comandante ” Fatto il Possibile ” , 29 dispersi , 6 Italiani

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ISOLA DEL GIGLIO – Sospese nella notte, le ricerche dei 29 dispersi del naufragio della Costa Concordia sono riprese nelle prime ore del mattino e per cercare di stringere i tempi, gli uomini della Marina Militare hanno utilizzato delle microcariche esplosive per aprire dei varchi sulla chiglia e riuscire ad accedere in maniera più rapida alle parti sommerse della nave. In mattinata, intanto, è iniziato l’interrogatorio del comandante della nave, Francesco Schettino: il gip deve decidere se convalidarne il fermo. E’ apparso provato ma sereno, convinto di aver fatto tutto il possibile, mentre dalle diverse testimonianze raccolte e dalla telefonata con la capitaneria di porto di Livorno, la sua posizione si fa sempre più grave.

 

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E a bordo ci sarebbe stato un ammutinamento dell’equipaggio, per avviare i soccorsi, scavalcando di fatto il capitano.

L’interrogatorio. Schettino sta rispondendo al gip di Grosseto Valeria Montesarchio che lo sta interrogando. Il comandante starebbe, dunque, contribuendo a chiarire la propria posizione. All’interrogatorio prende parte anche il procuratore capo della provincia di Grosseto Francesco Verusio.

Il relitto. Per la prima volta questa notte non si è lavorato sul relitto: i leggeri movimenti dello scafo segnalati ieri hanno indotto i soccorritori a interrompere le ricerche notturne. E si teme che la Costa Concordia possa affondare, il che provocherebbe un disastro ambientale 5di proporzioni incalcolabili. Si sta allestendo una cintura anti-inquinamento attorno al perimetro della nave: 900 metri di barriere d’altura di cui 300 già posizionati e gli altri in via di allestimento entro oggi. Sul relitto, i palombari sono entrati dai varchi aperti questa mattina, con delle barelle.

Le indagini. Le inchieste sul naufragio davanti all’isola del Giglio sono tre, come ha rivelato il comandante generale delle Capitanerie di porto Marco Brusco ospite aPorta a Porta.

Il primo dei tre filoni è “della procura della Repubblica” ed è quello penale in cui è stato sottoposto a fermo il comandante della nave Francesco Schettino, accusato di omicidio colposo plurimo, disastro e abbandono della nave: rischia fino a 15 anni di carcere. La procura temeva che potesse scappare all’estero. Unico altro indagato al momento è il primo ufficiale in plancia, Ciro Ambrosio. E’ in corso al tribunale di Grosseto l’interrogatorio di garanzia di Schettino e il gip dovrà decidere se convalidare o meno il fermo.

Il secondo filone è “amministrativo sulle cause, con una commissione di inchiesta della direzione marittima” che poi fornirà “i risultati al ministero delle Infrastrutture”. L’ultimo filone è stato “voluto dal ministro Passera, sulle cause e la dinamica” cosa che “servirà anche all’Agenzia marittima europea per vedere se è il caso di cambiare la normativa”.

“Non deve accadere più”. La tragedia della Concordia deve diventare l’occasione per nuove regole. “Non deve accadere piu'”, ha detto il sottosegretario alle Infrastrutture e trasporti, Guido Improta, oggi all’Isola del Giglio per una riunione con i vertici che stanno gestendo l’emergenza. Improta ha annunciato un più stretto monitoraggio delle rotte per evitare “comportamenti inaccettabili e folli come quelli che si sono concentrati nella disgrazia accaduta alla Concordia”.

La nave Costa Concordia incagliata

La ricostruzione. Le testimonianze rendono la posizione del capitano, Francesco Schettino, sempre più difficile. Secondo quanto ricostruito dalle indagini, risulta che l’impatto sia avvenuto alle 21,42 e l’ordine di abbandono nave sia stato dato poco prima delle 23 (alle 22.58). A precisare gli orari del disastro, è il procuratore capo di Grosseto, Francesco Verusio.

Verusio ha ricordato come Schettino è stato autore “di una manovra che non poteva e non doveva essere fatta” e ha sottolineato il rischio di “inquinamento delle prove e possibile fuga, perché le responsabilità a suo carico sono importanti”.

Secondo le carte dell’inchiesta, va avanti Verusio, “risulta che il comandante si trovasse sulla plancia di comando al momento dell’impatto e ha fatto una manovra di avvicinamento alla costa troppo azzardata, in un’area dove ci sono fondali scoscesi ma comunque segnalati sulle carte nautiche”. Confermati altri particolari già emersi in questi giorni, come l’abbandono della nave quando c’erano parecchi passeggeri da portare in salvo.

I dispersi. Al momento risultano 29 dispersi, ha comunicato il prefetto di Grosseto, Giuseppe Linardi. Le nazionalità sono state rese note dall’unità di crisi: si tratta di sei italiani, 14 tedeschi, 4 francesi, un ungherese, due statunitensi, un indiano e un peruviano. Di questi quattro sono membri dell’equipaggio: un italiano e i cittadini di India, Ungheria e Perù. L’unità di crisi del ministero degli esteri tedesco ha detto oggi che i dispersi tedeschi al momento sono 12, ma gli incaricati del ministero stanno ancora cercando di rintracciare alcune persone attualmente irreperibili, il cui numero non è stato specificato.

Il bilancio è stato a lungo incerto: questa mattina il procuratore di Grosseto Verusio aveva ipotizzato un numero maggiore, rispetto alle cifre indicate ieri. A Radio anch’io aveva detto: “parlare di 15-20 dispersi è un numero abbastanza piccolo”. Certo è che le prime operazioni di identificazione, in una fase così concitata come il naufragio della nave, sono necessariamente imprecise. “Sei di questi sono italiani”, dice Linardi. Più difficile fare il punto sugli stranieri, che erano tanti a bordo della Costa Concordia. “Le quattromila persone che erano sulla nave – ha detto ancora Linardi – non erano in possesso di documento di riconoscimento per cui i nominativi sono stati presi chiedendoli direttamente alle persone, con eventuali errori che sono inevitabili”.

(17 gennaio 2012) Da Repubblica

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