica. Scendendo al piano inferiore infatti, si ha l’impressione di entrare nella pancia di una balena tecnologica. Ed è proprio qui, quasi nelle fondamenta dell’edificio, che trovano spazio i quattro simulatori che rendono possibile la magia del Csmart. All’interno di ogni unità gli ingegneri di Carnival hanno ricreato fedelmente, a grandezza reale, il ponte di comando e la sala motori di una nave da crociera. Grazie a schermi, proiettori e programmi in grado di riprodurre in 3D, centimetro per centimetro, i porti di mezzo mondo, a prima vista il simulatore è talmente realistico da provocare il mal di mare.


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VIRTUALE, MA NON TROPPO
«Per lo sviluppo di abilità individuali, la realtà virtuale è un’ottima scelta - spiega Hedestrom -. Ma il successo dei nostri equipaggi e la sicurezza della nave dipendono soprattutto dal lavoro di squadra. Per questo abbiamo deciso di replicare gli ambienti di bordo: qui da noi gli ufficiali ritrovano esattamente gli stessi strumenti fisici e gli stessi software presenti durante le crociere». I corsi durano circa cinque giorni, con un esame finale da superare per ottenere la certificazione. Alla fine di ogni simulazione i partecipanti si ritrovano in un’aula dove, insieme agli istruttori, a maggioranza campana e ligure, ripercorrono tutta l’esercitazione, ragionando sugli errori commessi e sui punti di forza della squadra. Perché, nonostante la tecnologia presente a bordo, «è importantissimo imparare a valutare la situazione e ragionare a voce alta, mantenendo viva la comunicazione col resto dell’equipaggio», spiega Antonello, uno degli istruttori.


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LA TORRE DI CONTROLLO MONDIALE
Ma una volta costruito uno standard di sicurezza, l’obiettivo più difficile è mantenerlo. Per questo a un’ora di volo da Amsterdam, più precisamente ad Amburgo, in Germania, Carnival e Costa Crociere hanno messo a punto il Fleet Operations Center (FoC), un osservatorio digitale dal quale tenere d’occhio, contemporaneamente, tutte e 102 le navi del gruppo. Un sistema unico nel suo genere entrato in azione verso fine 2015 proprio grazie alle menti italiane di Costa, sotto la supervisione di Franco Caraffi, l’uomo che da anni gestisce tutta la componente tecnologica delle navi della compagnia ligure. «Noi ci occupiamo di crociere, e non di software. Ma sul mercato non esisteva un software adatto alle nostre necessità - spiega Caraffi -, e così ne abbiamo creato uno studiato ad hoc per Costa». Il risultato è Neptune, una piattaforma digitale che si appoggia sul cloud Azure di Microsoft e che ogni giorno raccoglie, cataloga e archivia due milioni di input provenienti da centinaia di navi in mare.


SMART CITY GALLEGGIANTI
«Noi le chiamiamo, ironicamente, le nostre fabbriche. Ma le navi di oggi ospitano almeno seimila passeggeri e devono essere trattate a tutti gli effetti come città galleggianti - aggiunge Caraffi -. Dai circa duemila sensori posti a bordo possiamo conoscere in tempo reale una quantità incredibile di dati, sia per vigilare sull’andamento della nave che per programmare e tenere sotto controllo tutta la parte di manutenzione». Le schermate di Neptune, che dopo il debutto su Costa è stato esteso a tutti i brand del gruppo Carnival, sono dotate di interfacce chiare e leggibili, non molto lontane da quelle di Facebook o Twitter. I tecnici del Fleet Operations Center possono visualizzare in tempo reale le stesse schermate di chi sta pilotando la nave, fornendo supporto all’equipaggio ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette. “Ma l’obiettivo di un centro del genere, voglio sottolinearlo, non è arrivare a pilotare la nave a distanza - puntualizza il direttore dei sistemi -. I nostri equipaggi sono addestrati per affrontare ogni situazione e la tecnologia ci serve per aiutarli, non per sostituirli”. A questo punto la domanda sorge spontanea: che impatto hanno avuto i fatti della Concordia su un’iniziativa del genere? «Di certo ci hanno spinto ad agire con più rapidità - assicura Caraffi -, ma Neptune era un progetto attivo già da diversi anni e che sarebbe stato portato comunque a compimento per garantire la massima efficienza di tutte le nostre navi». Un angelo custode digitale che oggi consente a tutti, marinai e croceristi, di dormire sonni più tranquilli.

Fonte: www.lastampa.it